Cosa penso dell’autunno?

Data Ufficiale

Ricordo che quando ero bambina e a scuola veniva assegnato un tema di italiano che riguardava le stagioni, in assenza di idee iniziavo con la data della stagione in questione. Quest’anno avrei sbagliato, perché la forza dell’abitudine non mi rammenta che l’equinozio è mobile e ogni 100 anni bisogna togliere un giorno…ogni quattro bisogna aggiungerne uno. Questo infatti è un anno bisestile…oh non rammentatemelo, perché io lo avevo iniziato positivamente dato che una delle mie figlie è nata in un anno bisesto…ma non mi aspettavo un 2020 del genere!

Torniamo alle cose belle come i colori dai toni caldi, io poi amo la fotografia che non so fare, quindi mi piace scorrere il web e guardare le immagini di chi sa fare suggestivi scatti, che sa comporre il tutto come un quadro o coglie l’attimo di quella foglia, sì proprio quella che sta lentamente cadendo facendo la sua ultima evoluzione nell’aria ormai frizzantina.

Non voglio però vedere nei vari tg nazionali le riprese di chi ancora si sdraia su spiagge assolate, perché l’invidia non la terrò a bada, lo sento. Ora sono qui davanti a miei amati sandali abbandonati e vorrei diventare una barefooter, che non è una parola a doppio senso, state lì fermi, ma un termine che indica uno stile di vita, quello di non indossare calzature. Sono davanti ad un armadio che necessita dell’odiato cambio di stagione, con la sensazione che il “ricominciamento” e i buoni propositi li chiuderei dentro uno zainetto per scappare verso altri lidi, voglio inseguire il sole e che tutto il resto vada a farsi benedire. Magari mi porto Gabriella.

Lo scrivo perché sono di cattivo umore? Giammai! È utile essere positivi e dire sempre tutto con il sorriso, soprattutto per non fare scappare i follower. Eheheh! Facile a dirsi più che a farsi, perché un po’ acidi bisogna esserlo, d’altronde nel menu di questo blog è presente Acidementi. Ce ne sarebbe da assere acide: stufa di leggere notizie tragiche, stufa del giornalismo becero, stufa della politica urlata, stufa del negazionismo che salta fuori per questo o quello, stufa dell’aggressività e dell’ignoranza delle persone che vivono con la laurea in tuttologia in tasca…stufa anche del Covid che si è ormai insinuato nelle nostre vite.

Oh bene, ora che mi sono lamentata con voi – sappiate che mi fanno venire l’orticaria le persone che si lamentano sempre – vado a recuperare un po’ di pomata antistaminica, cerco anche due foglie, castagne e zucche e vediamo cosa si può fare per affrontare questo autunno. Si salvi chi può!

Caffè time

Il caffè è una cosa seria!

Sono di origine napoletana, quindi deve avere le tre C, anzi le quattro C. Sapete di cosa si tratta? E si deve bere tranquillamente, non bisogna buttarlo giù nel gargarozzo come uno shottino o ancor peggio come uno sciroppo che sa di antibiotico.

Guardo il fondo della tazzina non conoscendo l’arte divinatoria della caffeomanzia, neppure mi chiedo se crederci o no. Però sto con me, in quei pochi minuti mi concedo una sospensione del tempo, un’assenza dal mio piccolo mondo che voglio mettere in discussione o che progetto di cambiare. Una tregua piacevole con lo sguardo perso tra ciò che mi offre il cielo dietro ai vetri della finestra e lo schermo della tv, mentre l’udito in pausa non sceglie ancora cosa ascoltare.

Davanti ad un caffè, bevanda scioglilingua, consolatrice, motrice di confidenze, riflessioni ed idee, le amicizie si ritrovano e con l’autunno dietro l’angolo, denso e forse scuro come il colore di questa calda bevanda, tengo pronta la moka, perché se anche i miracoli non sono di questo mondo, un caffè al momento giusto un piccolo prodigio può sempre regalarlo. Continua a leggere “Caffè time”

Quando ho cominciato ad amarmi

Una poesia che parla di vita

Iniziamo una nuova settimana in una stagione che ormai sta mostrando i suoi colori autunnali, con una poesia che esprime un po’ di noi e, sicuramente, anche un po’ di voi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva
servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori.
Oggi so che questa si chiama autenticità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama rispetto. Continua a leggere “Quando ho cominciato ad amarmi”

Torna Relove

e il suo appuntamento settimanale.

“Una donna essenziale. Cresciuta, cambiata, centrata sulle cose davvero importanti per lei.

Fa delle scelte consapevoli, arricchita dal suo intenso passato. Forte nel superare le difficoltà, ottimista e positiva! Continua a leggere “Torna Relove”

Marina e il suo nuovo progetto

Marina sente l’esigenza di qualcosa di nuovo quando avverte le prime avvisaglie dell’autunno.

