Napoli e le declinazioni della gentilezza

Si stanno ormai avvicinando le vacanze natalizie.

Vi porto allora a fare un giro nei miei ricordi di un’estate. Napoli potrebbe essere un’idea per un viaggio proprio nei prossimi giorni, magari per fare un giro in via San Gregorio Armeno, la strada degli artigiani dei presepi.

“Attonita, affascinata, saltava con gli occhi dan una scena all’altra. La strada, senza marciapiedi, era, ai bordi, una serie ininterrotta di banchetti, illuminati da torce e lanterne colorate. Vi si vendeva di tutto a una folla rissosa e ingorda […] Sullo sfondo, nero immenso vicinissimo, il Vesuvio intento ai suoi infocati gorgògli [… ] La scosse la vocetta del vetturino, recitante con frenesia – Lo San Carlo. Lo palazzo reale. Santa Lucia. Lo Gigante. Lo San Carlo […] Ma qui non era come a Roma. Non aveva paura. La gente non mostrava aria cattiva; nonostante la povertà dell’esistenza, sembrava soddisfatta di stare al mondo. Le pareva, inoltre. di leggere negli occhi, nei gesti, semplice, superiore sapienza […] (Enzo Striano, Il resto di niente).

Negli ultimi anni ho visitato diverse città, ho incontrato persone, ricevuto cortesie, ma a Napoli ho ritrovato l’autentico senso dell’ospitalità, dell’amore verso la propria città. Ho visto la disponibilità del passante che se si accorgeva di un turista in difficoltà sulla direzione da prendere, prontamente indicava il percorso migliore e consigliava la visita della chiesa vicina elencandone le sue bellezze; del negoziante che regalava, con la mozzarella acquistata, un chilo di ricotta, o di quello che faceva assaggiare tutti i suoi Limoncelli mettendo a rischio la sobrietà dei clienti.

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La nonna portinaia

Quella volta in cui mi pronunciai contro la guerra.

Durante la mia infanzia, soprattutto quando ero ancora piccina, passavo molte ore della mia giornata con i nonni che erano i portinaia dello stabile nel quale abitavo.
Tanti sono i ricordi legati ad episodi di vita di quegli anni. Lui era un uomo magro, con dei bei baffoni e una piccola pelata sulla testa che io regolarmente annaffiavo confidando in una ricrescita dei capelli, gli dicevo sempre di aspettarmi perché quando sarei diventata grande lo avrei sposato. Lei era invece un donnone, aveva occhi di ghiaccio, grigi come i capelli che portava, accanita fumatrice, non era esattamente una lady per modi e parole. Proveniva da una famiglia povera, era stata una mondina, aveva vissuto la guerra, ed era arrivata in città con niente e un paio di zoccoli ai piedi. Continua a leggere “La nonna portinaia”

Fermo immagine

Nel continuo divenire della nostra storia, ricerchiamo costantemente quel qualcuno o quel qualcosa che sia felicità.

Ascoltando una vecchia registrazione di Tiziano Terzani, rifletto sulla differenza tra l’essere felici e l’essere contenti. Mi accontento perché sono appagata, percepisco calma, quiete, appagamento.

Ognuno ha bisogno di sentirsi contento, ma è anche naturale ricercare la felicità.

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