Un domani vorrei sedermi sulla mia poltrona e…

Un domani vorrei sedermi sulla mia poltrona e…

pensare di aver fatto non il meglio che potessi fare, ma ciò che ritenevo giusto e nelle mie possibilità, nelle mie forze.

Pensare di aver colto quello che immediatamente non potevo aver visto, ma soltanto lontanamente percepito.

Pensare di aver provato attimi di felicità, se non dentro di me, negli occhi di chi mi è stato accanto.

Pensare di esser stata curiosa e aperta ad ascoltare e di aver potuto dire tutte le parole che dentro mi scrivevo.

Pensare di aver riso o soltanto sorriso e di aver soprattutto condiviso. Continua a leggere “Un domani vorrei sedermi sulla mia poltrona e…”

Pranzo domenicale

Io sono una persona mattiniera anche di domenica, se poi c’è un pranzo di famiglia con nonne o zii, mi metto presto all’opera per improvvisare un menu in base alla spesa del sabato.

Se fossi una vera chef, sarei quella che decide di istinto, sul momento, se poi la ricetta è complessa, poiché ritocco a modo mio per semplificare e velocizzare, sarei la disperazione di Cracco.

Butto quindi tutto all’aria, al culmine più alto di confusione…tutto è pronto, pane fatto in casa, pietanze e dolce, arrivo puntuale all’appuntamento a tavola ma… bussano alla porta: è la mia giovane e timida vicina di casa marocchina, mi offre un invitante piatto di cous cous. Non è quindi un fatto che di per sé potrebbe apparire così interessante, ma quello che mi ha colpito è stato il suo modo così riservato e gentile di avvicinarsi a me e così, dopo i miei ringraziamenti, mi ha abbracciata. In quel momento ho sentito come può essere bello sentirsi vicini ad una donna che solo apparentemente è differente per origini, cultura ed età, lo ammetto, essendo lei giovane, mi scatta anche l’istinto materno! Continua a leggere “Pranzo domenicale”

Di domenica mattina

Una domenica mattina autunnale.

La domenica mattina ha sempre un’atmosfera particolare. Le case sono più silenziose, così come le strade di una qualsiasi città.

È un silenzio diverso, le porte vengono chiuse lentamente, i passi sono più leggeri. Si sente qualche voce, un sommesso saluto arriva. Ma non ci sono più i rumori della notte, i ragazzi ormai dormono pieni della loro musica, di birra e tanto rumore.

Il tuo caffè ha un sapore diverso, puoi non guardare la televisione, puoi sfuggire ai titoli catastrofici dei quotidiani, ai commenti delle notizie sportive, alla tazza di caffè che hai appena rovesciato, al cellulare che hai dimenticato di mettere in carica. Puoi dimenticarti di guardare nervosamente l’orologio, puoi non arrabbiarti per il bagno occupato.

Puoi rimanere in bilico tra il giorno e la notte che hai lasciato, durante la quale hai dormito o forse hai vissuto.

Mentre gli altri dormono ancora, senti il leggero ticchettio dell’orologio mischiato a quello delle gocce di pioggia, perché ora piove, tra il suono dei messaggi che puoi ancora non leggere, la macchia di caffè sul pavimento, la televisione spenta e il bagno libero.

Puoi stare lì, indecisa sul da farsi, come l’ultimo romanzo accanto a te.

In bilico tra la serenità di un pigro risveglio festivo e la necessità di mettere in atto dei movimenti per iniziare la giornata, dovrai pure fare una doccia, vestirti, preparare qualcosa da mangiare, uscire.

Non sai se annoiarti, angustiarti per il tempo che hai sprecato oppure gioire per quello che non hai ancora vissuto.

Di domenica puoi mettere il piede in due staffe, tra il sabato e il lunedì, tra giorni di attività frenetica e il vuoto da riempire con l’azione o l’inerzia.

Godendo di tutto questo.

Quasi fregandotene di tutto e di tutti.

Ora hai già scritto troppo, posa la penna, il foglio, spegni il computer, prepara un altro caffè.

Intanto ascoltavi i Queen