Scuola in casa

L’anno scolastico è giunto al termine.

Casa mia è stata una panetteria, una pasticceria, una sala cinema, una palestra, un’aula scolastica.

In giorni e in orari alterni mi sono ritrovata a scrivere al computer con accanto una figlia  in verticale, a lavare i piatti mentre qualcuno tentava di ascoltare la frase sussurrata di un attore, ad abbassare la voce al telefono con la zia che non sentiva mentre il professore di turno faceva lezione tramite zoom.

Molte famiglie hanno convertito un angolo della propria abitazione in scuola di ogni ordine e grado. Nessuno infatti avrebbe immaginato che bambini e ragazzi da un giorno all’altro avrebbero dovuto lasciare aule, compagni e professori e quell’atmosfera che a volte è fatta di squilibri ed equilibri. Numerose sono state le difficoltà per i genitori che hanno dovuto compensare un’attività scolastica gestita in modo diverso da ogni singola scuola e ancora da ogni singolo insegnante.

Mi hanno fatto tenerezze le storie e le immagini degli studenti che hanno discusso la loro tesi on line per festeggiare poi sul balcone, così come mi rattrista guardare le scuole e l’università di zona, edifici sempre pieni di vita diventati vuoti contenitori.

Eppure è successo.

La scuola va riorganizzata in vista del prossimo autunno, senza entrare in diatribe di colore politico e senza parteggiare per un virologo anziché un altro. Ancora azzardato fare previsioni su cosa potrebbe verificarsi o non verificarsi, senza dimenticare che il mondo scuola è in questa situazione anche a causa di anni ed anni di tagli sui fondi all’istruzione.

Io posso testimoniare per la mia esperienza, in quanto madre di una studentessa liceale, che c’è chi ci ha messo nonostante tutto il proprio impegno, che questi mesi sono stati giorni di scuola vera, seria. Sì perché non è che i giovani pensino solo agli aperitivi e al divertimento senza mascherina. Tanti hanno sostenuto interrogazioni on line e al mattino in molte case c’era una sorta di giù dalle brande. Da me si rifacevano i letti velocemente, colazione e pc, cercando di non disturbare con i rumori molesti degli elettrodomestici perché una stanza era diventata un’aula di liceo. Non era diverso che in un giorno qualunque di un anno qualunque, l’ansia per l’interrogazione o la verifica, la prof che incuteva “terrore” anche on line.

È stata una prova di maturità dei nostri ragazzi, ancora prima dell’esame di Stato ormai alle porte. Un esame anomalo, probabilmente più vantaggioso per chi teme gli scritti, ma in ogni caso una prova inaspettata che richiederà una diversa organizzazione e molta concentrazione.

Mi auguro che questo diventi solo un ricordo, non un brutto ricordo, solo diverso. Intanto raccoglierà in sé quello che è la missione della scuola: la conoscenza, il confronto, la preparazione alla vita, e qui la vita ha fatto una sorpresa alla quale ognuno ha dovuto adeguarsi facendo i conti con i propri limiti. Perché è a scuola che si trascorre una considerevole e importante parte della propria esistenza ed è da lì che si costruiscono le basi non per essere i migliori, ma per diventare qualcuno che sviluppa la propria capacità di analisi, che sa riconoscere i propri limiti e il proprio valore e quello degli altri. Così si cresce…

Un grande in bocca al lupo – non me ne voglia il lupo – a tutti gli studenti per il loro esame di maturità.

Un pensiero riguardo “Scuola in casa

  1. anno anomale sotto ogni punto di vista sia per i figli sia per i genitori. Ignoro se la didattica a distanza sia riuscita ad assolvere al proprio compito. Diciamo che tutti, in modo indistinto, hanno cercato di sopperire alla mancanza del contatto fisico con l’impegno nel virtuale.
    Certo l’aula è una bella palestra di vita, molto di più dall’essere in contatto virtuale

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