Buon compleanno Renato

Renato Zero compie 70 anni.

Per me, e per molti della mia generazione è senza età, è Renato e basta. Anticipatore di temi e di uno stile che non ha eguali, se non pallide imitazioni.

Ricordo di averlo scoperto una domenica pomeriggio del 1976, ospite della trasmissione Piccolo slam con l’indimenticabile Stefania Rotolo e Sammy Barbot. I suoi capelli lunghi, il suo trucco, cantava Madame…Una folgorazione, io che ascoltavo le radio private e che cercavo di registrare le canzoni con il mio mangiacassette, avevo trovato qualcuno che andava fuori dai canoni tradizionali.

Il mio primo concerto di Renato Zero risale alla promozione dell’album EroZero, in tour con un tendone, ecco Zerolandia…

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Al cinema

Nella città di Torino ha sede il Museo Nazionale del Cinema

È allestito all’interno della suggestiva Mole Antonelliana, simbolo della città, e proprio in questo 2020 ricorre il ventesimo anniversario della sua apertura.

Il cinema racconta storie, sogni e vita vera, avventura e introspezione, e regala ricordi che si intrecciano con le vite create sul grande schermo. Purtroppo anche questo mondo ha subito stravolgimenti a causa dell’arrivo della pandemia di Covid19, reale e non frutto della fantasia di qualche sceneggiatore.

In questi giorni mi sono tornati in mente i pomeriggi al cinema con i miei genitori, quando aspettavo con trepidazione i cartoni animati della Walt Disney, rammento ancora i pianti per il mio caro e piccolo Dumbo, tuttora il mio personaggio preferito.

Però dai cartoni animati mi sono poi ritrovata a vedere film decisamente diversi, e mi chiedo come sia stato possibile dato che mia madre è sempre stata una persona alquanto severa e ligia alle regole. Ho visto tre pellicole decisamente non adatte alla mia tenera età, sarà stata una strategia educativa insolita?

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Un viaggio non è un viaggio senza Autogrill

Ognuno sogna a modo suo

Sarà che da bambina in vacanza ci andavo poco e sarà che per un semplice trasferimento a Genova toccava alzarsi alle 5 per non trovare traffico ed essere i primi davanti alla saracinesca della panetteria di Voltri dove, dopo spasmodica annuale attesa ci potevamo strafogare di focaccia ligure, ho ricordi indelebili di quella settimana trascorsa dagli zii.

C’è però un rito a cui ancora oggi, se posso, non rinuncio: la sosta all’Autogrill, possibilmente quello grande che attraversa le due corsie dell’autostrada.

Che meraviglia! Mi sembra di essere Pinocchio nel paese dei balocchi, o uno dei bambini di quella trasmissione che guardavo una vita fa, dove la squadra che vinceva poteva abbuffarsi di tutti i dolci messi in esposizione sui vassoi.

Quando entro mi soffermo sempre a guardare le focacce e i panini dai nomi esotici o regionali (chi non conosce il Camogli?), ma la vera goduria per i miei occhi è la merce in esposizione confezionata sempre in versione extralarge o introvabile in qualunque altro negozio del mondo… neppure dai cinesi!

E così mi perdo tra i fustini tondi simili a quelli di un noto detersivo, ripieni però di patatine e popcorn, scatole di pasta variopinta, tubi lunghi un metro di biscotti o cioccolatini, lecca lecca giganti e sacchi sorpresa talmente grandi che poi li potresti usare per riporre gli abiti invernali!

Guardo, tocco e mi riprometto di tornare per fare i regali natalizi: ho sempre pensato che sia l’unico luogo dove trovare idee tanto originali quanto inutili.

Trascorro una mezz’ora di gioia infantile infischiandomene dei richiami dei grandi, mio marito, che vorrebbero ripartire e giungere a destinazione.

Poi felice ed appagata ordino un caffè ed esco.

Un nonno

Un uomo di poche parole.

Era un uomo semplice, con il volto scavato e un paio di bei baffi, pochi capelli pettinati all’indietro e una pelatina sulla nuca che io da bambina regolarmente annaffiavo con gocce d’acqua. Così la chioma si sarebbe rinfoltita! Magro magro perché soffriva di ulcera, per digerire beveva litri di acqua con il bicarbonato, ho sempre immaginato che nello stomaco avesse bianchi crateri. Era nato al nord, ma aveva un cognome che indicava lontane origini sarde.

Era il marito della nonna portinaia La nonna portinaia, non aveva legami di sangue con me, ma divenne la mia figura maschile di riferimento. Ogni tanto gli ricordavo che doveva aspettare che diventassi grande, perché volevo sposarlo.

