Vabbè vado…

Guardare con gli occhi di una ragazzina…

Che scomodo questo divano, ma è stato sempre così piccolo? Sembra si sia ristretto, adesso stropiccio questi cuscini e mi sistemo, la nonna Nonna al tempo del Covid mi guarderà di traverso, poi si farà una delle sue risate, mi chiama spilungona, lei è proprio diventata piccina, io le rispondo che non sono cresciuta troppo io, ma è lei ad essere ormai una piccoletta!

Apre e chiude le ante della sua cucina e frulla frulla, fa un rumore infernale quell’aggeggio, devo ricordarmene quando con la mamma ci scervelliamo per farci venire in mente un regalo utile da farle. Appena entro in casa, mi libero delle mie scarpe e mi siedo sul divano, anzi mi tuffo come mi fa sempre notare e lei mi prepara una torta, non serve neanche che le mandi qualche messaggio o cominci a guardarmi in giro alla ricerca di qualcosa di buono. La sua cucina sa di buono. Continua a leggere “Vabbè vado…”

Una bella giornata

Con una zia speciale

Andare per cimiteri, per me, sta diventando un rituale, un passaggio di consegne e il segnale che inesorabilmente il tempo scorre.

Appartengo a famiglie in cui il culto dei morti è sempre stato presente, per cui le festività dei santi erano e sono ancora un momento di riflessione e di ricordo.

Con gli anni le famiglie si sono assottigliate: meno figli, meno nipoti e gli anziani pian piano ci hanno salutato quasi tutti. Ogni nucleo aveva ed ha cura delle proprie tombe, ma vi sono anche tanti zii che non si sono mai sposati e le urne di nonni e bisnonni che attendono una visita. Continua a leggere “Una bella giornata”

Mamma orsa

Non chiamatemi “riccioli d’oro”

Quando mi sono sposata sono andata a vivere nella casa di famiglia di mio marito e così mia cognata che ne ha sposato il fratello. In realtà ogni famiglia ha un suo appartamento, ma le due famiglie hanno condiviso molta parte di vita in comune.

Con mia cognata abitava mio suocero, rimasto vedovo ancora con i bambini piccoli e nell’arco di quattro anni sono nati quattro maschietti. Insomma su una popolazione di nove persone due sole erano donne.

Tendenzialmente i “miei uomini” sono silenziosi e riservati e spesso mi sono definita “riccioli d’oro alla tavola dei tre orsi. Continua a leggere “Mamma orsa”

Un nonno

Un uomo di poche parole.

Era un uomo semplice, con il volto scavato e un paio di bei baffi, pochi capelli pettinati all’indietro e una pelatina sulla nuca che io da bambina regolarmente annaffiavo con gocce d’acqua. Così la chioma si sarebbe rinfoltita! Magro magro perché soffriva di ulcera, per digerire beveva litri di acqua con il bicarbonato, ho sempre immaginato che nello stomaco avesse bianchi crateri. Era nato al nord, ma aveva un cognome che indicava lontane origini sarde.

Era il marito della nonna portinaia La nonna portinaia, non aveva legami di sangue con me, ma divenne la mia figura maschile di riferimento. Ogni tanto gli ricordavo che doveva aspettare che diventassi grande, perché volevo sposarlo.

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Scuola in casa

L’anno scolastico è giunto al termine.

Casa mia è stata una panetteria, una pasticceria, una sala cinema, una palestra, un’aula scolastica.

In giorni e in orari alterni mi sono ritrovata a scrivere al computer con accanto una figlia  in verticale, a lavare i piatti mentre qualcuno tentava di ascoltare la frase sussurrata di un attore, ad abbassare la voce al telefono con la zia che non sentiva mentre il professore di turno faceva lezione tramite zoom.

Molte famiglie hanno convertito un angolo della propria abitazione in scuola di ogni ordine e grado. Nessuno infatti avrebbe immaginato che bambini e ragazzi da un giorno all’altro avrebbero dovuto lasciare aule, compagni e professori e quell’atmosfera che a volte è fatta di squilibri ed equilibri. Numerose sono state le difficoltà per i genitori che hanno dovuto compensare un’attività scolastica gestita in modo diverso da ogni singola scuola e ancora da ogni singolo insegnante. Continua a leggere “Scuola in casa”

Una crostata per la nonna

Una festa non festa.

