Carlevè ed Turin

E siamo a Carnevale

Devo dire che questa festa che sa di scherzi ed allegria, non esercita più su di me la sua attrazione. Però in questi giorni mi ritrovo a ricordare quando non era così e attendevo con ansia che arrivassero le giostre a Torino, nell’ampia e centrale Piazza Vittorio Veneto.

Il centro città cambiava atmosfera, anche perché quando ero ragazzina, non mi rendevo pienamente conto della bellezza particolare di questa città che mi appariva troppo tranquilla, quasi noiosa. Molti non saranno di questo avviso, soprattutto i nostalgici della vecchia Torino, ma a me piace questo presente, la confusione, i rumori, la movida dei giovani…a differenza dei miei coetanei, non dico: ah come erano belli i miei tempi! Io amo anche questi, con tutte le contraddizioni che ne conseguono.

Febbraio era il mese del travestimento

ma mia madre temeva sempre che mi raffreddassi. Sotto il mio bel kimono da Geisha o l’ampio abito bianco da dama – un abito che rimaneva ampio perché aveva dei maledetti cerchi che si staccavano sempre -, mi faceva indossare spesse maglie, calzamaglia e tutto ciò che poteva infilarmi.

Abbandonai quindi presto le maschere per girare liberamente con le amichette, dopo la scuola, quando ancora c’era il sole, perché comunque le temperature non erano ancora primaverili e con le mille lire che racimolavamo, scappavamo in piazza per scegliere su quali attrazioni salire. Non sono mai stata particolarmente spericolata e coraggiosa, quindi mai castello delle streghe se non con occhi ben chiusi, né la piovra che faceva girare la testa. Il massimo dell’adrenalina me la concedevo con il classico Tagadà…ve lo ricordate?

Ho dato le mie testate sugli specchi del labirinto e soprattutto sono stata spettatrice di spettacoli alquanto strani. Allora c’erano: la donna barbuta, quella che aveva tentacoli da piovra, quella che ballava con i serpenti o con dei neon colorati, poi c’erano l’uomo forzuto e i motociclisti che facevano acrobazie dentro una sfera di metallo. Quando ripenso a quelle esibizioni, mi vengono in mente certi vecchi film e una serie TV molto particolare: Carnivale.

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Che emozione poi avere la possibilità di vedere la piazza di sera, con le giostre illuminate da mille luci intermittenti, il suono di musiche diverse, il rumore dei barattoli che cadevano colpiti dalle palline o dai fucili ad aria compressa, il profumo delle nocciole tostate e dello zucchero filato rosa che solo a guardarlo i denti si cariavano.

Dopo alcuni anni tornai a travestirmi e così la compagnia di amici che frequentavo. Mi trasformai nella cantante Lene Lovich.

Mi piaceva molto la sua estrosità, ho messo in crisi chi voleva capire chi fossi. Girammo per il centro città conciati in modo diverso, non ricordo ormai gli altri costumi, erano tutti rigorosamente “fai da te” . Il più originale, tanto che provocò molte risate, fu quello di un amico che si fasciò completamente, una mummia che man mano che avanzavano le ore della sera, perdeva tutte le bende. Rimase in maglietta e jeans, non faceva esattamente caldo.

Nel 1986 le attrazioni vennero trasferite fuori dal centro per motivi di sicurezza

A distanza di tempo, ormai sposata e mamma della mia prima figlia, partecipai con Gabriella per alcuni anni ad alcune feste che organizzò un nostro amico. Sono stata: una corsara, Morticia Addams, un leopardo, una sirena, il presentatore del Circo con tanto di cappello a cilindro e nell’ultima festa, camuffai il pancione per la mia seconda figlia sotto un abito che mi trasformò in una maga. Furono feste molto divertenti, tutti noi partecipanti cominciavamo ad essere nella fase dei ricordi e quindi la musica che si ballava era rigorosamente anni ’80.

Il fascino delle giostre nel centro città non penso l’abbiano mai compreso le mie ragazze o chi non ha vissuto quegli anni, anche perché ormai sono nati tanti parchi divertimento in Italia e all’estero e io e la mia famiglia abbiamo più volte visitato Gardaland, Mirabilandia, Disneyland. In questi parchi, curati nei minimi particolari e che ogni anno regalano novità, si viene immersi completamente in un mondo fantastico e fa sorridere pensare al mio semplice Tagadà o alla donna barbuta.

Ma lì avevo altri occhi…

Crociera sul Nilo

I momenti speciali della vita.

Sto guardando un programma di viaggi in televisione. L’argomento di oggi è l’Egitto e questo è un luogo che risveglia in me ricordi indimenticabili.