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Volevo solo andare a Positano

Ricordi di un’estate

Durante la mia adolescenza ho avuto il privilegio di trascorrere le vacanze estive ospite di zii che avevano la casa in uno dei posti più belli del nostro sud Italia: la costiera amalfitana.

In un pomeriggio di agosto assolato e un po’ noioso, io e tre amiche decidemmo di fare un giretto nella rinomata Positano, ci trovavamo a Praiano, a circa una decina di chilometri di distanza. Ci venne la bella idea, non di prendere un autobus…ma di fare l’autostop, essendo in quattro ci sentivamo intraprendenti e sicure. Si fermò un signore di mezza età alla guida di un’auto grande e costosa, ci caricò e lungo il tragitto si divertì molto a sentire le bugie che raccontammo. La fantasia di quel momento ci ispirò: eravamo tutte sorelle e naturalmente povere, e dire che avevamo cercato di curare l’abbigliamento! Sorelle di primo e secondo letto, come si diceva allora, anche perché avevamo tutte più o meno la stessa età.

I nostri ipotetici genitori dovevano essersi quindi dati un gran daffare… Continua a leggere “Volevo solo andare a Positano”

All’asilo no!

… e niente vasca

Come ho raccontato in un precedente articolo (Un’infanzia turbolenta) da bambina frequentai solo l’ultimo anno di asilo, perché non ci volevo andare e mio padre, geloso della sua bambina, assecondò quel capriccio.

Decisero di iscrivermi l’ultimo anno, perché si resero conto che avevo bisogno di socializzare ed anche per cercare di “addomesticarmi”.

Lo  frequentavo solo al mattino, ma lo odiavo: non mi piacevano le maestre, alle quali “sentivo” di non essere simpatica, non mi piaceva correre nel salone a tempo di pianoforte e in mensa c’erano bambini che quando mangiavano si spiaccicavano il formaggino ovunque e io… davo di stomaco. Continua a leggere “All’asilo no!”

Vino moscato e fuga

Infanzia spericolata

Per sdrammatizzare questi giorni così densi di preoccupazioni e per festeggiare in quarantena il mio compleanno, ho detto alle mie figlie che avrei “alzato il gomito”…io che praticamente non bevo alcolici, giusto un bicchiere di vino quando le amiche mi guardano di traverso se ad una cena chiedo soltanto dell’acqua.

Mi è stato quindi chiesto se ricordo di aver mai esagerato…mai! Come Gabriella sono ligia alle regole e non mi piacciono gli eccessi, diciamo che sono un tantino noiosa sotto questo aspetto.

Dopo aver letto i suoi trascorsi di infanzia turbolenti Un’infanzia turbolenta, mi sono resa conto che effettivamente anche io ho dato il meglio di me quando ero ancora una bambina, forse per questo siamo così amiche?

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Un’infanzia turbolenta

Non sempre è l’adolescenza l’età più difficile

Mia sorella mi prende in giro e mi definisce “bacchettona”, come non capirla? Chi mi conosce mi giudica seria, giudiziosa e poco incline ai colpi di testa. La mia amica Marinella è entrata nella mia vita alle superiori, quando normalmente si tende a trasgredire, ad essere ribelle, ma, come lei, raramente io ho superato “il limite”.

Però… mia madre potrebbe raccontarvi un’altra storia: vissi la mia età ribelle dai due ai cinque anni, poi ci pensò lei a raddrizzarmi.

In quel periodo detti il meglio di me

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Barbie Luce di Stelle

Un desiderio esaudito

La mia generazione è cresciuta con il mito della Barbie: tutte la amavamo… tutte tranne mia madre.

Sono cresciuta in una famiglia dignitosa ma certamente non ricca, i miei facevano i salti mortali per non farci mancare nulla, ma resta il fatto che i miei genitori o non seguivano le mode o le adattavano ai loro gusti ed esigenze.

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Carlevè ed Turin

E siamo a Carnevale

Devo dire che questa festa che sa di scherzi ed allegria, non esercita più su di me la sua attrazione. Però in questi giorni mi ritrovo a ricordare quando non era così e attendevo con ansia che arrivassero le giostre a Torino, nell’ampia e centrale Piazza Vittorio Veneto.

Il centro città cambiava atmosfera, anche perché quando ero ragazzina, non mi rendevo pienamente conto della bellezza particolare di questa città che mi appariva troppo tranquilla, quasi noiosa. Molti non saranno di questo avviso, soprattutto i nostalgici della vecchia Torino, ma a me piace questo presente, la confusione, i rumori, la movida dei giovani…a differenza dei miei coetanei, non dico: ah come erano belli i miei tempi! Io amo anche questi, con tutte le contraddizioni che ne conseguono.

Febbraio era il mese del travestimento

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