La cucina della nonna – parte 1

Dieta “quasi” mediterranea

Amavo trascorrere l’estate dalla nonna per il piacere di vivere in completa libertà, ma anche per il piacere di mangiare cibi che normalmente o non erano previsti in casa mia o che cucinati dalla nonna acquistavano un altro gusto.

La mia vacanza iniziava il lunedì mattina, quando si andava al mercato. Come mi divertiva passeggiare tra le bancarelle aiutando mia nonna con la spesa! Continua a leggere “La cucina della nonna – parte 1”

Buon Ferragosto a tutti

Sull’onda dei ricordi rieccomi a casa della nonna

Per la nostra famiglia il 15 d’agosto non segnava l’apice dell’estate o l’apoteosi di vacanze da sogno, ma “la festa d’la Madona” (la festa della Madonna).

Mia nonna si alzava presto per preparare il pranzo nella convinzione, non sempre indovinata, che tutti i figli si sarebbero presentati per la grande festa. Continua a leggere “Buon Ferragosto a tutti”

Ricordi d’estate

Le vacanze dalla nonna

Vi ho già parlato di quella nonna che per non fare partire il figlio tra i partigiani lo tramortì con uno zoccolo. Bene quella nonna guerriera aveva un punto debole: io! Mia nonna mi adorava: ero la prima nipote femmina ed ero “coccolosa”.

Tutte le estati, finite la scuola partivo per un paio di settimane tra le colline astigiane e per me che abitavo in città, era una festa.

Come me anche tanti bambini, figli di amici di mio padre che erano andati a vivere tra Torino e Genova, venivano mandati dalla nonna per passare l’estate.

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Isola

Come l’estate scorsa, in partenza verso nuove avventure!

Prima o poi sentiamo nascere in noi il desiderio di staccare da ciò che costituisce la nostra vita, cerchiamo luoghi lontani che mettano chilometri tra noi e la nostra quotidianità.

Io amo le isole, mi piace sentire che tra me e la terraferma c’è dell’acqua, molta acqua in perenne movimento, movimento che mi avvicina e mi allontana fisicamente e soprattutto mentalmente da tutto.

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La nostra vecchia scuola

Cara amica, ti scrivo questo lungo messaggio in questa serata un po’ troppo calda, ma tranquilla.

Questa mattina sono uscita presto di casa per sbrigare alcune commissioni, avevo voglia di camminare e ho quindi passeggiato lungo il fiume. Così mi sono attardata e verso l’una del pomeriggio, quando i raggi del sole iniziavano a non dare più tregua, mi sono ritrovata davanti alla nostra vecchia scuola.

Stessa cancellata verde e ruggine, stessa facciata di mattoni marroni, diverse locandine di serate musicali affisse sui muri…ai nostri tempi non c’erano tutte queste serate…peccato! Di fronte c’è ancora la stazione dei pullman, sulle pareti i graffiti potrebbero ricordare quelli che abbiamo visto insieme durante il nostro viaggio a Londra, ma non sono così particolari, sono solo graffi colorati, scarabocchi su pareti sporche e scrostate. Sembrava un angolo di periferia, ma ero alle spalle del centro città, a due passi dalla dimora reale sabauda con i suoi giardini. Continua a leggere “La nostra vecchia scuola”

Non toccate le banane

Io e Johnny Stecchino: una storia in comune

Un film di Benigni che mi diverte molto è proprio Johnny Stecchino e la scena che mi fa sempre ridere è quella in cui il protagonista rischia di morire mentre ruba una banana e la mitica frase: “Se vai a Palermo non toccare le banane!”…. Come lo capisco!!!

Oddio, a Palermo non ho avuto problemi con le banane, ma a Torino sì.

Uno dei miei primissimi ricordi risale  a quando avevo circa quattro anni (quindi circa ..un tot di anni fa😊). I miei genitori, da bravi astigiani, avevano aperto una rivendita di vini e liquori in una zona prestigiosa della città, in un quartiere tranquillo. Durante il giorno, nella bella stagione, giocavo sui marciapiedi davanti al negozio. In quegli anni ai bambini si lasciava relativa libertà, per quanto ci fossero già molti dei pericoli odierni. Continua a leggere “Non toccate le banane”

Il viaggio nel cortile

Io ero la nipote della portinaia, un grande privilegio, potevo far scendere i bambini a giocare nel cortile dello stabile, sempre che la nonna, generale dei marines mancata, fosse in giornata buona.

Una volta però noi bimbi vivemmo una bellissima avventura…nel cortile di casa.

Nel cortile vi era un panificio, per la consegna del pane veniva utilizzato un furgoncino che per alcuni giorni rimase parcheggiato in quanto era guasto, non so come né perché, io e la mia combriccola avemmo il permesso di salirci e di utilizzarlo per i nostri giochi.

Divenne una sorta di camper. Che viaggi in quel cortile, a rotazione qualcuno guidava, altrimenti si stava dietro, come in una piccola casa, come quelle case sugli alberi che tutti desideravamo.

Viaggiammo per qualche giorno, la città, il quartiere, il palazzo, quel cortile non esistevano più, macinavamo chilometri nel mondo dei sogni e delle avventure, in quel mondo dove i bambini diventano quel che desiderano, possono avventurarsi senza paura, senza rischi, ridendo stupidamente perché è così bello ridere senza cercarne il motivo.