La crociera sul Nilo è stato il mio “viaggio di Nozze”. Trent’anni fa non era così usuale poter fare un viaggio di quel genere per cui ci sentivamo molto fortunati ad organizzarlo e per entrambi rappresentava la prima grande esperienza fuori Italia e la prima volta in aereo.

Inutile dire che fu indimenticabile: se gli Stati Uniti mi hanno sbalordita per la grandiosità della natura, l’Egitto lascia senza parole per l’enormità del genio umano in un epoca in cui gli strumenti erano molto diversi da quelli attuali. Continua a leggere “Crociera sul Nilo”

Per non dimenticare

Campo di concentramento di Dachau

Un paio di anni fa con famiglia ed amici mi recai in vacanza in Baviera La Baviera. Per un paio di giorni ci fermammo nella zona di Fussen , Castelli da fiaba, poi ci spostammo vicino alla cittadina di Dachau per scoprirne i dintorni e naturalmente Monaco di Baviera.

Furono giorni divertenti, visitammo ridenti località e la città di Monaco che ci colpì per le sua bellezza e per la giovialità dei suoi abitanti.

Quando ci spostavamo in auto, spesso ci ritrovavamo a percorrere l’esterno del campo di concentramento di Dachau. Ricordo che fissavamo sempre silenziosamente il luogo perché in quei giorni di vacanza spensierata, ci rammentava qualcosa di terribile. Continua a leggere “Per non dimenticare”

L’alta moda a Torino

Le Caterinette

Come ben sapete io e Marinella siamo di Torino. Notizie sulle bellezze artistiche di questa città, se ne possono trovare a bizzeffe, tante nostre conoscenze “di penna” (meglio “di tastiera”) trattano l’argomento in maniera completa ed esaustiva.

Io invece vorrei farvi conoscere una città… che non c’è più… Continua a leggere “L’alta moda a Torino”

Un “Puerto de Amistad”

Un messaggio da lontano

Oggi ho ricevuto questa bellissima mail da amici che vivono lontano, in un paese meraviglioso, ricco di umanità e purtroppo di problemi: Cuba. Eppure riescono sempre a trovare parole che scaldano il cuore e fanno riflettere.
Ve le lascio in spagnolo, perché credo siano di facile interpretazione e per mantenere l’autenticità di questo augurio che è arrivato a me e che giro a tutti voi a nome di Menti Vagabonde.

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Che la fortuna ci sorrida!

Siamo scaramantici?

Forse ognuno di noi ogni tanto compie un gesto scaramantico, quasi senza accorgersene, automaticamente. Così come qualcuno si sarà ritrovato a scegliere un oggetto, magari strano, inusuale o invece addirittura banale, come piccolo portafortuna personale, da conservare in borsa o in un taschino della giacca.

Perché ho un pulcinella sul mio albero di Natale?

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Garbuiella o Berlusca?

I soprannomi dell’infanzia

La nostra era una borgata ai piedi del paese con un unico negozio che vendeva un po’ di tutto, la cui insegna, se mai ci fosse stata, era: “Tina d’la butega” (la bottega di Tina… più o meno).

– “Vado a prendere il pane da “Tina d’la butega”
– “Vai a comprare il sapone da “Tina d’la butega”

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Di chi aver paura?

Quando ero ancora una bambina non sapevo proprio cosa fosse Halloween, non si scherzava molto in occasione della festa di Ognissanti e della commemorazione dei defunti.

Una nonnina vicina di casa usava apparecchiare il tavolo con un posto in più, mettendo delle castagne in un piatto per ricordare chi non c’era più. Negli anni poi qui in Italia si è cominciato a far nostra anche questa festa. In effetti ha un suo fascino questa ricorrenza di origine celtica, che poi è stata trasformata in qualcosa di più commerciale, come tutto viene trasformato ormai dall’era “moderna”.

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Tempo di vendemmia

Io sono la cittadina di questo duo che è menti vagabonde, una parte dei miei ricordi bucolici risale ad alcuni momenti trascorsi nella casa dei nonni di Gabriella.

Entrambe abbiamo avuto un parente centenario, io una nonna e lei un nonno. Quando l’ho conosciuto era già molto in avanti con gli anni, ancora oggi non saprei descriverne le caratteristiche fisiche se non che non fosse molto alto e avesse una magra corporatura. La mia immaginazione lo aveva associato alla tipica figura del vecchietto di molti film western, quello che parlava con la pipa in bocca, fischiettando un po’ e sentendo poco. Ora non so se effettivamente suo nonno fischiettasse parlando, ma quasi sicuramente non sentiva più molto bene. Continua a leggere “Tempo di vendemmia”