È di nuovo notte

Avevo una terra, cercavo una nuova terra. Terra nella quale affondare le mie mani e i miei piedi, dove far crescere frutti, dove far crescere come fiori i miei figli. Un posto per ripararmi, per sentirmi al sicuro, dove far riposare le mie ossa.

Volevo una terra, non la desideravo soltanto, la volevo fortemente, non più straniera, ma accogliente.

Volevo una terra, tutti ne hanno diritto, anche io, anche i miei fiori.

Ma vedo solo un orizzonte, e acqua, solo salata acqua, che non disseta, che non ti nutre, che non è terra.

È di nuovo notte…

 

Di madre in madre

 

Questo mese di novembre sarà da me ricordato come uno dei più complicati del 2017.

Mentre la figlia maggiore era in volo per un paese dell’Africa per partecipare ad un progetto di volontariato, la mia mamma accartocciava la sua auto e se stessa contro un palo della luce.

Ansia per un volo di tante ore verso un paese sconosciuto, ansia per una mamma che finiva in ospedale.

Di madre in madre.

Ora sono madre di una madre che mi ha rivelato gli anni che non vedevo, celati al mio sguardo dalla forza e dalla vivacità e sono sempre madre di una giovane madre surrogata, che abbraccia e ama bambini non suoi e ai quali dovrà dire addio. Continua a leggere “Di madre in madre”

Il cuore di una mamma in attesa

Nella vita si esce e si rientra, si parte e si ritorna.

Se penso ad un’immagine mi viene in mente il mare, le onde che si allontanano ma che tornano a infrangersi sulla costa. Una madre è lo scoglio, una spiaggia di sabbia e di sassi, perché quello è il suo ruolo, in attesa perpetua e vigile. I figli sono come l’acqua che si protende verso l’orizzonte, con moto agitato e costante, con il desiderio di approdare in altri luoghi, di miscelarsi e amalgamarsi.

Si ha bisogno di nuove maree, che sommergano e riportino a nuova vita questo mondo che perpetra ingiustizie.

Le creature vanno…devono andare, ma, quando tornano, rigenerano la vita a chi un giorno ne diede un frammento della propria.

Essese madre…om om om

“Ogni scarafone è bell’ a mamma soja”. Ovvero: per una mamma il proprio figlio è sempre bello, intelligente, perfetto.

Io non sono da meno, quante volte ho guardato all’esserino procreato dicendomi che veramente la vita è un miracolo, anche se la scienza ha le sue risposte, a me piace pensare che un figlio ha in sé tutto il significato e la bellezza della vita in questo mondo.

Quindi trascorrono gli anni: amore, cuore, il primo sorriso, le coliche, le prime parole, mamma, pappa, papà? Boh! Ti massacri il seno nell’allattamento, cucini litri di brodo vegetale, gattoni con loro, accumuli quintali di pannolini, li accompagni a scuola, assisti a tutte le feste di inizio, durante, fine anno, mostre, concerti, ti ingegni a cucire improbabili costumi per il saggio di danza litigando con ago e filo, non dormi per la febbre, ti lasci che ti vomitino addosso, che ti piangano addosso perché ce l’hanno col mondo…o è il mondo che ce l’ha con loro, non mi ricordo più!

Corri, abbracci, baci, non dormi, piangi, un po’ ti incazzi…e quando finalmente iniziano la loro adolescenza…ti giudicano. Non hanno dubbi, donano le loro perle di saggezza, perché poi certe soluzioni sono veramente lì, a portata di mano, ma com’è che non ci ho mai pensato? Dovrei fare una telefonata a Ban Ki-moon, vuoi che non abbiano anche qualche consiglio da dispensare alle Nazioni Unite?

I nostri figli hanno tutti da fare, hanno tutti grandi cose da fare e delegano la risoluzione di problemi di ordine pratico, poiché  per loro è proprio una perdita di tempo.

Vorrei capire perché si ritenga motivo di crisi nei giovani il modo di essere delle mamme moderne, che sono più giovanili, più impegnate nel lavoro, in varie attività, quando poi ci si ritrova ad aver sbagliato anche se si è scelto di mettere i propri figli al primo posto. Allora si è considerate soffocanti, invadenti e poi, questa mania di voler più collaborazione!

Fare la mamma non è proprio un mestiere da protagoniste, bisogna lavorare nelle retrovie, fare toccata e fuga, indirizzare, ma non forzare, ascoltare, ma dosare le domande, esserci… ma non troppo. Se poi si decide che si vuol essere un pochino meno presenti, perché il tempo corre e si arriva ad un punto della propria vita che bisogna reclamarne un po’ per sé, anche per qualcosa che a loro può non interessare, bisogna fare attenzione, quasi temessero di essere messi in ridicolo da qualche imbarazzante comportamento.

A noi mamme cosa conviene fare? Prendercela un po’, riderci su, ci tocca, forse abbiamo fatto così anche noi, meditare alla ricerca della via di mezzo e dopo una serie di OM OM OM…ricordare loro che hanno ancora il latte che cola dalla bocca! Consiglio di dirlo in tono deciso, i vecchi metodi funzionano ancora, d’altronde il mestiere di mamma non è antico come il mondo?