Aspettatemi eh?!?

Il mese di Gennaio non mi è mai piaciuto

Ha un che di malinconico, è freddo e pieno di virus e batteri!!!

Meno male che non avevo iniziato il 2020 facendo il mio bell’elenco di buoni propositi con tanto di foto, frasi ad effetto sottolineate con l’evidenziatore fluorescente.

Un disastro: febbre, spossatezza, tosse, e ancora febbre e debolezza e un animo crepuscolare. Rappresento chi proprio non bisognerebbe essere in questo periodo di inizio del…tutto! Riprendere il giro delle mie cose da fare mi sta costando una fatica enorme, io poi che non sopporto chi si lamenta, chi mollemente si allunga sul divano… sono ancor peggio di chi critico. Io che con chi sta male sono più sergente dei Marines che amorevole infermiera stile Candy Candy. Continua a leggere “Aspettatemi eh?!?”

Arde la vita

Anche il 2020 è arrivato

Lo abbiamo festeggiato in modi e luoghi diversi, con il suo carico di danni di cui la cronaca ci ha messo al corrente.

Si riprende, è tutto apparentemente diverso, seppur ancora uguale. Sì perché si inizia sempre con quel desiderio che fa capolino dentro di noi, di voler qualcosa di diverso, un diverso che ancora forma non ha. Con il trascorrere delle ore e poi dei giorni, tutto riprenderò il suo corso e in fondo si farà strada in noi l’idea che non abbiamo tempo per intraprendere cammini nuovi, anzi riaffioreranno dubbi, riecheggerà in noi il proverbio “Non lasciar la strada vecchia per la nuova….”

Il nuovo quale pegno e non soltanto impegno ci richiede?

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Che la fortuna ci sorrida!

Siamo scaramantici?

Forse ognuno di noi ogni tanto compie un gesto scaramantico, quasi senza accorgersene, automaticamente. Così come qualcuno si sarà ritrovato a scegliere un oggetto, magari strano, inusuale o invece addirittura banale, come piccolo portafortuna personale, da conservare in borsa o in un taschino della giacca.

Perché ho un pulcinella sul mio albero di Natale?

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La bella Torino

Un luogo visitato durante una vacanza, diventa un ricordo che dà il via a tutta una serie di sensazioni che arrivano come onde che ci sfiorano, si ritirano, per ritornare nuovamente.

Mi piace raccontare cosa mi è rimasto dentro di uno scorcio di mare, di una strada assolata, di un palazzo antico. Mi piace ripensare ai miei passi su piazze affollate, scale maestose, vicoli nascosti. Ogni giorno percorro centinaia, migliaia di passi anche in posti a me familiari, che non richiedono un biglietto aereo o una guida turistica, perché sono zone che io conosco, nelle quali vivo.

Come potrei allora non parlare della mia città, di Torino

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Hai letto il messaggio?

Quanto ci sentiamo spontanei?

Non mi riferisco a ciò che scriviamo o leggiamo nel web, ma alla comunicazione nella sfera privata. Se è vero, è per me lo è, che il telefono di casa e poi negli anni a seguire lo smartphone hanno annullato le distanze e il tempo, è anche vero che sono aumentati i problemi che riguardano la privacy.

Utilizzo ogni giorno whatsapp perché mi permette di inviare messaggi ovunque, anche vocali se ho le mani impegnate o se sono di corsa, camminando velocemente farei stragi con il t9! Per non parlare poi delle immagini e dei video che posso scambiare con le amiche lontane e soprattutto con la figlia che si trova in un altro continente. Tutto bello, divertente e alla portata di tutti, caratteristica per nulla trascurabile!

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Napoli e le declinazioni della gentilezza

Si stanno ormai avvicinando le vacanze natalizie.

Vi porto allora a fare un giro nei miei ricordi di un’estate. Napoli potrebbe essere un’idea per un viaggio proprio nei prossimi giorni, magari per fare un giro in via San Gregorio Armeno, la strada degli artigiani dei presepi.

“Attonita, affascinata, saltava con gli occhi dan una scena all’altra. La strada, senza marciapiedi, era, ai bordi, una serie ininterrotta di banchetti, illuminati da torce e lanterne colorate. Vi si vendeva di tutto a una folla rissosa e ingorda […] Sullo sfondo, nero immenso vicinissimo, il Vesuvio intento ai suoi infocati gorgògli [… ] La scosse la vocetta del vetturino, recitante con frenesia – Lo San Carlo. Lo palazzo reale. Santa Lucia. Lo Gigante. Lo San Carlo […] Ma qui non era come a Roma. Non aveva paura. La gente non mostrava aria cattiva; nonostante la povertà dell’esistenza, sembrava soddisfatta di stare al mondo. Le pareva, inoltre. di leggere negli occhi, nei gesti, semplice, superiore sapienza […] (Enzo Striano, Il resto di niente).

