Respira!

Respira respira, non posso lasciarti andare via.

Ti do il mio respiro, te l’ho dato dal primo momento che ti ho cercato, dal primo momento che ho avuto la conferma che fossi lì, dentro quel monitor, per me eri ancora un’immagine incomprensibile, eppure mi spiegavano che avevi mani, piedi e…un cuore.

Respira respira, non posso lasciarti andare via dove sarai senza di me.

Ho sognato per te, desiderato per te, ho impostato la mia vita per te.

Ho immaginato quando mi avresti guardata per la prima volta, quando mi avresti abbracciata, chiamata.

Ho pensato a quando avresti pianto e io mi sarei sentita impotente nel fermare quelle lacrime.

Ti ho visto correre in un giardino, ridere felice, ignaro del mondo.

Perché il tuo mondo era lì, tutto in quel momento, tutto il mio mondo ti sarebbe bastato. Lì avrei eretto barriere, sarei stata pronta a fronteggiare chiunque avrebbe provato ad intaccare il tuo sorriso.

Ti ho visto ragazzo, adulto, pronto a percorrere la tua strada, io sarei rimasta ai margini, lasciando finalmente il mio posto di guardia, perché ormai saresti stato in grado di difenderti da solo.

Io avrei potuto invecchiare e sentire che era giunto il momento di appoggiarmi a te, e tremante sentire che la tua mano era ormai più grande della mia

Respira respira, non posso lasciarti andare via, ma il mio muro è crollato.

Dov’è Dio, Un Dio qualsiasi, io lo accoglierei.

Ma tu respira, respira ancora…

 

Dedicato a chi, in questo momento, si sta battendo per un’ultima speranza di vita per il proprio figlio

Questo ho detto a mia figlia

Giovani-Lavoro-kklB--835x437@IlSole24Ore-Web.jpgCassandra – Spesso io e te parliamo di desideri, aspirazioni, sogni, delusioni, dubbi. Credo sia una serie di argomenti che, in momenti diversi della vita di ognuno, vengano affrontati e confrontati. Anche le persone che sono soddisfatte e realizzate e lo fanno presente continuamente (o ne sono convinte) in alcuni frangenti lasciano trapelare conflitti interiori. Tutta una questione di equilibrio tra ciò che vogliamo e ciò che possiamo fare. Ad un certo punto della nostra vita e della nostra età, ci siamo dette che non avremmo dovuto – come spesso si fa da ragazzi – imputare ai genitori, alla situazione sociale ed economica e via discorrendo tutto quello che non siamo state in grado di fare. Ci sono tempi e luoghi per alcune scelte, certamente oggi, come si suol dire “col senno di poi”, saremmo state più temerarie, meno ligie alle regole familiari che ci volevano brave ragazze (con un minimo di preparazione scolastica), brave mogli e brave madri. Non so quanto lo siamo state e lo siamo, diciamo che cerchiamo di fare del nostro meglio. Oggi affrontiamo la vita e ciò che non siamo diventate, con quell’accettazione che deriva dalla consapevolezza che…è inutile lasciarsi travolgere da troppi rimpianti (anche se in passato, ricorderai, ho scritto che non so vivere senza nostalgia e rimpianti, ed è vero!). Comunque un cammino diverso della vita ci ha rese quello che siamo oggi…e ci piaciamo così!

Questa lunga premessa non era per parlare nuovamente di noi, ma dei discorsi, delle aspirazioni, dei dubbi dei nostri ragazzi, degli amici dei nostri ragazzi, dei ragazzi dei nostri vicini di casa…

I ragazzi di oggi hanno numerose e interessanti opportunità. Lo studio, con la possibilità di viaggiare, vedere e conoscere, dà loro l’occasione, in diversi periodi dell’anno, di sottrarsi alla routine quotidiana. Il timore di non trovare il proprio posto in questa società, non penso derivi soltanto dalla difficoltà di trovare un impiego che li realizzi e che non sia sottopagato, ma anche dal fatto che non vogliono ritrovarsi e specchiarsi in noi. Noi che cercavamo il posto sicuro e vicino casa, il fidanzato/a, che risparmiavamo per accendere il mutuo per la prima casa, non siamo i nostri figli che desiderano invece un lavoro che non sia mai noioso (e cari ragazzi a chi lo dite!) e una vita di coppia sempre spumeggiante (e cari ragazzi a chi lo dite!).

La vita è però anche quotidianità, gesti ripetuti, appuntamenti fissi, abitudini…ricerca di sicurezza.

