Difendo gli influencer?

Commenti nei social

In questi giorni mi sono ritrovata a difendere due influencer, anzi mega influencer: Chiara Ferragni e il marito, il cantante Fedez. Oh certamente non hanno bisogno del mio aiuto, i miei commenti sono spariti tra la miriade di quelli che sono arrivati e che immagino stiano arrivando su Facebook e su Instagram.

Non che io segua particolarmente la moda e il mondo dorato di chi lo abita, non sono una fan di un certo tipo di musica, né ho fatto mai un tatuaggio…lo so non c’entra, ma è per ribadire che sono probabilmente lontana anni luce da loro. Guardo al loro bellissimo e simpatico bambino come farebbe una nonna che si perde negli occhioni e nel broncio di un nipotino.

Ecco, dopo questo lungo preambolo ribadisco che al di là del mio modo di essere, apprezzo questa giovane coppia. La vita è impegno, responsabilità, lavoro serio, ma nel contempo è divertimento, leggerezza, e per chi se lo può permettere viaggi e case da sogno, lusso. Chi ha denaro e visibilità dovrebbe fare la propria parte su questo pianeta, contribuire ad iniziative volte a sensibilizzare il prossimo su alcune tematiche importanti. In quale modo e in che ambito partecipare è una questione di interessi, di passioni, anche di possibilità economiche. Per questo ho apprezzato come si sono mossi durante il lockdown della scorsa primavera e naturalmente oggi, in quanto è stato chiesto loro di sensibilizzare i giovani, i loro follower, all’uso della mascherina per contrastare la diffusione del virus Covid19.

Apriti cielo!

Perché e quanto sono stati pagati?

Se si sceglie di far veicolare certi messaggi da persone che sanno utilizzare un linguaggio adatto alla loro community, si scatena sempre una sorta di putiferio. Eppure, virologi ed epidemiologi sono messi in discussione continuamente perché dividono a seconda della teoria che sostengono, lo stesso vale per la categoria dei giornalisti. Se poi si tratta di personalità politiche, è un continuo scontro tra differenti fazioni. Noi nel mezzo di tutto questo sposiamo una causa o l’altra a seconda delle nostre opinioni e delle nostre teorie – talvolta decisamente strampalate – e ci sentiamo autorizzati a commentare qualsiasi cosa in nome della tanto decantata libertà. Bene, giusto, ma non dovremmo trascurare due aspetti. Il primo: dovremmo sforzarci, impegnarci, ad esprimerci in un italiano comprensibile. Molti commenti pubblicati sui social non hanno segni di punteggiatura e alcune lettere dell’alfabeto sono decisamente assenti, forse spariscono in un buco nero? Chissà!

Il secondo, ma non per importanza perché fondamentale: occorre moderare i toni, sono ormai troppo aggressivi, non agevolano uno scambio costruttivo, anzi lo uccidono sul nascere.

C’era da aspettarselo, quale iniziativa oggi non viene aspramente criticata? Per molti è sempre l’occasione per tramutarsi in leoni da tastiera e scatenare una serie di sprezzanti commenti. Cosa ci tolgono le persone che desiderano essere positive, propositive? Se non si fa non va bene, ma se si fa bisogna avere prima una sorta di benestare…impossibile da ricevere poiché non si sa bene da chi dovrebbe arrivare.

Chi deve parlare e perché?

Siamo una platea così variegata che è necessario utilizzare più di un canale di comunicazione. La comunicazione è infatti in continua evoluzione, ci siamo tutti dentro, è necessario imparare a comprenderla e a gestirla. I giovani possono essere uno stimolo, sono veloci e soprattutto su Instagram hanno la capacità di raccogliere molti follower. Sì c’è chi parla solo di cremine e di outfit – e non sono solo i giovani – ma ci sono anche profili che sfruttano, nel senso buono del termine, la capacità di attrarre per divulgare, interagire, condividere intenti. Basta scegliere!

Discutiamo di società inclusiva, quando poi camminiamo in senso contrario. Chi non è uguale a noi, alla nostra “normalità” non va bene, sconvolge il nostro modo di vedere. Ogni giorno ci sono cambiamenti intorno a noi, il Covid19 ha fatto saltare programmi e certezze, sta influendo sulla nostra vita nel bene e nel male…sta tirando fuori il peggio di ognuno e questo peggio c’era già, non siamo così buoni se siamo in costante tensione di attacco.

Il bello sta negli occhi di chi guarda, ma anche il male!

Ci saranno nuove polemiche, mentre scrivo ad esempio ne sono nate altre su Cristina Fogazzi, conosciuta come estetista cinica. Nota influencer, imprenditrice di successo, amante dell’arte e grande comunicatrice, è stata invitata dai Musei Vaticani ad una visita notturna della Cappella Sistina.

Si è aperto il cielo anche questa volta!

Tutto un fiorire di polemiche su chi può parlare di certi argomenti, in questo caso di arte, cultura… e chi invece non è ritenuto adatto.

Difficile stare dietro alle nuove polemiche di ogni giorno, però è troppo semplice distruggere e mai essere propositivi, così come criticare senza conoscere veramente, senza mettere in discussione il proprio punto di vista. Non c’è una verità assoluta, la nostra, ma diverse, lontane da noi ma non per questo non comprensibili e non condivisibili.

Tutto si muove ogni giorno, anche ciò che non vorremmo cambiasse mai. Con questa pandemia dobbiamo confrontarci tutti, probabilmente nulla sarà esattamente come prima, non lo è già ora, fermandosi un attimo a rifletterci su, con calma, sarebbe effettivamente un’eventualità così negativa?

 

8 pensieri riguardo “Difendo gli influencer?

  1. Io ho rivalutato molto Chiara e fedez durante il lockdown, e sono sincera non credevo di riuscirci, forse complice anche il fatto che non li ho mai seguiti veramente se non per i video di Leone. Quest’ultima polemica sulle mascherine non mi porta a disprezzare loro, anzi, ci mancherebbe, ma mi fa domandare che tipo di società possa essere una che prende più sul serio un influencer piuttosto che ministri e Dpcm… tutto qui 🙂

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    1. Capisco, in effetti non dovrebbe essere così. Però da sempre personaggi famosi, ad esempio attori, cantanti, partecipano a campagne di sensibilizzazione o promuovono associazioni benefiche. la popolarità attrae.

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  2. Criticare sono bravissimi tutti ma proporre soluzioni apriti cielo che la grandinata distrugge tutto.
    Giusto. Propositivi significa proporre soluzioni che possono essere fantasiose o costruttive. Però è più facile e semplice criticare perché noi siamo i più furbi, i più intelligenti, ne sappiamo una più del diavolo. Però… c’è sempre un però la nostra soluzione risolutrice non la diciamo, perchè altrimenti gli altri ci copiano.
    Ora non c’è nulla di scandaloso chiedere a qualcuno di aiutare la sensibilizzazione dei giovini all’uso della mascherina – in realtà anche i vecchietti dovrebbero essere sensibilizzati.
    Post di buon senso ma purtroppo diventa sempre merce più rara.

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  3. Oggi per ogni dove si polemizza, ma a far davvero “rivoluzione” non se ne parla neanche per sogno.
    ben venga l’infuenzer se la fascia che li segue indossa più volentieri la mascherina , l’importante è che il messaggio sia positivo.

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