Che la fortuna ci sorrida!

Siamo scaramantici?

Forse ognuno di noi ogni tanto compie un gesto scaramantico, quasi senza accorgersene, automaticamente. Così come qualcuno si sarà ritrovato a scegliere un oggetto, magari strano, inusuale o invece addirittura banale, come piccolo portafortuna personale, da conservare in borsa o in un taschino della giacca.

Perché ho un pulcinella sul mio albero di Natale?

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Rosso tradizione

Un consiglio di Francesca di Relove per il prossimo Natale

Lasciamoci contagiare dall’aria frizzante e vivace che questi giorni di festa ci regalano, dal calore delle giornate più lente trascorse in compagnia della famiglia e degli amici.

Niente panico per il dress code: indossate qualcosa di rosso, con qualche luccichio, ma senza esagerare, già ci sono le mille luci dell’albero di Natale!

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Ecco un outfit da poter indossare ovunque voi siate, che sia la cena della Vigilia o il pranzo di Natale.
Gonna in raso nero con lunghezza al ginocchio, top nero con inserti di fili di lurex rosso, lucenti ma non invasivi e quindi perfetti anche di giorno, coprispalle in nuance.

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La bella Torino

Un luogo visitato durante una vacanza, diventa un ricordo che dà il via a tutta una serie di sensazioni che arrivano come onde che ci sfiorano, si ritirano, per ritornare nuovamente.

Mi piace raccontare cosa mi è rimasto dentro di uno scorcio di mare, di una strada assolata, di un palazzo antico. Mi piace ripensare ai miei passi su piazze affollate, scale maestose, vicoli nascosti. Ogni giorno percorro centinaia, migliaia di passi anche in posti a me familiari, che non richiedono un biglietto aereo o una guida turistica, perché sono zone che io conosco, nelle quali vivo.

Come potrei allora non parlare della mia città, di Torino

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Hai letto il messaggio?

Quanto ci sentiamo spontanei?

Non mi riferisco a ciò che scriviamo o leggiamo nel web, ma alla comunicazione nella sfera privata. Se è vero, è per me lo è, che il telefono di casa e poi negli anni a seguire lo smartphone hanno annullato le distanze e il tempo, è anche vero che sono aumentati i problemi che riguardano la privacy.

Utilizzo ogni giorno whatsapp perché mi permette di inviare messaggi ovunque, anche vocali se ho le mani impegnate o se sono di corsa, camminando velocemente farei stragi con il t9! Per non parlare poi delle immagini e dei video che posso scambiare con le amiche lontane e soprattutto con la figlia che si trova in un altro continente. Tutto bello, divertente e alla portata di tutti, caratteristica per nulla trascurabile!

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Oggi ho imparato

Quando i Social fanno scuola

Oggi, al posto del consueto articolo tecnologico, mi concedo un po’ di ironia… tecnologica.

In questi giorni ho imparato tanto seguendo i consigli sui Social.

Ho imparato che esiste una “Campagna per celebrare la bellezza delle smagliature” e che tante ragazze “le adorano”.

Ho imparato che “NON esistono regali per maschi o per femmine”, ma che siamo noi genitori a manipolare i gusti e le personalità dei nostri figli facendo regali “tendenziosi”.
Quindi essere omosessuali non è un fatto naturale, ma il risultato di una cattiva educazione? Sono confusa…

Ho imparato che “non è difficile trovare il clitoride”… al limite basta chiedere.

Ho imparato che è fondamentale  “PENSARE ogni giorno, ma soprattutto PENSARE BENE”.

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Questa vita cambierà

Dedicato ad una giovane amica

In questo nostro blog parliamo di donne, di amicizia e di come, spesso, si debba essere forti. Oggi vorrei parlare ad una giovane donna che sta passando un momento difficile e a cui voglio bene.

Spero che le mie parole possano regalarle un po’ di sollievo…forse faranno bene anche al cuore delle amiche di Menti.

Le dedico questa canzone che appartiene ad un mio caro ricordo. Avevo 15 anni quando l’ascoltai per la prima volta in un musicassetta registrata che mi era stata regalata da un amico e mi colpì. Tutte le volte che il mio cuore ha sanguinato (e sanguina) la canto per incoraggiarmi.

Oggi la canto a lei …

Napoli e le declinazioni della gentilezza

Si stanno ormai avvicinando le vacanze natalizie.

Vi porto allora a fare un giro nei miei ricordi di un’estate. Napoli potrebbe essere un’idea per un viaggio proprio nei prossimi giorni, magari per fare un giro in via San Gregorio Armeno, la strada degli artigiani dei presepi.