Diventerebbe anche faticoso inseguire ogni giorno una novità, sarebbe anche questo un impegno quasi stressante. Tempo fa ho letto il romanzo di Chiara Gamberale “Per dieci minuti”. La protagonista attraversa un periodo difficile della propria vita e la psicologa le consiglia un esercizio: per un mese, ogni giorno e per almeno dieci minuti, dovrà fare una cosa nuova. Interessante…ho provato a pensarci pure io, mi mancano le idee, a meno che non decida di intraprendere sport estremi o chieda alla parrucchiera di cambiare il colore dei miei capelli…rosa, blu, che dici?

Anche i nostri figli devono necessariamente arrivare ad un compromesso, ma non è detto che il compromesso abbia sempre un’accezione negativa. Vuoi vivere di arte? Devi  fare anche altro, non è detto che qualcosa non possa accadere. Vuoi lavorare nel sociale? Forse non andrai all’ONU perché temo che anche lì essere “figli di” conti molto, ma non è detto che una persona preparata non riesca a collaborare con una piccola associazione, con chi può apprezzare un progetto diverso.

Bisogna iniziare a muovere piccoli passi, partire dalle persone, per fare grandi cose bisogna partire da quelle piccole affinché crescano, si alimentino di capacità, di collaborazione ed entusiasmo.

Questo ho detto a mia figlia.

Sibilla  Sto leggendo un saggio (regalatomi da mio figlio con l’intento di introdurmi a letture più interessanti e intelligenti… tanto per stare in tema…) che dice che in fondo, anche chi non vuole conformarsi fa parte del sistema e che proprio perché ne fa parte può permettersi di sentirsi  “diverso”.

Credo abbia ragione.

Cuore di mamma…i bambini dimenticati

Credo di essere diventata troppo vecchia, sono da tanti anni una madre. Il mio cuore ha tanti anni, è forte, ma sono troppo vecchia per vedere certe immagini.

È domenica sera – dopo il sabato frenetico tra commissioni e cena con gli amici, il passaggio all’ora legale, il pranzo cucinato per le mamme di casa – prendo possesso esclusivo del divano per guardare indolentemente un programma televisivo.

Passano immagini di bambini sotto le bombe, sotto le macerie…sotto tutto quello che la guerra comporta, sotterrati dalla nostra lontananza.

Non sono preparata, mi è passato il sonno, mentre io facevo la spesa, cenavo con gli amici, cambiavo l’ora al mio orologio, preparavo il pranzo, mi sceglievo la posizione più comoda sul divano, mi allungavo una coperta, prendevo il telecomando, sceglievo il programma, cercavo il canale…

loro soffrivano, loro morivano, loro muoiono.

Sono troppo vecchia, il mio cuore è forte, ma stasera piango tutti questi bambini, erano anche i miei bambini, mi ero dimenticata di loro mentre facevo la spesa, cenavo con gli amici, cambiavo l’ora al mio orologio, preparavo il pranzo, mi sceglievo la posizione sul divano, mi allungavo una coperta, prend……………………………………………………………………………..

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Cuore di mamma…ha bisogno di luce

BUM!

Si è spento tutto. È buio, non ho mai amato il buio, sono una creatura che ha bisogno di luce.

Non sento più alcun rumore, che silenzio, sì è un silenzio strano, profondo. Si può dire che un silenzio è profondo? Chissà!

Perché mi vengono in mente questi pensieri? Forse perché sono qui, ma qui dove? Buio, silenzio, assenza. Sono assente da cosa? Da dove?

Ecco, ricordo, ero fuori, al sole, mi piace la sua luce e il suo calore, cammino sempre sul lato della strada illuminato dai raggi del sole.

Desidero la luce per me ed i miei figli, dopo il buio della mia scelta, dopo il buio di quell’uomo. Ognuno di noi ha la propria ombra, ma ho avuto paura di quella che nascondeva lui. Ho partorito i suoi figli, i nostri figli, ma la sua ombra si era allungata su di me, amo i nostri figli, non posso più amare lui.

Ho scelto di camminare con i miei bambini alla luce, di lasciarmi alle spalle liti, dolore, gelosia, rancore, botte. 

Questa mattina: sveglia, caffè, colazione, cartoni animati, confusione, con i bambini è sempre così…ma io sorridevo.

Li ho accompagnati a scuola, li ho visti entrare di corsa, siamo sempre in ritardo, mi hanno fatto un cenno veloce con la mano.

Però è successo qualcosa, è buio…ora ricordo, ho notato avvicinarsi l’uomo ombra, è tornato ad allungare la sua ombra su di me. 

Sono una creatura della luce e dovrò nuovamente cercarla, da sola,

volevo almeno salutare i miei bambini,

ora chi camminerà al sole con loro?

