Gettali a casa tua!

Fumatore che ti senti defraudato dal diritto di fumare dove ti pare e non vuoi sentir ragioni sul danno che il fuma fa…

fuma! (Chissenefrega!)

Getta però i mozziconi di sigarette nei contenitori dell’immondizia e non sul marciapiede, sulla spiaggia, nel prato, in tutti i mari , in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo…ops questa era una canzone Continua a leggere “Gettali a casa tua!”

Miss Gaya 2018

Una questione di rispetto

Questo è il nome di un concorso di bellezza dedicato alle donne omosessuali, tenutosi alcuni giorni fa.

Leggendo questo titolo e capendo a chi era rivolto ho provato un senso di fastidio… no, no, non per il popolo “gayo” ma per il senso di questo concorso.

Ricordo una serie in cui una improbabile mamma dal nome Iva Zanicchi spiegava ad un’amica di avere un figlio “gayo” e se il personaggio strappava un sorriso in questo contesto mi pare che si cada nel ridicolo. Continua a leggere “Miss Gaya 2018”

Bisogno di amicizia

Con una persona amica ci si dovrebbe sentire liberi di essere solo quello che si sente di essere.

Di cosa si avrà bisogno?

Di parità: si viene accettati e si accetta, senza ruoli, dando il tempo che si vuole offrire. Senza l’ansia di dover apparire brillante, di dover fare attenzione a non superare quel tanto che possa oscurare chi ci è vicino. Senza applicare sempre il verbo fare perché bisogna organizzare e coinvolgere.

Non ci si inganna, non si mostra soltanto il meglio di sé, ma anche quella parte che ha bisogno di attenzione perché fragile ed insicura.

Si ha bisogno di amicizia quando sì è stanchi di stare in vetrina, quando si dimenticano le battute di scena, quando non si è in grado di sintonizzarsi con il mondo.

Quando si è felici tanto da aver paura di confessarlo, quando si ha un’idea di cui essere gelosi, quando si ha bisogno di essere ascoltati, fino in fondo, profondamente e… Continua a leggere “Bisogno di amicizia”

URLA LO SMARTPHONE

Oggetto amato e odiato.

Il mio primo cellulare mi era stato regalato, era di seconda mano, per la forma e il peso ricordava la cornetta di un citofono, era un’arma contundente che avrei potuto utilizzare in caso di pericolo!

Mi piaceva l’idea di poter telefonare in caso di necessità, libera da gettoni e monetine, e di poter essere rintracciata poiché la mia prima figlia era ancora piccina.

Ora i cellulari sono diventati dei veri e propri pc portatili, spesso devo ricorrere per tutte queste cose tecnologiche alla figlia adolescente che non ha il pollice verde, ma il pollice tecnologico! Quando chiedo il suo aiuto mi guarda con velata commiserazione. Continua a leggere “URLA LO SMARTPHONE”

Le due facce della medaglia

genitori-e-figli

Faccio parte di quella categoria di persone che parlano da sole. E’ un’abitudine che risale ai tempi della scuola, quando ripetevo la lezione a voce alta. Nel tempo ho mantenuto questa abitudine per… litigare con chiunque ed avere ragione, spiegare le mie motivazioni, fare il punto della situazione e capire se ho capito. E’ un sistema che mi aiuta a mantenere la concentrazione, mentre, se penso in silenzio, tendo a distrarmi. A questo punto, giustamente, qualcuno potrebbe pensare che sono strana, ma non è questo il momento di discuterne :-).

L’altro giorno, non ricordo per quale motivo, mi è tornato in mente un episodio avvenuto l’estate scorsa, quando sono andata a Londra in visita ai miei “bambini”. Eravamo a tavola e si scherzava sul fatto che il loro padre ancora non si era convinto che anche il più giovane dei nostri figli avesse deciso di NON tornare più in Italia; la fidanzata del più grande, con fare un po’ saccente, affermò che era brutto che noi esternassimo questi pensieri con i nostri figli: “pensa come si sentono!!”. A quel punto ho preferito lasciar cadere il discorso: non è semplice spiegare che i genitori sono prima di tutto esseri umani con le loro debolezze e che, se si vuole essere trattati da adulti, bisogna essere capaci di ascoltare gli altri e comprenderne gli stati d’animo.

