La peste

di Albert Camus

“Si ballava in tutte le piazze. Da un giorno all’altro il traffico era considerevolmente aumentato e le auto, divenute più numerose, circolavano con difficoltà nelle vie stracolme. Le campane della città suonarono a distesa per tutto il pomeriggio. Riempivano delle loro vibrazioni un cielo azzurro e dorato. Nelle chiese infatti si recitavano le azioni di grazie. Ma erano stracolmi anche i luoghi di svago, e i caffè, incuranti del futuro, distribuivano gli ultimi alcolici. Una folla di persone ugualmente eccitate si accalcava ai balconi, fra cui molte coppie che non avevano alcun timore di mostrarsi abbracciate. Tutti gridavano o ridevano. La scorta di vita accumulata nei mesi in cui ciascuno aveva messo l’anima in attesa, la spendevano quel giorno che era come il giorno della rinascita. L’indomani sarebbe cominciata la vita vera e propria con le sue cautele.” (…) Continua a leggere “La peste”

Guardare al di là

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la porta accostata, il lenzuolo ben steso, il libro sul comodino, il pigiama piegato, l’asciugamano appeso, il cassetto richiuso, la sedia sotto il tavolo, la tovaglia nel cassetto, la tazza nel lavello, la carta nel cesto della carta, la plastica con la plastica, il vetro con il vetro, l’umido con l’umido, le pantofole nella scarpiera, la giacca sull’attaccapanni, la borsa sul ripiano, la biancheria stesa…

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il silenzio e l’ascolto interessato, l’empatia, il commento educato, la parola gentile, il sorriso sincero, il gesto cortese, il dubbio e la convinzione, la curiosità e il pudore, la condivisione…

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Scegliere

La prima settimana di questa quarantena italiana è ormai passata, altri giorni ci attendono

È una cosa seria, una situazione di emergenza che ha coinvolto tutti, non è un evento lontano, non è l’eco di notizie che distrattamente ascoltiamo.

Da tempo avevo la sensazione che il mondo girasse al contrario, avevo l’impressione che qualcosa di destabilizzante sarebbe accaduto. Ricordo un film che amo molto, e in particolare un passaggio del discorso finale di Charlie Chaplin ne “Il grande dittatore”:

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