Acida – menti… ottuse

La coerenza è il terreno di gioco delle menti ottuse. – (Yuval Noah Harari)

Vien da chiederselo: dove la coerenza smette di essere un pregio e diventa un alibi?

Solitamente essere una persona coerente è indice di serietà, solidità di comportamento e di pensiero. Facile esternare un’opinione, difficile è mettere in pratica e sostenere fino in fondo un pensiero. La mancanza di coerenza è spesso indice di mancanza di serietà, lo vediamo nel nostro variegato scenario politico: la maggior parte dice una cosa per poi farne un’altra e un’altra e un’altra. Continua a leggere “Acida – menti… ottuse”

Napoli e le declinazioni della gentilezza

Si stanno ormai avvicinando le vacanze natalizie.

Vi porto allora a fare un giro nei miei ricordi di un’estate. Napoli potrebbe essere un’idea per un viaggio proprio nei prossimi giorni, magari per fare un giro in via San Gregorio Armeno, la strada degli artigiani dei presepi.

“Attonita, affascinata, saltava con gli occhi dan una scena all’altra. La strada, senza marciapiedi, era, ai bordi, una serie ininterrotta di banchetti, illuminati da torce e lanterne colorate. Vi si vendeva di tutto a una folla rissosa e ingorda […] Sullo sfondo, nero immenso vicinissimo, il Vesuvio intento ai suoi infocati gorgògli [… ] La scosse la vocetta del vetturino, recitante con frenesia – Lo San Carlo. Lo palazzo reale. Santa Lucia. Lo Gigante. Lo San Carlo […] Ma qui non era come a Roma. Non aveva paura. La gente non mostrava aria cattiva; nonostante la povertà dell’esistenza, sembrava soddisfatta di stare al mondo. Le pareva, inoltre. di leggere negli occhi, nei gesti, semplice, superiore sapienza […] (Enzo Striano, Il resto di niente).

Negli ultimi anni ho visitato diverse città, ho incontrato persone, ricevuto cortesie, ma a Napoli ho ritrovato l’autentico senso dell’ospitalità, dell’amore verso la propria città. Ho visto la disponibilità del passante che se si accorgeva di un turista in difficoltà sulla direzione da prendere, prontamente indicava il percorso migliore e consigliava la visita della chiesa vicina elencandone le sue bellezze; del negoziante che regalava, con la mozzarella acquistata, un chilo di ricotta, o di quello che faceva assaggiare tutti i suoi Limoncelli mettendo a rischio la sobrietà dei clienti. Continua a leggere “Napoli e le declinazioni della gentilezza”

Garbuiella o Berlusca?

I soprannomi dell’infanzia

La nostra era una borgata ai piedi del paese con un unico negozio che vendeva un po’ di tutto, la cui insegna, se mai ci fosse stata, era: “Tina d’la butega” (la bottega di Tina… più o meno).

– “Vado a prendere il pane da “Tina d’la butega”
– “Vai a comprare il sapone da “Tina d’la butega”

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Lungo il Po con Marina

Torino: la piccola Parigi d’Italia

Oggi sono uscita con un’amica carissima: Marina.

A Torino, in questi giorni il clima è perfetto: durante il giorno il sole scalda le vie del centro, senza però quel fastidio che generava un paio di mesi fa.

Sarà per questo che Marina mi ha sorpreso con una telefonata, invitandomi a passeggiare con lei lungo le rive del Po. Continua a leggere “Lungo il Po con Marina”

Un lungo viaggio

Non ho mai fatto recensioni di libri, mi sono sempre limitata a parlare di un libro o di un altro in famiglia o con amici. Di un romanzo si suggerisce il titolo, si riceve in prestito, in regalo o si sceglie come regalo, cosicché anche la storia scritta dall’autore si intreccia con quella di chi ne entra in possesso e la fa sua. Anche il lettore si ritroverà a pensare e a parlare attingendo ai ricordi di ciò che ha letto.

In questi ultimi anni e soprattutto in questi ultimi giorni, ognuno si esprime con toni e argomentazioni diverse su quanto sta accadendo: povertà, guerre, migrazioni di popoli, integrazione.

Mi sono ritrovata tra le mani un libro letto qualche anno fa: “Nel mare ci sono i coccodrilli” scritto da Fabio Geda con Enaiatollah Akbari, reale protagonista di questa storia.

Enaiatollah, quando è ancora bambino, rischia di essere costretto in schiavitù perché richiesto alla sua povera famiglia come risarcimento di un danno economico. La madre lo nasconde, finché è costretta ad accompagnarlo dall’Afghanistan in Pakistan, e a lasciarlo lì, solo.

Enaiatollah farà un lungo viaggio passando per l’Iran, la Turchia, la Grecia, arrivando infine in Italia.

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” Il diciottesimo giorno ho visto delle persone sedute. Le ho viste in lontananza e subito non ho capito perché si fossero fermate. Il vento era un rasoio e briciole di neve mi otturavano il naso, e quando cercavo di toglierle con le dita non c’erano più. Dietro a una curva a gomito, d’un tratto, me le sono trovate di fronte, le persone sedute. Erano sedute per sempre. Erano congelate. Erano morte. Erano lì da chissà quanto tempo. Tutti gli altri sono sfilati di fianco, in silenzio. Io, a uno, ho rubato le scarpe, perché le mie erano distrutte e le dita dei piedi erano diventate viola e non sentivo più nulla, nemmeno se le battevo con una pietra. Gli ho tolto le scarpe e me le sono provate. Mi andavano bene. Erano molto meglio delle mie. Ho fatto un cenno con la mano per ringraziarlo. Ogni tanto lo sogno.”

Come una buona medicina che ci può aiutare a guarire, in questo caso dal male dell’incomprensione, consiglio questo libro, da leggere anche con i nostri bimbi, i nostri ragazzi. Forse loro, nonostante noi, diventeranno persone migliori.

Quando le donne sono uscite di casa

Non più puttane, non più madonne, finalmente donne!

Questo, uno dei tanti efficaci slogan che hanno accompagnato le lotte femministe degli anni ’70. Immagino che sia chi lo urlava nelle piazze, sia chi lo ascoltava dai balconi, pensasse che qualcosa sarebbe sicuramente cambiato, non immaginando ciò che è realmente successo.

Non sono più una ragazzina e sono sempre più convinta che fosse più consapevole del proprio ruolo la generazione della mia mamma, di quanto lo sia la mia.

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