“Attonita, affascinata, saltava con gli occhi dan una scena all’altra. La strada, senza marciapiedi, era, ai bordi, una serie ininterrotta di banchetti, illuminati da torce e lanterne colorate. Vi si vendeva di tutto a una folla rissosa e ingorda […] Sullo sfondo, nero immenso vicinissimo, il Vesuvio intento ai suoi infocati gorgògli [… ] La scosse la vocetta del vetturino, recitante con frenesia – Lo San Carlo. Lo palazzo reale. Santa Lucia. Lo Gigante. Lo San Carlo […] Ma qui non era come a Roma. Non aveva paura. La gente non mostrava aria cattiva; nonostante la povertà dell’esistenza, sembrava soddisfatta di stare al mondo. Le pareva, inoltre. di leggere negli occhi, nei gesti, semplice, superiore sapienza […] (Enzo Striano, Il resto di niente).

Negli ultimi anni ho visitato diverse città, ho incontrato persone, ricevuto cortesie, ma a Napoli ho ritrovato l’autentico senso dell’ospitalità, dell’amore verso la propria città. Ho visto la disponibilità del passante che se si accorgeva di un turista in difficoltà sulla direzione da prendere, prontamente indicava il percorso migliore e consigliava la visita della chiesa vicina elencandone le sue bellezze; del negoziante che regalava, con la mozzarella acquistata, un chilo di ricotta, o di quello che faceva assaggiare tutti i suoi Limoncelli mettendo a rischio la sobrietà dei clienti. Continua a leggere “Napoli e le declinazioni della gentilezza”

Una giovane madre eritrea

Sin da quando ero bambina, il mese di dicembre è per me sinonimo di festa.

Anche senza avere grandi possibilità economiche, ci sono sempre state: le luci, un presepe, le pecorelle, la scoperta di un regalo nascosto sotto al letto. Una volta diventata adulta, ho sempre cercato di creare nella mia famiglia un’atmosfera gioiosa, serena, perché al di là della religione e del denaro che ognuno può spendere, la natività per me ha il valore della famiglia e soprattutto della condivisione. Un piccolo gesto verso chi ci è accanto e verso il prossimo è soprattutto un regalo che facciamo a noi stessi.

Facevo queste riflessioni proprio alcune sere fa…

Sto guardando una trasmissione che seguo abitualmente il venerdì. La giornalista mostra i filmati di una sua inchiesta girata nei centri di detenzione in Libia. Gli uomini chiedono di essere ascoltati, chiedono a lei di portare la loro voce, la loro richiesta di aiuto.

Nell’ultimo servizio intervista una giovane donna eritrea, ormai da quasi un anno e mezzo è bloccata in Libia con il marito e la figlia. Non riescono ad andare via, non hanno passaporto né denaro, lei non se la sentirebbe comunque di partire via mare, il viaggio non sarebbe sicuro, la sua creatura è così piccola. Il suo sogno è quello di andare via e di poter studiare, e che naturalmente un domani possa farlo anche sua figlia. Vorrebbe diventare un’infermiera, perché ha visto morire troppe donne di parto.

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Grace Murray Hopper

Il capitano di Marina esperto di linguaggio informatico

Parliamo di una donna piccola e minuta (non superava i 45 chilogrammi di peso) che ha saputo influenzare in maniera determinante la storia della programmazione, grazie alla sua curiosità e alle innate capacità di analisi e deduzione.

Nasce a New York il 9 dicembre 1906 ed è passata alla storia per aver realizzato un linguaggio di programmazione indipendente dalla macchina che lo ospitava: il Cobol. Inoltre ha gettato le basi per l’eliminazione dei bug informatici (errori di funzionamento) attraverso analisi periodiche e continue.

Già da bambina dimostrò una particolare curiosità, infatti a sette anni decise di smontare sette sveglie per capire  come funzionassero e a che cosa servissero tutti quegli ingranaggi.

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Natale sta arrivando

Attenzione all’ansia

Prima della festa, delle immancabili luci, del panettone troppo dolce, del torrone spacca denti, delle candele che colano sulla tovaglia ricamata, c’è sempre quella malinconia che forse prelude al sorriso.

Quanti sono i giorni di festa che abbiamo accantonato nella memoria, che ormai ci si rassegna a non ritrovare più e quanti invece proprio perché sono ancora lì, anche loro sono ormai irripetibili?

I bambini sono cresciuti, gli adolescenti pure, alcune persone ci hanno lasciato, malgrado loro, altre hanno scelto l’assenza invece della costante presenza.

C’è sempre un po’ di ansia, di aspettativa, come alle prove di una grande ennesima rappresentazione che a volte è noiosamente ripetitiva ma della quale non si può proprio fare a meno.

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