Il cammino di una vita

Camminava lungo la battigia, non voleva bagnarsi le scarpe e il bordo dei pantaloni, per questo faceva attenzione ad ogni passo.

I passi costano fatica ma portano lontano, pensava, come le onde che arrivano e si ritirano, così il tempo arriva e poi si sottrae. Gli piaceva quell’ora, ancora silenziosa e non calda, anche i raggi del sole erano come quelle onde, arrivavano ma ancora si disperdevano. Non aveva caldo e la camicia non gli dava fastidio, l’avrebbe tolta più tardi. Guardò indietro e vide le sue orme, sarebbero rimaste ancora per poco, poi si sarebbero cancellate, tracce labili del suo passaggio.

Aveva lavorato tanto, una vita: scavato e costruito con le sue grandi mani. Quanto ne sarebbe rimasta traccia oltre il suo tempo? Tutto passa, la vita passa. Ora non era più tempo di costruire e i frutti erano stati raccolti. Famiglia, figli, giorni impegnativi, corse, progetti, sacrifici. Si fermò un attimo, in realtà non sentiva di aver fatto grandi sacrifici, gli piaceva lavorare, sentire la stanchezza dell’azione, veder crescere la propria famiglia, era un uomo di terra, concreto, senza tanti grilli per la testa, ascoltava solo quelli che frinivano le notti d’estate. Non aveva inseguito sogni troppo distanti dal suo mondo, il suo poi era piccolo: il paese natio, poi la città al nord. Non conosceva terre oltre il perimetro che si era dato, però gli piaceva guardare lontano e lontano per lui era già l’orizzonte del mare.

Riprese il ritmo dei suoi passi e dei suoi pensieri. Per lasciare traccia di sé occorrono geniali idee, importanti eventi, grandi viaggi, o basta essere solo se stessi? Lui sapeva chi era e anche chi non avrebbe potuto diventare. Certo, la vecchiaia non gli permetteva di essere ancora quello di prima, si sentiva forte ma doveva ammettere che sempre più frequentemente avvertiva che quella forza cedeva, che lui cedeva.

Il mondo era cambiato, troppo per lui, troppi grilli nella mente delle persone.

Però il mare non era cambiato.

Camminava pensando alla sua vita, ma non si perdeva in domande alle quali non era in grado di rispondere. Difficile trovare sempre grandi obiettivi, la vita è vita costantemente, anche quando non si pianifica, quando quasi ci si lascia vivere e non si dirige, perché va avanti inesorabilmente. C’è sempre tanto da fare. Si nasce, si è bambini e poi giovani, si invecchia, si cede il posto. La natura lo richiede. Aveva fatto tanto e avrebbe voluto godersi un po’ di giusto riposo. La vecchiaia invece non è il tempo della quiete, è tempo di lotta contro di essa, richiede un costante sforzo, un maggiore impegno. Bisogna guadagnarsela la vita, ancora, giorno dopo giorno, perché non si sa chi chiedere uno sconto, una proroga. Non tiene conto di quanto si è lavorato e della forza che si disperde negli anni. Si deve cercare, si deve trovare.

Non era ancora il suo tempo per cedere il posto, anche in quella spiaggia ce n’era, per questo usciva presto al mattino, per raccogliere pensieri e sole e voglia di vivere e di godere di quello che poteva ancora ottenere. Ad ognuno tocca portare un fardello con il suo contenuto di malinconia e di ineluttabilità.

Ora poteva ritornare a casa.

13 pensieri riguardo “Il cammino di una vita

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