Riflettendo su questo  – ed altri episodi simili – ho cominciato a spiegare al mio invisibile interlocutore, sempre a voce alta, che in fondo è comprensibile questo loro modo di pensare: sono giovani ed hanno una visione parziale di quelli che sono i rapporti genitori figli. Loro sono figli e possono solo immaginare cosa significhi essere genitori, noi siamo genitori ma sappiamo anche cosa significhi essere figli.

Mi è venuta in mente una medaglia: la facciata che vediamo è quella dei figli, la nascosta è quella dei genitori.

I figli guardano la loro facciata e la vedono bellissima e pensano di averla disegnata loro, quella dei genitori non la vedono ma “sanno”, a prescindere, che loro l’avrebbero disegnata meglio.

I genitori guardano la facciata dei figli e la vedono bellissima e sanno di averne disegnata una bozza che i figli stanno perfezionando, poi guardano la loro facciata e sanno, a prescindere, che avrebbero potuto disegnarla meglio.

Tsukumogami 付喪神

Gli spiriti delle cose.

Da bambina parlavo con le mie bambole, giocavo con i giocattoli o gli oggetti che man mano la mia fantasia trasformava in qualcosa di animato. Non mi piaceva fare il riposino pomeridiano al quale mi obbligavano la mamma o la nonnina che si occupava di me – ho avuto schiere di nonne – , quindi il mio letto diventava un palcoscenico e la coperta il mio abito da sera.

In seguito il film di animazione  “Toy story” mi ha aperto un mondo, con fatica ho gettato giocattoli ormai inutilizzabili, il più delle volte li ho riciclati o sono finiti in solaio, così tra loro si fanno compagnia. Qualcuno è comunque rimasto qui in casa e nessuno della nostra famiglia ormai osa disfarsene, saranno l’eredità di eventuali futuri nipoti.

Insomma per me gli oggetti hanno una forma di anima, sono vissuti con me, mi sono stati utili e quindi qualcosa di mio è passato a loro, così come qualcosa di chi me li ha regalati o semplicemente prestati. Continua a leggere “Tsukumogami 付喪神”

Discorsi al semaforo

Come al solito io non cammino, corro, quasi mai riesco a mantenere un’andatura da “passeggio”.

Ovviamente mi fermo ai semafori e mentre aspetto il verde, talvolta mi ritrovo ad ascoltare stralci di discorsi altrui.

L’ultima volta due signore di una certa età che avrebbero potuto avere gli anni della mia mamma, si lamentavano della mancanza di rispetto nei confronti degli anziani da parte delle giovani generazioni; erano appena scese da un tram, reputo quindi che nessuno si fosse preoccupato di cedere loro un posto a sedere. Si lamentavano del fatto che loro che avevano vissuto una guerra, che non avevano potuto studiare e non avevano avuto molto, erano state ragazze più educate dei ragazzi di oggi, che studiano e hanno tutto. Continua a leggere “Discorsi al semaforo”

Non sono profiteroles

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Sono trafelata, cammino con la borsa a tracolla, i sacchetti della spesa – sempre troppo pesanti – l’ombrello perché non si capisce se vale la pena ripararsi o no da queste gocce di pioggia… e all’ultimo minuto sul marciapiede davanti casa, vedo e schivo delle belle montagnole posizionate quasi a regolare distanza l’una dall’altra.

Sono sassi?

Noo

Sono palline che un bambino ha smarrito?

Ma neanche per idea.

Sono profiteroles?

Magari!

Si tratta di: pupù, popò, cacca, cacchina…caccona!

Ora mi odieranno tutti coloro che hanno un cane, l’amato cane, che d’altronde ha il sacrosanto diritto di espletare tutte le sue funzioni corporali.
Non parliamo di pipì, ruscelli di pipì, che formano laghi per dare una visione poetica della cosa.
Molti padroni, chiamiamoli parenti se padroni suona male, spesso amano il loro cane più di un essere umano perché possono comportarsi come meglio credono e vengono comunque ricambiati da sincero e incondizionato amore, mentre un umano ti manda anche a quel paese, si proprio quello lì in cui manderei loro, magari portandosi dietro i sacchetti con gli amati escrementi, perché mai abbandonarli?

