Una vita in 40 scatoloni!

(Continua da “Una vita in 50 scatoloni!“)

Al primo piano ci sono le camere da letto ed una stanza adibita a ripostiglio e lì ci sarà da ridere.

Entro nella mia camera da letto: sicuramente prendo il mio portagioie e chincaglieria varia perchè la maggior parte delle mie collane, orecchini e bracciali sono frutto di regali e perchè, insieme ai miei due profumi, non posso farne a meno.

Apro gli armadi e non credo sarà un grosso problema: sono pieni di “lo tengo se mai dimagrissi”. Ci sono una ventina di capi “must have”, i miei comodi jeans e alcuni maglioncini che amo particolarmente, il problema sono le scarpe, credo ne prenderò almeno la metà. Con mio marito la scelta è ancora più facile: posso prendere tutto, non occuperà molto posto… e poi lui è ancora in garage! Continua a leggere “Una vita in 40 scatoloni!”

Una vita in 50 scatoloni

… e se toccasse a me?

Qualche giorno fa, al telegiornale è passata la notizia che finalmente gli sfollati del ponte Morandi di Genova potevano tornare alle loro case per circa due ore, con cinquanta scatoloni, a prendersi tutto ciò che ritenevano necessario.

Una vita in cinquanta scatoloni. Caspita! Mi sono guardata intorno e mi sono chiesta: “e se toccasse a me, cosa prenderei?” Continua a leggere “Una vita in 50 scatoloni”

Amiche per sempre

Quando un grazie è troppo poco

Qualche giorno fa io e Marinella abbiamo pranzato assieme a casa sua. E’ stata una giornata serena, calda e rilassante.

Per me questo non è stato un anno semplice e probabilmente ci vorrà ancora del tempo prima che possa dire: “anche questa è passata!”, ma nello stesso tempo ho la fortuna di avere molte amiche che mi sostengono e una in particolare che sa sempre dire le cose giuste e dare la giusta proporzione alle cose.

Ero rientrata da pochi minuti a casa quando il cellulare mi ha avvisato dell’arrivo di un nuovo messaggio: era di Marinella. Continua a leggere “Amiche per sempre”

Musicoterapia

La cura dell’anima

Nella mia vita la musica è stata una presenza costante e insostituibile. Ha rappresentato momenti di gioia, disperazione e di crescita in generale.

Negli anni le varie tracce hanno dato vita ad un concerto che risveglia in me ricordi insostituibili.

La prima è stata una canzone di Mina del 1967: ho il flash di una biondina che cantava a squarciagola “quando la banda passoooo!!”, anche se il mio primo grande amore nacque nel 1969 quando Massimo Ranieri cantava “Se bruciasse la città”. Ammetto che ancora oggi ho un’ammirazione infinita per questo bravissimo e poliedrico artista (ed è sempre un bell’ometto). Continua a leggere “Musicoterapia”

Altri-Menti!!

Io sono vero/a – Io sono fatto/a così

Quante volte l’ho sentita questa frase! A volte in un unico concetto, altre in due idee separate: l’una sottintendeva l’altra. Ma come dice Meryl Streep in un noto post di Facebook (certe volte lo dicono anche altri personaggi famosi “overanta” 😉 ), ho ormai un’età che proprio non ne ho più voglia di ascoltare certe castronerie!! E diciamocelo: “Sei fatto/a così? E un bel chi se ne frega?” oppure mi dici: “Se ti piace io sono così altrimenti…” –  “ecco… appunto… altrimenti”. Continua a leggere “Altri-Menti!!”

Amiche in viaggio

Frida Kahlo

Come i bambini un po’ stanchi e imbronciati perché il giro alle giostre è terminato, così sono io questa sera dopo aver trascorso due giorni insieme a Gabriella e alle nostre amiche.

A volte non è necessario andare molto lontano, cercare città nuove o lidi sconosciuti per staccare dalla routine quotidiana.

Così terminate le corse per lasciare in ordine la propria casa, la lavatrice in funzione per l’ultimo lavaggio, la pappa per il gatto di un’amica, qualcosa in frigorifero per la cena con sottofondo di figlie che ti rimproverano di voler sempre avere il controllo – un pochino avranno pur ragione, ma intanto oggi il frigorifero piangeva letteralmente – sono scappata a casa di Gabriella per una serata tutta al femminile. Continua a leggere “Amiche in viaggio”

Chissenefrega!

Elucubrazioni mentali sugli anni scritte all’amica.

Si aspetta il primo ciclo per sentirsi finalmente donna, il primo bacio per scoprirsi innamorata, si attendono i diciott’anni per avere la patente, il primo lavoro per ritenersi indipendente, il primo vagito di un figlio per sentirsi infine mamma. Si aspettano gli anni a tutto tondo, i quarant’anni forse per comprendere di più il mondo.

Così come si attenderanno gli anni successivi, che arriveranno sullo stesso volto, gli stessi occhi, gli stessi gesti e gli stessi pensieri. A volte affliggeranno, come la fine di una bella giornata, di una vacanza o di una speranza e il trascorrere del tempo sembrerà più veloce, non si potrà ancora rinviare, delegare, giustificare.

Tuttavia gli anni non saranno una linea di confine, ma un passaggio. Ogni nuovo capitolo sarà solo l’inizio della scrittura, varrà la pena viverlo appieno, senza più le pene dell’adolescenza, le incertezze della gioventù, le ansie degli obiettivi. Continua a leggere “Chissenefrega!”

Di domenica mattina

Una domenica mattina autunnale.

La domenica mattina ha sempre un’atmosfera particolare. Le case sono più silenziose, così come le strade di una qualsiasi città.

È un silenzio diverso, le porte vengono chiuse lentamente, i passi sono più leggeri. Si sente qualche voce, un sommesso saluto arriva. Ma non ci sono più i rumori della notte, i ragazzi ormai dormono pieni della loro musica, di birra e tanto rumore.

Il tuo caffè ha un sapore diverso, puoi non guardare la televisione, puoi sfuggire ai titoli catastrofici dei quotidiani, ai commenti delle notizie sportive, alla tazza di caffè che hai appena rovesciato, al cellulare che hai dimenticato di mettere in carica. Puoi dimenticarti di guardare nervosamente l’orologio, puoi non arrabbiarti per il bagno occupato.

Puoi rimanere in bilico tra il giorno e la notte che hai lasciato, durante la quale hai dormito o forse hai vissuto.

Mentre gli altri dormono ancora, senti il leggero ticchettio dell’orologio mischiato a quello delle gocce di pioggia, perché ora piove, tra il suono dei messaggi che puoi ancora non leggere, la macchia di caffè sul pavimento, la televisione spenta e il bagno libero.

Puoi stare lì, indecisa sul da farsi, come l’ultimo romanzo accanto a te.

In bilico tra la serenità di un pigro risveglio festivo e la necessità di mettere in atto dei movimenti per iniziare la giornata, dovrai pure fare una doccia, vestirti, preparare qualcosa da mangiare, uscire.

Non sai se annoiarti, angustiarti per il tempo che hai sprecato oppure gioire per quello che non hai ancora vissuto.

Di domenica puoi mettere il piede in due staffe, tra il sabato e il lunedì, tra giorni di attività frenetica e il vuoto da riempire con l’azione o l’inerzia.

Godendo di tutto questo.

Quasi fregandotene di tutto e di tutti.

Ora hai già scritto troppo, posa la penna, il foglio, spegni il computer, prepara un altro caffè.

Intanto ascoltavi i Queen