La nostra vecchia scuola

Cara amica, ti scrivo questo lungo messaggio in questa serata un po’ troppo calda, ma tranquilla.

Questa mattina sono uscita presto di casa per sbrigare alcune commissioni, avevo voglia di camminare e ho quindi passeggiato lungo il fiume. Così mi sono attardata e verso l’una del pomeriggio, quando i raggi del sole iniziavano a non dare più tregua, mi sono ritrovata davanti alla nostra vecchia scuola.

Stessa cancellata verde e ruggine, stessa facciata di mattoni marroni, diverse locandine di serate musicali affisse sui muri…ai nostri tempi non c’erano tutte queste serate…peccato! Di fronte c’è ancora la stazione dei pullman, sulle pareti i graffiti potrebbero ricordare quelli che abbiamo visto insieme durante il nostro viaggio a Londra, ma non sono così particolari, sono solo graffi colorati, scarabocchi su pareti sporche e scrostate. Sembrava un angolo di periferia, ma ero alle spalle del centro città, a due passi dalla dimora reale sabauda con i suoi giardini. Continua a leggere “La nostra vecchia scuola”

La nascita di una collaborazione

Nel mondo dei social ci chiamiamo tutti amici o follower.

Siamo amici virtuali che non sempre interagiscono, talvolta persi dietro a numeri, statistiche, like e cuoricini. Questo mondo richiede un nuovo modo di lavorare, crea figure e ruoli diversi. Appare come un grande gioco, ma se se il gioco è bello e si vuole partecipare, occorre darsi delle regole…che vanno rispettate, perché dietro alle immagini e alle parole che navigano nella rete ci sono persone in carne e ossa.

Ci sono poi meccanismi che si mettono in moto quasi da soli perché la simpatia, l’intuizione, una certa visione delle cose non si possono pianificare a tavolino, o ci sono o non ci sono, come l’amicizia, come l’amore.

Noi menti vagabonde abbiamo avuto l’occasione di conoscere @loryfashion. Loredana ha una bella pagina su Instagram: è creativa, si occupa di comunicazione, insegna, disegna bozzetti e fa un milione di altre cose. Continua a leggere “La nascita di una collaborazione”

Sorellanza e non

È ormai trascorso del tempo da quando io e Gabriella siamo diventate Menti Vagabonde, da quando abbiamo sentito l’esigenza di dare una forma a tutto quello che ci univa – e che tuttora ci unisce -.

Questa forma, il blog, probabilmente era pensato più per noi due che per chi avrebbe potuto esserne interessato. Ora si è rafforzata in noi l’idea di creare qualcosa che possa diventare un ponte tra persone diverse e lontane e ancora una rete che colleghi noi con altre donne.

Nell’ultimo periodo ho sentito in me più forte l’idea di sorellanza, un termine che fa parte della storia del femminismo. Negli anni ’70 la scrittrice e attivista femminista statunitense Kate Millet anni con sorellanza indicava la solidarietà, il legame reciproco. Era un’idea che mirava ad ottenere un’unione sotto vari aspetti, senza differenze di classe, etnia, religione. Questo termine fu ripreso dall’antropologa Marcela Lagarde, un legame di amicizia tra donne che diventano quindi complici e lavorano assieme libere e forti, senza essere rivali, senza sentirsi concorrenti

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Mezza mela

Da bambine abbiamo immaginato l’amore romantico, siamo cresciute con il mito delle due metà di Platone, ricercando la mezza mela che ci completi e nella quale poterci specchiare.

E se invece la mezza mela fosse composta da spicchi?

Ogni donna ha bisogno di amore, che sia di un compagno, di un genitore, di una sorella, di un figlio, di un’amica. Non un’unica persona, ma persone che ci completano con le loro differenze.

Nonna Angelina e lo zoccolo

Metodi educativi a prova di bomba

Rileggendo il sottotitolo sorrido, perchè mai parole furono più veritiere e vi spiego il perchè.

Mia nonna era una donna di campagna indurita dalle prove della vita. Era una di quelle persone all’apparenza fragili ma, che all’occorrenza, esibiva un carattere non sempre piacevole.

Io e Marinella, tra le altre, abbiamo anche la fortuna/sfortuna di avere in comune la stessa situazione in fatto di figli. Sarà che sono nati il 26 con qualche mese di differenza, sarà il caso, però i nostri due pargoli amano la vita non convenzionale e i viaggi alternativi.

Così ecco che qualche mese fa cercavo di rassicurare la mia amica quando sua figlia ha deciso di seguire il sogno di lavorare in Africa con un’organizzazione umanitaria e… “sbam!” eccomi qua a cercare rassicurazioni dopo che mio figlio ci ha comunicato di aver lasciato un buon lavoro, Londra, e aver deciso di prendersi sei mesi “sabatici” per viaggiare zaino in spalla per l’Asia orientale. Certo i nostri ragazzi sono più vicini ai trenta che ai vent’anni, ma si sa la mamma è sempre la mamma.

Ora cosa c’entra questo con mia nonna? C’entra… c’entra… E’ a lei che ho pensato quando Marinella mi parlava dei suoi timori e sempre a lei quando il mio ragazzo mi ha comunicato i suoi progetti.