Negli ultimi anni ho visitato diverse città, ho incontrato persone, ricevuto cortesie, ma a Napoli ho ritrovato l’autentico senso dell’ospitalità, dell’amore verso la propria città. Ho visto la disponibilità del passante che se si accorgeva di un turista in difficoltà sulla direzione da prendere, prontamente indicava il percorso migliore e consigliava la visita della chiesa vicina elencandone le sue bellezze; del negoziante che regalava, con la mozzarella acquistata, un chilo di ricotta, o di quello che faceva assaggiare tutti i suoi Limoncelli mettendo a rischio la sobrietà dei clienti.

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Una giovane madre eritrea

Sin da quando ero bambina, il mese di dicembre è per me sinonimo di festa.

Anche senza avere grandi possibilità economiche, ci sono sempre state: le luci, un presepe, le pecorelle, la scoperta di un regalo nascosto sotto al letto. Una volta diventata adulta, ho sempre cercato di creare nella mia famiglia un’atmosfera gioiosa, serena, perché al di là della religione e del denaro che ognuno può spendere, la natività per me ha il valore della famiglia e soprattutto della condivisione. Un piccolo gesto verso chi ci è accanto e verso il prossimo è soprattutto un regalo che facciamo a noi stessi.

Facevo queste riflessioni proprio alcune sere fa…

Sto guardando una trasmissione che seguo abitualmente il venerdì. La giornalista mostra i filmati di una sua inchiesta girata nei centri di detenzione in Libia. Gli uomini chiedono di essere ascoltati, chiedono a lei di portare la loro voce, la loro richiesta di aiuto.

Nell’ultimo servizio intervista una giovane donna eritrea, ormai da quasi un anno e mezzo è bloccata in Libia con il marito e la figlia. Non riescono ad andare via, non hanno passaporto né denaro, lei non se la sentirebbe comunque di partire via mare, il viaggio non sarebbe sicuro, la sua creatura è così piccola. Il suo sogno è quello di andare via e di poter studiare, e che naturalmente un domani possa farlo anche sua figlia. Vorrebbe diventare un’infermiera, perché ha visto morire troppe donne di parto.

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Natale sta arrivando

Attenzione all’ansia

Prima della festa, delle immancabili luci, del panettone troppo dolce, del torrone spacca denti, delle candele che colano sulla tovaglia ricamata, c’è sempre quella malinconia che forse prelude al sorriso.

Quanti sono i giorni di festa che abbiamo accantonato nella memoria, che ormai ci si rassegna a non ritrovare più e quanti invece proprio perché sono ancora lì, anche loro sono ormai irripetibili?

I bambini sono cresciuti, gli adolescenti pure, alcune persone ci hanno lasciato, malgrado loro, altre hanno scelto l’assenza invece della costante presenza.

C’è sempre un po’ di ansia, di aspettativa, come alle prove di una grande ennesima rappresentazione che a volte è noiosamente ripetitiva ma della quale non si può proprio fare a meno.

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Riflesse nello smartphone

Ti immagino sai? Anzi ti vedo.

Hai il viso senza trucco, illuminato dal riverbero della luce dello smartphone, scorri i post di Facebook e dai uno sguardo alla bacheca di Instagram.

Quanto sono belle le ragazze e le signore che hanno pubblicato la loro foto con il completo del giorno, sembra la pubblicità di un giornale di moda, tutto è ben coordinato. Che fortuna che hanno ad essere state invitate a quell’evento in quel bel palazzo con le luci a festa, che buffet! È un mondo vitale, gioioso, sono tutte così in gamba! Nelle stories sanno muoversi in modo disinvolto, parlano, gesticolano, riescono a camminare e a riprendersi anche in mezzo alla gente senza inciampare.

Non lo pensi con cattiveria, perché mai? Apprezzi, vorresti fare la stessa cosa.

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Una donna ha bisogno di luce

In questo 25 novembre 2019 pubblico nuovamente questo post…

BUM!

Si è spento tutto. È buio, non ho mai amato il buio, sono una creatura che ha bisogno di luce.

Non sento più alcun rumore, che silenzio, sì è un silenzio strano, profondo. Si può dire che un silenzio è profondo? 

Perché mi vengono in mente questi pensieri? Forse perché sono qui, ma qui dove? Buio, silenzio, assenza. Sono assente da cosa? Da dove? Continua a leggere “Una donna ha bisogno di luce”