Eppure anche io ho avuto in famiglia un cane, che abbiamo molto amato, ma quando si usciva ci si armava di palettina con tanto di sacchettino e si tirava su quanto veniva espulso, si faceva attenzione a tenere il cane sul lato esterno del marciapiede, onde evitare di innaffiare portoni e negozi. Ci vuole molto sforzo? Evitare che la gente ci finisca sopra per sbaglio, che il tutto non si attacchi alle ruote di un passeggino è così difficile?
In genere non si impone agli altri di pulire la propria casa, di lavare i proprio bucato, di lavare la propria auto. Forse sono poi proprio quelli che mentre lavano i vetri dell’amata berlina, imprecano contro i colombi e i teneri uccellini a causa della loro cacchina.
Troviamo una soluzione, che facciano defecare il loro cane sotto il loro balcone, all’entrata del loro portone, sulle ruote della loro auto, così forse comprenderanno se questo loro amore è così smisurato…e tollerante!

Cara Cassandra,
come ti capisco!!! Ricordi anche tu il mio amato cagnetto dalle gambe storte che tanto affetto ci ha dato, a volte anche immeritatamente? Non c’è più da tanto tempo e mi manca ancora eppure, se mi guardo attorno, non posso non restare basita da questo strano rapporto tra umano e cane. Come te penso che sia troppo comodo volere un animale ma imporre il lato sgradevole di questo rapporto anche a chi non ne sente la necessità. Ricordo che quando i miei cuccioli bipedi protestavano di voler fare la pipì fuori dalle mura di casa, scattava la frenetica ricerca di un luogo appartato, possibilmente verde, ehehe a volte un tombino, per far fare il bisognino al bambino di turno… il tutto con un qual certo senso di colpa e un po’ di vergogna. Oggi assisto all’indifferenza con cui “tutti” i “genitori” di cani (sempre più spesso sento dire “Bruno vieni da mamma” al bassotto di turno) lasciano che il piccolo annaffi il muro esterno di casa mia: ok è esterno e sulla strada, ma in caso di ristrutturazione pago io non la collettività!! Qualche anno fa questo problema non era così evidente perché ancora il fenomeno non era così esteso, ma quando passeggio per il centro storico del mio paese, con il bel pavé della mia via, non è piacevole sviare le colate che ormai hanno segnato la pietra e il tanfo in certe giornate. Ma ancora di più mi destabilizza guardare nugoli di comari raccolte intorno ai loro “pargoli” emettere gridolini di piacere, parlar loro con vocine leziose e dispensare frasi d’amore e ammirazione che un paio di decenni fa si elargivano davanti al passeggino dell’ultimo nato nella famiglia… e non era peloso! E ancora oggi, anche se con 40 gradi all’ombra, si costringono i neonati a sopportare quel fastidioso pannolino plastificato, perchè non sporchino le amate lenzuolina, ma nello stesso tempo via libera a cani e gatti. Ho deciso che quando diventerò nonna porterò mio nipote ad innaffiare il muro di quella tipa che tutte le mattine lascia che il suo alano scarichi tutta la vescica sul muro del cartolaio sotto casa mia! E se qualcuno dovesse reclamare risponderò come mi ha risposto una conoscente: “… ma il mio è piccolo!”
Sibilla
NB: ovviamente tutti i genitori di cani risponderanno “non siamo noi, sono i soliti maleducati”, ma io SO che tutti, almeno una volta, si sono voltati dall’altra parte e nella quantità….
PS:… io adoravo i Profiteroles!

Una questione di numeri

146 amici, 587, 1560, sempre di più! Caspita!

Io non ho tutti questi amici su Facebook, né followers su Instagram o Twitter e chissà quale altro social.

Ma ho le mie amiche!

Non credo ai numeri, la storia dei miei voti di matematica in pagella purtroppo lo conferma, credo al valore che possiamo dare a questi numeri.

Desidero continuare ad avere fiducia nei mezzi che possono aiutare a connetterci, ma come già mi sono espressa, ho l’impressione che quello che era un tramite, sia ormai diventato un limite, un meccanismo del quale abbiamo perso il controllo. Continua a leggere “Una questione di numeri”