Dovete sapere che avevo uno zio che al tempo della seconda guerra mondiale era un ragazzo abile al servizio militare, ma essendo il più grande di quattro fratelli venne esonerato dal partire per il fronte. Questa cosa però non lo aveva reso particolarmente orgoglioso e fu così che un giorno comunicò alla famiglia di aver deciso di unirsi ai partigiani.

Non lo avesse mai detto: nonna Angelina, che era alta un metro e cinquanta e quando si arrabbiava faceva comunque tanta paura, cominciò a fare fuoco e fiamme per cercare di convincerlo a restare, ma zio Giovanni era determinato a partire.

Come sappiamo, i partigiani non operavano alla luce del sole e quindi mio zio aveva preso accordi per ritrovarsi in un dato luogo in una data ora. La mattina si era alzato all’alba, e non so esattamente la dinamica del fatto, ma mia nonna con una poderosa zoccolata alla testa l’aveva tramortito facendolo svenire.

Quando si riprese il convoglio era passato insieme alla sua carriera di partigiano e salvatore della patria. Quante volte abbiamo riso di questa storia, soprattutto guardando mia nonna, ormai anziana, indifesa e persa in un mondo tutto suo, che ci osservava con occhi dolci e biricchini!

Quando ho consigliato questo metodo a Marinella ho visto una certa consapevolezza nello sguardo della mia amica, mentre mi ha fatto ridere lo sguardo scandalizzato di sua figlia.

– “Nooo, non si fa, non è giusto!”.

– “Forse no”, ho pensato… ma a noi i mesi di vita persi a stare in pena per loro chi ce li ridà?

Vado a cercare uno zoccolo.

L’amicizia femminile

Si avvicina l’8 marzo e io ritrovo questi miei pensieri di un paio di anni fa…

Mi ritengo fortunata… anche se non sono nata ricca eheheh! Non ho mai vinto nulla al gioco, i cosiddetti gratta e vinci sono per me qualcosa di misterioso.

Non sono una donna in carriera, non sono particolarmente alta, non ho lo stacco di coscia, non ho occhi chiari da gatta, non credo nella seduzione del tacco vertiginoso…insomma sono nella media ma…ho buone amiche.

Che sia stato il caso a regalarmele? Ci sono stati tempi, luoghi e oggetti che hanno creato l’incontro: la scuola, il lavoro, una spiaggia, un tavolo in una sala d’albergo, un corteo. Ci sono miriadi di possibilità, di inizi, e in questo calcolo delle probabilità è il tempo che ci dà poi la risposta certa…e noi. Noi che dobbiamo curare chi conosciamo, ascoltare, scoprirne le affinità. Continua a leggere “L’amicizia femminile”

Amiche per sempre

Quando un grazie è troppo poco

Qualche giorno fa io e Marinella abbiamo pranzato assieme a casa sua. E’ stata una giornata serena, calda e rilassante.

Per me questo non è stato un anno semplice e probabilmente ci vorrà ancora del tempo prima che possa dire: “anche questa è passata!”, ma nello stesso tempo ho la fortuna di avere molte amiche che mi sostengono e una in particolare che sa sempre dire le cose giuste e dare la giusta proporzione alle cose.

Ero rientrata da pochi minuti a casa quando il cellulare mi ha avvisato dell’arrivo di un nuovo messaggio: era di Marinella. Continua a leggere “Amiche per sempre”

Il sugo della mamma di Marinella

Il potere della pasta

Da sempre convivo con il rimorso che mia madre se ne sia andata con il dispiacere di sapere che sua figlia preferiva il sugo al pomodoro della mamma di una  amica piuttosto del suo… avessi saputo avrei mentito… Va be’ cosa fatta capo ha!

Scherzi a parte, quando ieri Marinella mi hai proposto la pasta al sugo come lo fa la sua mamma, mi ha riportato a TOT anni fa quando, a volte, uscite di scuola andavo da lei e mi “scofanavo” un piatto extra large di penne con la “pummarola”… ed era buonissima, gustata senza rimorsi (il mio fisico da modella lo permetteva) e accompagnata spesso dal bis.

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Grazie per non avermi dato l’amicizia

Incontro occasionale

Lo sconosciuto: Grazie per non avermi dato l’amicizia su Facebook

Io: Non ci conosciamo, non ci siamo neanche mai salutati!

Ho pochi amici su faccia libro, nel senso che chi è tra i miei contatti è da me conosciuto realmente, certamente se si fa parte di un gruppo: lavorativo, sportivo, o di qualsiasi altro genere, si tende a ritrovarsi su questo social. Però troppe persone digitano a ripetizione l’opzione “aggiungi agli amici”.

Che senso ha che ci si ritrovi un numero spropositato di “amici” che neanche si è in grado di gestire, perché una persona che non mi ha mai rivolto la parola dovrebbe saltare le buone maniere secondo le quali ci si saluta, ci si presenta, magari si scambiano due parole?

Lo so, a volte si può essere percepiti come antipatici e superbi.