Acida – menti… ottuse

La coerenza è il terreno di gioco delle menti ottuse. – (Yuval Noah Harari)

Vien da chiederselo: dove la coerenza smette di essere un pregio e diventa un alibi?

Solitamente essere una persona coerente è indice di serietà, solidità di comportamento e di pensiero. Facile esternare un’opinione, difficile è mettere in pratica e sostenere fino in fondo un pensiero. La mancanza di coerenza è spesso indice di mancanza di serietà, lo vediamo nel nostro variegato scenario politico: la maggior parte dice una cosa per poi farne un’altra e un’altra e un’altra. Continua a leggere “Acida – menti… ottuse”

La tecnologia nel terzo millennio

L’internet dei sensi

Sembra che si stia preparando una nuova rivoluzione: quella che ci annuncia che nel terzo decennio del XXI secolo saremo connessi al web con tutte le nostre facoltà fisiche.

Da uno studio fatto da un colosso delle telecomunicazioni si evince che ne siano convinti i cittadini di tutto il mondo.  Continua a leggere “La tecnologia nel terzo millennio”

Un “Puerto de Amistad”

Un messaggio da lontano

Oggi ho ricevuto questa bellissima mail da amici che vivono lontano, in un paese meraviglioso, ricco di umanità e purtroppo di problemi: Cuba. Eppure riescono sempre a trovare parole che scaldano il cuore e fanno riflettere.
Ve le lascio in spagnolo, perché credo siano di facile interpretazione e per mantenere l’autenticità di questo augurio che è arrivato a me e che giro a tutti voi a nome di Menti Vagabonde.

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Anche quest’anno sta finendo

Oggi un’amica ci ha inviato queste riflessioni di una giovane scrittrice: Serena Santorelli.

Non abbiamo ancora letto un suo libro, ma il modo in cui scrive è personale e ci ha colpito. Se pensiamo al nostro anno che si chiude, non possiamo dire di avere imparato tanto quanto lei, ma possiamo impegnarci per migliorare quello che sta arrivando.<!–more–>”Eccolo, il mio anno che sta finendo… Ho imparato a voler bene a persone che non credevo di poter apprezzare e ho smesso di amarne altre che non credevo di poter dimenticare.Ho fatto i conti con amicizie che si sono rivelate più piccole di ciò che erano, ma ho anche compreso che bisogna donare amore principalmente perché se ne sente il bisogno e non perché si desidera essere ricambiati. Ho compreso, però, che sulla reciprocità si fondano i rapporti più autentici. Ho scoperto che ci sono legami difesi così a lungo, che quando poi finiscono possono portarsi appresso persino le macerie del ricordo. E lasciarti addosso nient’altro che tracce impercettibili.

Ho imparato che ci sono persone che si credono più di ciò che sono e che l’alta considerazione di sé, non permette loro di riconoscere i propri limiti, né di provare ad aggiustarli. Che si riempiono la vita di forme effimere. Perché la forma, pensano, copre i buchi dell’essenza.

Mi sono accorta che i miei difetti coincidono esattamente con i miei pregi. E ho fatto una gran fatica a capire da quale lato guardarmi. Alla fine, mi sono guardata dal lato migliore, quello che mi concedeva di amarmi.Ho scoperto l’ipocrisia di alcuni e la superbia di altri. La capacità che molti hanno di fingere un sentimento che in realtà non provano, soltanto per non dover dire al cuore: ” Mi dispiace, ti ho ingannato un’altra volta, non è qui che devi stare”.Ho capito che nessuno cambia davvero se non ha una motivazione forte. E che spesso l’amore non rappresenta affatto una motivazione. Ma ho conosciuto anche persone che mi hanno donato in maniera incondizionata e da loro ho imparato ad essere migliore.Eccolo, il mio anno che sta finendo… Strabordante di ogni emozione possibile. Perché chi se ne frega se essere sensibile fa soffrire. Io voglio vivere la mia vita così. Con il cuore sulla pelle.”