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Hedy Lamar: l’attrice scienziata

La “femme fatal” che inventò la connessione wireless

Eccoci nuovamente a parlare di donne e tecnologia… e che donne!!

Hedy Lamar è l’archetipo dell’attrice sensuale degli anni 30. Non solo, fu addirittura la prima ad interpretare una scena di nudo nel film Estasi. Ovviamente la la pellicola fu censurata e in alcuni Paesi tolta dal mercato.

Eppure, la quasi laureata in Ingegneria (rinunciò agli studi per seguire la carriera artistica), non solo fu bella e fatale ma fu anche una ricercatrice e scienziata.

Sempre negli anni ’30 brevettò, con l’amico e compositore George Antheil, un sistema di codifica delle informazioni che avrebbe consentito di comandare a distanza i mezzi navali e addirittura i siluri, suscitando ovviamente l’interesse degli apparati militari.

Di fatto gettò le basi dei sistemi informatici wireless (senza fili) e della telefonia mobile.

Niente male per essere una donna, un’attrice e un sex simbol!

E se scoprissimo che Belen…?

Nonna Angelina e lo zoccolo

Metodi educativi a prova di bomba

Rileggendo il sottotitolo sorrido, perchè mai parole furono più veritiere e vi spiego il perchè.

Mia nonna era una donna di campagna indurita dalle prove della vita. Era una di quelle persone all’apparenza fragili ma, che all’occorrenza, esibiva un carattere non sempre piacevole.

Io e Marinella, tra le altre, abbiamo anche la fortuna/sfortuna di avere in comune la stessa situazione in fatto di figli. Sarà che sono nati il 26 con qualche mese di differenza, sarà il caso, però i nostri due pargoli amano la vita non convenzionale e i viaggi alternativi.

Così ecco che qualche mese fa cercavo di rassicurare la mia amica quando sua figlia ha deciso di seguire il sogno di lavorare in Africa con un’organizzazione umanitaria e… “sbam!” eccomi qua a cercare rassicurazioni dopo che mio figlio ci ha comunicato di aver lasciato un buon lavoro, Londra, e aver deciso di prendersi sei mesi “sabatici” per viaggiare zaino in spalla per l’Asia orientale. Certo i nostri ragazzi sono più vicini ai trenta che ai vent’anni, ma si sa la mamma è sempre la mamma.

Ora cosa c’entra questo con mia nonna? C’entra… c’entra… E’ a lei che ho pensato quando Marinella mi parlava dei suoi timori e sempre a lei quando il mio ragazzo mi ha comunicato i suoi progetti.

Dovete sapere che avevo uno zio che al tempo della seconda guerra mondiale era un ragazzo abile al servizio militare, ma essendo il più grande di quattro fratelli venne esonerato dal partire per il fronte. Questa cosa però non lo aveva reso particolarmente orgoglioso e fu così che un giorno comunicò alla famiglia di aver deciso di unirsi ai partigiani.

Non lo avesse mai detto: nonna Angelina, che era alta un metro e cinquanta e quando si arrabbiava faceva comunque tanta paura, cominciò a fare fuoco e fiamme per cercare di convincerlo a restare, ma zio Giovanni era determinato a partire.

Come sappiamo, i partigiani non operavano alla luce del sole e quindi mio zio aveva preso accordi per ritrovarsi in un dato luogo in una data ora. La mattina si era alzato all’alba, e non so esattamente la dinamica del fatto, ma mia nonna con una poderosa zoccolata alla testa l’aveva tramortito facendolo svenire.

Quando si riprese il convoglio era passato insieme alla sua carriera di partigiano e salvatore della patria. Quante volte abbiamo riso di questa storia, soprattutto guardando mia nonna, ormai anziana, indifesa e persa in un mondo tutto suo, che ci osservava con occhi dolci e biricchini!

Quando ho consigliato questo metodo a Marinella ho visto una certa consapevolezza nello sguardo della mia amica, mentre mi ha fatto ridere lo sguardo scandalizzato di sua figlia.

– “Nooo, non si fa, non è giusto!”.

– “Forse no”, ho pensato… ma a noi i mesi di vita persi a stare in pena per loro chi ce li ridà?

Vado a cercare uno zoccolo.

Il biennio scolastico

Il cartellone dell’ultimo tabù

Ho frequentato un istituto superiore che era il parente povero del corso di Ragioneria. Io che non amavo i numeri e la partita doppia, avevo scelto una scuola che prevedeva materie di tipo economico. Il corso prevedeva un esame dopo i primi tre anni per ottenere sia il diploma di qualifica sia l’accesso ai due anni successivi necessari per l’esame di maturità. La prima intenzione era quella di ottenere la qualifica per iscrivermi al corso di infermiera professionale, invece decisi di proseguire.

Non sono diventata un’infermiera!

Tutto sommato non mi dispiacevano le materie, soprattutto non mi dispiacevano le professoresse! Eh sì, le donne hanno avuto un ruolo importante. Durante il biennio ho molto apprezzato la professoressa di italiano, donna indipendente, preparata, aveva un ottimo rapporto con la nostra squinternata classe quasi tutta femminile. Continua a leggere “Il biennio scolastico”