Oceani dentro di noi

Shantaram – Gregory David Roberts

“Ma in un certo senso si può dire che anche se abbiamo abbandonato il mare dopo milioni d’anni di vita nelle sue profondità, l’oceano è rimasto dentro di noi. Quando una donna porta in grembo un bambino, lo fa crescere nell’acqua, e l’acqua nel suo corpo è quasi identica a quella del mare, contiene quasi la stessa quantità di sali. La donna crea un piccolo oceano nel proprio corpo. Ma non solo. Il nostro sangue e il nostro sudore hanno quasi la stessa composizione dell’acqua di mare. Portiamo oceani dentro di noi, nel nostro sangue e nel nostro sudore. E con le nostre lacrime, piangiamo oceani”.   

 

Immagine di copertina: Calare del sole a Pourville, in mare aperto – Claude Monet

Vagabonde da Monet

claude-monet_donna-con-il-parasole-girata-verso-destra-_mostra_torino_due-minuti-di-arteDomenica mattina, siamo pronte per andare a vedere “Monet dalle collezioni del Musée d’Orsay” alla Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Ci siamo organizzate, per evitare lunghe code, poiché è la mostra più visitata d’Italia, abbiamo effettuato la prenotazione online. Piccolo disappunto, constatiamo che viene addebitato il costo della stampa del biglietto…anche se viene effettuata da casa con la propria stampante. Purtroppo una coda ci aspetta comunque, il problema è che a noi italiani non piacciono le code in linea retta, tendiamo alle curve, anzi alle miste, abbiamo uno spirito creativo, tracciamo linee e cerchi alla Kandiskij, occupiamo lo spazio che ci circonda e riusciamo a chiacchierare persino con la persona che si trova nella posizione più distante.

Finalmente entriamo nell’atrio, mantenendo sempre, assieme ai compagni di coda, una forma indefinita, le transenne avrebbero avuto un loro perché, il personale, gentile, ci vista il biglietto, senza verificare se effettivamente abbiamo la carta abbonamento musei, noi la possediamo realmente, ma gli altri… chissà, in ogni caso…si fidano!

Quando però accediamo alle sale, ci ritroviam11.-MONET-I-tacchini-1877o immerse in un altro mondo, i rumori si attutiscono, molti visitatori assumono un certo contegno, da esperti del settore, noi invece siamo soltanto delle “principianti” e quindi ogni tanto allunghiamo l’orecchio per ascoltare le spiegazioni di una signora che pensiamo commenti con cognizione di causa. Nonostante la nostra “ignoranza”, siamo in grado di recepire la maestria, le passioni, i sentimenti che esse trasmettono. Certo che proviamo un pochino di invidia, infatti, con rammarico dobbiamo ammettere che non possediamo un’abilità artistica tale da sorprendere noi e soprattutto gli altri. Confessiamo di aver fatto qualche sorriso davanti al grande dipinto bucolico “I tacchini”, immaginavamo la difficoltà di collocare un quadro così grande e con quel soggetto nelle nostre casette, ma siamo state redarguite dalla figlia di una nostra amica…a dir la verità non siamo state le uniche alle quali è scappato un sorriso.

Siamo state conquistate da opere come “Colazione sull’erba”, “Donna con paramonet camille morte 5sole girata verso destra”, “Un campo di tulipani in Olanda”, “Rue Montorgueil a Parigi” e soprattutto  “Camille Monet sul letto di morte”. L’immagine di quel volto sottratto alla vita, che pare si stia dissolvendo, è stata fermata fra sfumature di colore e di luce e consegnata a questo mondo per sempre.


La fine del percorso espositivo è arrivata troppo in fretta, come consolazione…
magra, abbiamo acquistato qualche cartolina e un piccolo catalogo. Arrivederci Monet, ora dobbiamo prepararci per un prossimo appuntamento. Più i nostri occhi potranno posarsi sulla bellezza, più questa arricchirà ciò che è dentro di noi.