Una bella giornata

Con una zia speciale

Andare per cimiteri, per me, sta diventando un rituale, un passaggio di consegne e il segnale che inesorabilmente il tempo scorre.

Appartengo a famiglie in cui il culto dei morti è sempre stato presente, per cui le festività dei santi erano e sono ancora un momento di riflessione e di ricordo.

Con gli anni le famiglie si sono assottigliate: meno figli, meno nipoti e gli anziani pian piano ci hanno salutato quasi tutti. Ogni nucleo aveva ed ha cura delle proprie tombe, ma vi sono anche tanti zii che non si sono mai sposati e le urne di nonni e bisnonni che attendono una visita.

Nella famiglia di mia madre, vuoi per una fattore legato all’età e vuoi perché è rimasta l’unica a potersene curare, l’impegno di accudire queste tombe è ricaduto su zia Mary. Così tutti gli anni, armata di fiori freschi o finti, a seconda delle distanze, si è dedicata a questa specie di pellegrinaggio, a volte brontolando ma sempre attenta e puntuale.

Oggi però, zia ha superato gli ottanta, la saluta è traballante ma il carattere battagliero non l’abbandona. Io ho sempre nutrito un affetto particolare per lei e tutta la sua famiglia. Lei era quella che da bambina mi faceva i regali più belli, da ragazzina mi portava in montagna, nel piccolo monolocale di Bardonecchia dove con mio cugino Mauro trascorrevo piacevoli giornate e la notte dormivamo nel “loculo”: due rientranze nel muro che veramente assomigliavano ad una tomba. Anche zio “Tino”, seppure burbero non mancava di una sua ironia, come quella domenica pomeriggio che arrivati in visita a casa nostra, scese dalla macchina con un enorme pacco di grissini e con aria seria ci disse: “Non insistete, questa sera non ci fermiamo a cena”.

Purtroppo oggi non c’è più mio zio, mia madre e tanti altri parenti cari, ma con zia Mary mi sento sempre a casa. Così senza rendermene conto lo scettro di custode di tombe sta passando nelle mie mani. In settimana sono andata a prenderla e, pur con tutte le precauzioni del caso, e avendole promesso che ci saremmo limitate ad andare al cimitero senza la tradizionale colazione al bar e il pranzo al ristorante, siamo andate dai nonni di Santena.

Quasi arrivate a destinazione, con fare ingenuo ha cominciato a riflettere sul fatto che con una così bella giornata magari un caffè all’aperto con una brioche si poteva bere… et voilà, eccoci sedute nella piazza principale del paese in cui è nata, nel dehor di un piccolo locale ad assaporare l’agognata bevanda con il sole che ci scalda e rinfranca. Poi solito pellegrinaggio davanti alla casa che ha accolto lei e la sua numerosa famiglia sfollata da Torino durante la guerra e finalmente abbiamo raggiunto il cimitero.

Mentre la giornata scorreva, il nastro dei ricordi si riavvolgeva e la storia delle mia famiglia si arricchiva di personaggi e aneddoti. Scendendo dall’auto zia mi ha guardata e sorridendo mi ha fatto notare come certe cose si ripetano: quando era giovane gli anziani le riempivano la testa di racconti ed oggi è lei in questo ruolo e anche io non ho potuto che farle notare che quando ero giovane mi annoiavano tutte queste chiacchiere mentre oggi ne godo appieno… siamo invecchiate tutte e due.

Prima di proseguire, guardando dove metteva i piedi, ha concluso: “Conoscere la storia della propria famiglia è importante perché bisogna sapere sempre chi siamo”.

Forse un giorno mi peserà andare per cimiteri, soprattutto se dovrò farlo da sola, ma oggi scopro con piacere quanto sia bello avere un bel legame con il passato.

3 pensieri riguardo “Una bella giornata

  1. Un bel post sulla ricorrenza delle visiti ai nostri cari che non ci sono più.
    Fino a qualche anno fa, quando abitavo lontano dalla mia città di origine, la visita era intorno al 2 novembre. Adesso che sono tornato per sempre le visite ai miei genitori, alla nonna materna, a mio cognato e mia suocera sono diventate più frequenti. Pasqua, Natale, compleanni e ricorrenza varie. Però io e mia moglie facevano una riflessione. Abbiamo una figlia sola che non ha figli. Chi si occuperà di noi quando sarà giunto il nostro momento?

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