Canta che ti passa

… e non solo a Natale

In questi giorni scherzavo con Marinella su come certe canzoni natalizie abbiano saturato la mia pazienza e di come artisti improbabili, in questo periodo dell’anno, escano con compilation natalizie…

Eppure anche io, mentre preparavo pranzi e addobbavo la casa mi sono ritrovata a cantare motivetti inneggianti a neve, Babbo Natale e amore a gogò!

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Regalare libri per raccontare la tecnologia

Dieci titoli scelti dal mensile Wired

Spesso ci si trova in difficoltà nella scelta dei regali, soprattutto se sono indirizzati a persone giovani. Credo che i libri siano sempre una scelta vincente senza spendere necessariamente capitali, il problema è trovare un titolo che possa piacere a chi lo riceve.

Se pensate che al destinatario possa interessare la tecnologia e tutto il mondo che le gira intorno, questi libri potrebbero fare al caso vostro.

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Hai letto il messaggio?

Quanto ci sentiamo spontanei?

Non mi riferisco a ciò che scriviamo o leggiamo nel web, ma alla comunicazione nella sfera privata. Se è vero, è per me lo è, che il telefono di casa e poi negli anni a seguire lo smartphone hanno annullato le distanze e il tempo, è anche vero che sono aumentati i problemi che riguardano la privacy.

Utilizzo ogni giorno whatsapp perché mi permette di inviare messaggi ovunque, anche vocali se ho le mani impegnate o se sono di corsa, camminando velocemente farei stragi con il t9! Per non parlare poi delle immagini e dei video che posso scambiare con le amiche lontane e soprattutto con la figlia che si trova in un altro continente. Tutto bello, divertente e alla portata di tutti, caratteristica per nulla trascurabile!

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Oggi ho imparato

Quando i Social fanno scuola

Oggi, al posto del consueto articolo tecnologico, mi concedo un po’ di ironia… tecnologica.

In questi giorni ho imparato tanto seguendo i consigli sui Social.

Ho imparato che esiste una “Campagna per celebrare la bellezza delle smagliature” e che tante ragazze “le adorano”.

Ho imparato che “NON esistono regali per maschi o per femmine”, ma che siamo noi genitori a manipolare i gusti e le personalità dei nostri figli facendo regali “tendenziosi”.
Quindi essere omosessuali non è un fatto naturale, ma il risultato di una cattiva educazione? Sono confusa…

Ho imparato che “non è difficile trovare il clitoride”… al limite basta chiedere.

Ho imparato che è fondamentale  “PENSARE ogni giorno, ma soprattutto PENSARE BENE”.

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Grace Murray Hopper

Il capitano di Marina esperto di linguaggio informatico

Parliamo di una donna piccola e minuta (non superava i 45 chilogrammi di peso) che ha saputo influenzare in maniera determinante la storia della programmazione, grazie alla sua curiosità e alle innate capacità di analisi e deduzione.

Nasce a New York il 9 dicembre 1906 ed è passata alla storia per aver realizzato un linguaggio di programmazione indipendente dalla macchina che lo ospitava: il Cobol. Inoltre ha gettato le basi per l’eliminazione dei bug informatici (errori di funzionamento) attraverso analisi periodiche e continue.

Già da bambina dimostrò una particolare curiosità, infatti a sette anni decise di smontare sette sveglie per capire  come funzionassero e a che cosa servissero tutti quegli ingranaggi.

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Informatica e matematica? Un gioco da ragazze

Una storia made in Amazon

“Determinate, tenaci e con una media dei voti invidiabile: Beatrice Occhiena e Rania Zaed, ventenni, sono le vincitrici della borsa di studio Women in Innovation (Donne nell’Innovazione) di Amazon, rivolta alle studentesse universitarie più brillanti nelle discipline scientifiche. Ma guai a chiamarle secchione!