La mia mamma non era più venuta a casa mia…fase 1 fase 2 fase 3, in famiglia ci siamo attenuti e ci atteniamo alle misure necessarie per diminuire, per quanto possibile, i rischi di un eventuale contagio.

Ieri, in un pomeriggio piovoso, abbiamo ricevuto la prima visita ufficiale, senza abbracci e baci delle nipoti e relegando la nonna al divano affinché non stesse troppo vicina a qualcuno di noi.

Viviamo con ragionevoli dubbi e preoccupazioni, lontani anni luce dalle teorie complottiste e le baggianate che continuamente girano nel web, occorre rispetto per chi sta lavorando incessantemente e per chi sta lottando per il recupero della propria salute.

Quindi ci voleva una torta per accogliere l’ospite, ma senza uova, burro e latte quale dolce per accompagnare il tè?

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All’asilo no!

… e niente vasca

Come ho raccontato in un precedente articolo (Un’infanzia turbolenta) da bambina frequentai solo l’ultimo anno di asilo, perché non ci volevo andare e mio padre, geloso della sua bambina, assecondò quel capriccio.

Decisero di iscrivermi l’ultimo anno, perché si resero conto che avevo bisogno di socializzare ed anche per cercare di “addomesticarmi”.

Lo  frequentavo solo al mattino, ma lo odiavo: non mi piacevano le maestre, alle quali “sentivo” di non essere simpatica, non mi piaceva correre nel salone a tempo di pianoforte e in mensa c’erano bambini che quando mangiavano si spiaccicavano il formaggino ovunque e io… davo di stomaco. Continua a leggere “All’asilo no!”

Un’infanzia turbolenta

Non sempre è l’adolescenza l’età più difficile

Mia sorella mi prende in giro e mi definisce “bacchettona”, come non capirla? Chi mi conosce mi giudica seria, giudiziosa e poco incline ai colpi di testa. La mia amica Marinella è entrata nella mia vita alle superiori, quando normalmente si tende a trasgredire, ad essere ribelle, ma, come lei, raramente io ho superato “il limite”.

Però… mia madre potrebbe raccontarvi un’altra storia: vissi la mia età ribelle dai due ai cinque anni, poi ci pensò lei a raddrizzarmi.

In quel periodo detti il meglio di me

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Nonna Angela e il sogno americano

Quando le donne non potevano decidere

Nelle scorse settimane ho parlato e anche ironizzato molto sulle nuove tendenze femminili. Se da una parte guardo con ammirazione queste giovani donne caparbie e aggressive, dall’altra, mi ripeto, sembra si stiano perdendo di vista il giusto cammino e le giuste proporzioni.

Com’era diversa la vita delle donne degli inizi 900…

Nonna Angela nacque ad Asti nel 1904, l’anno in cui, lei ci teneva si sapesse, nacque anche l’ultimo re d’Italia, Umberto II.

In quell’anno nacque anche il figlio del Console di Montevideo, che purtroppo era affetto da epilessia. Per strani giri di cui non conosciamo i fatti, poco più che bambina, fu mandata a Roma per fare da dama di compagnia a questo bambino.

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Tempo di vendemmia

Ricordi bucolici

Io sono la cittadina di questo duo che è menti vagabonde, una parte dei miei ricordi bucolici risale ad alcuni momenti trascorsi nella casa dei nonni di Gabriella.

Entrambe abbiamo avuto un parente centenario, io una nonna e lei un nonno. Quando l’ho conosciuto era già molto in avanti con gli anni, ancora oggi non saprei descriverne le caratteristiche fisiche se non che non fosse molto alto e avesse una magra corporatura. La mia immaginazione lo aveva associato alla tipica figura del vecchietto di molti film western, quello che parlava con la pipa in bocca, fischiettando un po’ e sentendo poco. Ora non so se effettivamente suo nonno fischiettasse parlando, ma quasi sicuramente non sentiva più molto bene. Continua a leggere “Tempo di vendemmia”