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Dedicato a tutte le donne che sono rimaste da sole a cercare la luce

Pensiero d’amore

Un ultimo sguardo all’acconciatura, peccato che tua madre non voglia lasciarti truccare e allora non resta che pizzicarsi le guance per prendere un po’ di colore. Il tuo sguardo è felice: tra poco incontrerai le tue amiche e andrai sul ballo al palchetto godendoti questo sabato d’estate al paesino sulle colline dove trascorri qualche giorno lontano dalla città. E poi, con loro, potrai finalmente parlare di quel bel ragazzo che ti aspetta a casa, col quale, da qualche mese, condividi i primi batticuori e le farfalle nello stomaco. Ti senti grande, una donna, senti di amare ed essere amata, anche se tutti ti ripetono che hai solo quindici anni.

Finalmente eccoti sulla pista e mentre ti guardi intorno curiosa, gli occhi incontrano lo sguardo di un bel ragazzo, accidenti assomiglia tanto a quel cantante americano… anche il taglio di capelli… come  si chiama? Ah siii: Elvis Presley. Ti sorride e si avvicina e tu sei confusa: le farfalle nello stomaco anche qui? Ma tu sei già innamorata! Però quant’è bello, infondo un ballo che sarà mai?

Si è fatto tardi, tu hai sempre ballato con lui e adesso siedi sul sellino della sua Lambretta e lasci che ti riporti a casa… lo sapesse la tua mamma!! Poi scendi, lui ti guarda imbarazzato mentre si dà dello stupido: non è mai capitato che accompagnasse a casa una bella ragazza senza prima fare una fermata strategica in un prato  tirando fuori da sotto il sellino la coperta che tiene lì apposta.

Sono passati quasi dieci anni da quella sera: l’altro l’hai lasciato e il bel giovane con la Lambretta è diventato tuo marito. A diciassette anni l’hai sposato e a diciannove eri già mamma. L’amore è messo a dura prova tutti i giorni: i soldi scarseggiano, il negozio che avete rilevato non va così bene e allevare una figlia quando sei tu stessa poco più di una bambina non è facile! Avresti voglia ancora di uscire, andare a ballare o anche solo a mangiare un gelato, ma non ve lo potete permettere, così a volte un po’ di sconforto ti prende.
Chissà cos’hai pensato quel giorno che si è aperta la porta del negozio ed è entrato lui: il tuo primo amore. Ti ha guardato e ti ha detto che non ti ha mai dimenticata e prima di andare via ti ha lasciato un regalo: il disco di Mal, Pensiero d’amore. Non ne hai mai parlato con tuo marito, anche se sapevi che lui, dal retrobottega, aveva visto e sentito tutto.

Ma quante volte hai ascoltato questo disco e quante volte mi hai raccontato questa bella favola? Quando ero piccola mi raccontavi solo la prima parte, poi, quando sono cresciuta, mi hai spiegato perchè quel disco era così importante per te, ma sei riuscita anche a farmi capire che conservare un sogno nel cuore rende sopportabili i momenti difficili senza togliere nulla alla persona che ti vive accanto.

Mi piacerebbe poterti dire che avevi ragione, ma non si può, però ho sognato con te… e chissà se è per questo che il tuo primo nipote si chiama come il tuo primo amore.

Cuore di mamma e…stiamo tutti bene

Continuo con la mia promozione dei giovani. A dir la verità ho seguito veramente poco questo Festival, altre cose da fare, altre persone da vedere. Non mi soffermerò quindi a fare i miei commenti e le mie critiche, a chi mai potrebbero interessare! Visto che sono un cuore di mamma, sono sempre pro giovani perché spesso si danno giudizi frettolosi e superficiali, facendo, come da proverbio, di tutta un’erba un fascio. Io trovo che invece molti di questa generazione siano curiosi e attivi e soprattutto sensibili. Insomma non ci sono soltanto i ragazzi che passano il tempo con lo smartphone!

Troppo spesso noi adulti crediamo che tutto ciò che fa parte del nostro passato sia migliore di quanto accade nel presente e ci ricordiamo di noi, come giovani migliori. Io continuo a pensare che non siamo stati capaci di imporre poche e semplici e chiare regole, non siamo neanche noi stati così ligi se ci lamentiamo di questo, quello e quell’altro…

Pubblico questa canzone, mi piace questo ragazzo, mi piace quello che dice e come lo dice. Io non ne sarei stata capace. Chapeau! (A me sono venuti i brividi, chissà alla sua mamma)

…vedo sempre e solo onde
dopo onde, ancora onde
allora onde evitare di addormentarmi come gli altri
ed esser buttato in mare
mi unisco al coro della barca
e inizio a piangere e gridare
non ho forza, chiudo gli occhi
e non so neanche nuotare

Stiamo tutti bene…

Di madre in madre

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(Gustav Klimt)

Questo mese di novembre sarà da me ricordato come uno dei più complicati del 2017.