Le vacanze sono terminate, le giornate cominciano ad essere meno calde e anche meno luminose, qui al nord è così purtroppo, si comincia a fare il cambio di stagione del guardaroba, si fanno grandi pulizie in casa e si formulano i…buoni propositi.

Ormai ci pensa due volte l’anno, a Capodanno, perché il bilancio di fine anno la rende un po’ insoddisfatta di quello che ha fatto…e non fatto! E in questo periodo, quando l’estate è quasi andata e bisogna prepararsi ad affrontare il prossimo inverno, l’età anagrafica e il senso che si è dato al tempo speso.

In questi giorni osserva i bambini che sgambettano per strada per recarsi a scuola, i ragazzi che riprendono le scuole superiori e i giovani universitari, riconoscibili nei caffè con i libri aperti sui tavolini, che si preparano a partire per mete più o meno lontane. Tutti corrono verso mille novità e le fanno notare che forse lei correrà di meno perché non si è inventata qualcosa di nuovo, loro viaggeranno mentre lei starà ferma.

Allora è tempo di muoversi, di ritornare allieva per aprire una finestra sul mondo, per aprire un libro che non pensava di leggere, per ascoltare qualcosa che non aveva mai ascoltato.

Ora tocca a lei muoversi…ora tocca a voi muovervi!

I buoni propositi dovrebbero corrispondere a piccole soddisfazioni, con i buoni propositi autunnali è possibile costruire i bei ricordi che renderanno più soddisfacenti i bilanci futuri, quando forse sarà più difficile fare nuove scelte.

Per questo lei ha pensato alla Fondazione Università Popolare di Torino, un ente senza scopo di lucro che ha come obiettivo quello di rendere fruibile la cultura a tutti, indipendentemente dall’età e dai titoli di studio.

 

Numerosi sono i corsi ad un costo molto contenuto e tenuti da docenti qualificati, c’è l’imbarazzo della scelta visto che spaziano dalle lingue e letterature straniere agli studi umanistici e infine alle scienze e tecniche applicate.

Si è iscritta, il 22 ottobre inizieranno le lezioni a Palazzo Campana in via Principe Amedeo 12. Ecco un nuovo e buon proposito, ritornare ad essere una studentessa per qualche ora alla sera, magari sceglierà di rinfrescare il suo inglese, qualcosa di nuovo come Alchimie della bellezza o Arte e psiche oppure ancora Scrivere il memoir. Imparare a scrivere un memoriale sarebbe il modo migliore per fermare i dettagli e le emozioni dei propri ricordi che altrimenti rischierebbero di andare perduti.

Dovrà scegliere, non si può fare tutto e tutto bene. A volte si chiede troppo, si vuole fare troppo, bisogna darsi un ritmo, a seconda delle proprie possibilità.

Marina vi aspetta, guardatevi in giro, forse la troverete nel banco accanto a voi!

(Marina ha indossato un outfit di Relove)

Di domenica mattina

Una domenica mattina autunnale.

La domenica mattina ha sempre un’atmosfera particolare. Le case sono più silenziose, così come le strade di una qualsiasi città.

È un silenzio diverso, le porte vengono chiuse lentamente, i passi sono più leggeri. Si sente qualche voce, un sommesso saluto arriva. Ma non ci sono più i rumori della notte, i ragazzi ormai dormono pieni della loro musica, di birra e tanto rumore.

Il tuo caffè ha un sapore diverso, puoi non guardare la televisione, puoi sfuggire ai titoli catastrofici dei quotidiani, ai commenti delle notizie sportive, alla tazza di caffè che hai appena rovesciato, al cellulare che hai dimenticato di mettere in carica. Puoi dimenticarti di guardare nervosamente l’orologio, puoi non arrabbiarti per il bagno occupato.

Puoi rimanere in bilico tra il giorno e la notte che hai lasciato, durante la quale hai dormito o forse hai vissuto.

Mentre gli altri dormono ancora, senti il leggero ticchettio dell’orologio mischiato a quello delle gocce di pioggia, perché ora piove, tra il suono dei messaggi che puoi ancora non leggere, la macchia di caffè sul pavimento, la televisione spenta e il bagno libero.

Puoi stare lì, indecisa sul da farsi, come l’ultimo romanzo accanto a te.

In bilico tra la serenità di un pigro risveglio festivo e la necessità di mettere in atto dei movimenti per iniziare la giornata, dovrai pure fare una doccia, vestirti, preparare qualcosa da mangiare, uscire.

Non sai se annoiarti, angustiarti per il tempo che hai sprecato oppure gioire per quello che non hai ancora vissuto.

Di domenica puoi mettere il piede in due staffe, tra il sabato e il lunedì, tra giorni di attività frenetica e il vuoto da riempire con l’azione o l’inerzia.

Godendo di tutto questo.

Quasi fregandotene di tutto e di tutti.

Ora hai già scritto troppo, posa la penna, il foglio, spegni il computer, prepara un altro caffè.

Intanto ascoltavi i Queen