Nonna al tempo del Covid

Ogni tanto mi piace immaginare e raccontare…

Sento il suo sguardo su di me.

Il frullatore elettrico copre i suoni delle voci che arrivano della televisione accesa. Guardo le uova disfarsi, incorporarsi poi allo zucchero e gonfiarsi, come è gonfio il mio cuore, ma di dolcezza. Aggiungo il latte, il burro, la farina, il lievito e le gocce di cioccolato che a lei piacciono tanto.

Teglia, timer, forno, oplà. Mi volto e la vedo allungata sul divanetto della cucina, mi viene da ridere a vederla così, per lei è scomodo, ha quelle gambe lunghe, così lunghe e io mi sento tanto piccola, vecchia nonna piccoletta mi chiama. Altro che piccoletta, sì ormai mi ha superata in altezza da un bel pezzo, ma sono ancora la nonna che si occupava di lei, quante volte ho corso con la mia auto: scuola, palestra, festicciole di compleanno. Ora è lì, ormai signorina come non vuol essere chiamata da me, io glielo dico apposta, mi diverte prenderla in giro, i giovani si prendono troppo sul serio e non hanno il dono dell’ironia. Quando viene a trovarmi so che le piace mangiare un dolce con me, mi guarda mentre lo preparo, ho sempre l’occorrente per una torta, poi sfoglia il giornale che settimanalmente compro, borbotta perché non le piacciono le fiction che guardo e così si impossessa del telecomando e cambia continuamente canale, tanto non troverà niente su cui fermarsi, non ho quei canali a pagamento che lei segue, ormai non è più tempo neanche per i cartoni animati.

La guardo con orgoglio e tenerezza, gli occhi sono sempre i suoi, della bimba che alzava il braccio per darmi la mano, allora ero ancora io la più alta tra le due. Quanta tenerezza! Indossa la sua mascherina, e sta lì sul divanetto, nell’angolo più lontano da me, vuole mantenere le distanze, non si scherza mi dice quando affermo che esagera. La finestra è socchiusa, arrivano i rumori della strada e ogni tanto anche il suono delle sirene delle ambulanze. Non mi ci abituerò mai, abito troppo vicino ad un ospedale, ecco perché tengo sempre un po’ alto il volume della tv, lei pensa che io non senta più bene, ma non è così, sento benissimo, ma la mia cucina è la mia bolla: tv, frullatore, lei che sfoglia il giornale e che borbotta. Il mondo rimane fuori.

Mi aspettavo un anno più sereno, ma questi mesi sono duri, per tutti, lei è giovane e so che patisce il distanziamento sociale, io sono vecchia, mi basta poco, non ho fame del mondo, di un dolce mi basta una fetta piccolina. Lei ha bisogno di spazio, di andare e di tornare, di buttarsi sui miei cuscini senza aver paura di portarmi il virus in casa. Allora lascia la finestra socchiusa, dice che occorre il ricambio d’aria.

Il suono del timer mi distoglie da questi pensieri, prendo la torta, la metto a raffreddare e lei con sguardo famelico si distrae raccontandomi un po’ i fatti suoi e sistemando il mio cellulare, faccio sempre un sacco di pasticci e le pazientemente risistema tutto. Preparo il tè, taglio la torta, le metto accanto tazza e dolce e mi siedo vicino al tavolo, a distanza di sicurezza. Così lei è più tranquilla e si sfila la mascherina, ma mangia velocemente, beve con il rischio di ustionarsi e la rimette. Sazia e contenta mi guarda mentre finisco di bere e poi le metto il resto del dolce in un contenitore.

Allora le racconto io qualcosa, solo che mi rendo conto che a volte elenco le storie tristi dell’ultimo telegiornale che ho visto e lei mi riprende, non vuole che lo faccia, così prende il giornale e cerca le trasmissioni che dovrei vedere e con un pennarello sottolinea titoli e orari. Se ignorerò i suoi consigli sicuramente la prossima volta lo scoprirà. Guarda l’ora sul suo smartphone, deve scappare, si alza, infila quegli scarponi pesanti, giacca, borsa e non dimentica la mia torta.

Mi fa un grande sorriso, lo vedo anche se è nascosto, non mi abbraccia, non mi bacia, scappa via con la vitalità dei suoi anni e che io senza che neanche se ne rendesse conto, un po’ le ho rubato. Chiudo la porta, disinfetto il telecomando e ciò che ha toccato, ogni volta me lo ripete e guai se non lo faccio. Dice che bisogna essere scrupolosi, prima ero io a dirle di lavarsi le manine dopo essere andata al parco, ora è lei a controllare che io ripassi ciò che ha toccato.

Appoggio la fronte al vetro freddo e la vedo camminare velocemente, non riuscirei più a stare al suo passo. Ma si ferma, si volta di colpo e torna indietro, mi vede e alza il braccio per un saluto con la mano, quella mano che affidava a me. Poi corre via.

Chiudo la finestra.

 

20 pensieri riguardo “Nonna al tempo del Covid

  1. Per noi frontalieri fra province, il futuro è incerto, siamo divisi da un confine assurdo, invisibile. Pur essendo più vicinoa a mio figlio di quanto non lo sia al mio supermercato in sede, posso vederlo solo in caso di necessità. Bello il tuo racconto, commovente l’atteggiamento tenero e responsabile di tua nipote.

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    1. Sì una situazione difficile. Grazie per l’apprezzamento. In realtà è solo un racconto, non sono ancora una nonna, ma le mie figlie sono proprie come questa ragazza che ho immaginato.

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