Mentre la figlia maggiore era in volo per un paese dell’Africa per partecipare ad un progetto di volontariato, la mia mamma accartocciava la sua auto e se stessa contro un palo della luce.

Ansia per un volo di tante ore verso un paese sconosciuto, ansia per una mamma che finiva in ospedale.

Di madre in madre.

Ora sono madre di una madre che mi ha rivelato gli anni che non vedevo, celati al mio sguardo dalla forza e dalla vivacità e sono sempre madre di una giovane madre surrogata, che abbraccia e ama bambini non suoi e ai quali dovrà dire addio.

Gli anni scombinano i ruoli, non sono più una figlia, ma una madre che decide, incoraggia e talvolta riprende e una madre che si commuove di fronte all’immagine di una giovane donna con un piccolo bambino che le dorme sereno in grembo.

Lì vedo la maternità, in un paio di braccia che sostengono ed accolgono, come ho desiderato fare dal primo giorno che ho abbracciato la mia creatura, come debbo fare ora abbracciando colei che invece ha messo al mondo me.

Barbie vs Bratz

Natale si avvicina e come tutti gli anni tiro fuori un libricino dove preparo la lista delle persone a cui dovrò fare il regalo, butto giù delle idee, controllando di non fare doppioni (senza per altro riuscirci… vero Cassandra?). Come tutti gli anni mi prende un po’ d’ansia quando a fianco di alcuni nomi non so cosa scrivere. Raccolgo anche i vari volantini che trovo nella buca delle lettere e scorro le pagine che mi parlano di cellulari, elettrodomestici e giocattoli. La sezione dei giochi mi attira ancora oggi che non ho più bambini e gli unici tre nipotini, figli di mia sorella (precisiamo), hanno ormai gusti che poco hanno a che fare con i classici giocattoli che tanto piacevano a me e ai miei ragazzi.

L’occhio mi cade su una splendida Barbie e il salto nel passato è inevitabile. La mia generazione è cresciuta con il mito di questa bambola dalle misure un po’ strane, tutte amavano la Barbie… tutte tranne mia madre. Sono cresciuta in una famiglia dignitosa ma certamente non ricca, i miei facevano i salti mortali per non farci mancare nulla in particolare a Natale; eravamo anche fortunati perchè un paio di zie più abbienti ci ricoprivano di bei regali, ma resta il fatto che i miei genitori non seguivano le mode, o le seguivano ma le adattavano. Come dicevo adoravo la Barbie, ma costava troppo, non aiutava il fatto che abitavamo in una delle zone più eleganti della città e quindi le mie compagne di scuola possedevano un esercito di bambole e soprattutto degli splendidi cambi di vestiti. Ricordo come ieri il giorno che andai a giocare da una certa Clio ed entrata nella sua stanza mi ritrovai faccia faccia con il mio sogno ad occhi aperti: Barbie di tutte le nazionalità, colori di capelli ecc e armadi pieni zeppi di vestiti, scarpe e borsette! Tornata a casa guardai la mia di Barbie, tarocca, con indosso il semplice costume da bagno e mi sentii triste. Come dicevo mia madre non amava questa bambola, la trovava brutta e quindi non si sentiva minimamente in colpa ad avermene comprata una che aveva un altro nome, gli assomigliava ma non era lei. E’ stata una costante ricevere regali “tipo”. La prima bambola che camminava da sola  si chiamava Patrizia che era tipo Michela, quella famosa, poi è stata la volta di Coccolino che era tipo Cicciobello e così io giocavo con la mia “tipo Barbie” con mia sorella che aveva il fidanzato “tipo Ken” e la “tipo sorella di Barbie”.

Il primo Natale che festeggiai da donna sposata e purtroppo l’ultimo che trascorsi con mia madre, ricevetti da lei un regalo inaspettato: una bellissima Barbie “polvere di stelle” con un biglietto con scritto su: “così non rompi più”. E sì, le ho rinfacciato spesso questa sua avversione verso un gioco che io desideravo davvero tanto e mi sono sempre ripromessa che ne avrei regalato cariolate alle mie nipotine: adesso che ne ho la possibilità non è più di moda e le bambine non la degnano di uno sguardo, impazzendo per valchirie “tipo Bratz”.

Io però la mia Barbie ce l’ho nella sua scatola nel mio armadio e non permetto a nessuno di toccarla.

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