Volevo solo andare a Positano

Ricordi di un’estate

Durante la mia adolescenza ho avuto il privilegio di trascorrere le vacanze estive ospite di zii che avevano la casa in uno dei posti più belli del nostro sud Italia: la costiera amalfitana.

In un pomeriggio di agosto assolato e un po’ noioso, io e tre amiche decidemmo di fare un giretto nella rinomata Positano, ci trovavamo a Praiano, a circa una decina di chilometri di distanza. Ci venne la bella idea, non di prendere un autobus…ma di fare l’autostop, essendo in quattro ci sentivamo intraprendenti e sicure. Si fermò un signore di mezza età alla guida di un’auto grande e costosa, ci caricò e lungo il tragitto si divertì molto a sentire le bugie che raccontammo. La fantasia di quel momento ci ispirò: eravamo tutte sorelle e naturalmente povere, e dire che avevamo cercato di curare l’abbigliamento! Sorelle di primo e secondo letto, come si diceva allora, anche perché avevamo tutte più o meno la stessa età.

I nostri ipotetici genitori dovevano essersi quindi dati un gran daffare…

Ci regalò del denaro sentendo la nostra “triste” storia. Oggi direi che era un gran bel marpione e noi delle stupidine irresponsabili. Non ci eravamo però rese conto che la nostra partenza era stata ben notata dal fratello maggiore delle due (reali) sorelle del quartetto. Ci aveva seguite in moto e all’arrivo a Positano ci intimò di prendere un taxi per tornare indietro…taxi che pagammo con quel denaro che mai avremmo dovuto accettare.

Fine dell’avventura!

La sera di ferragosto invece, dato che la comitiva era piuttosto grande e tutti volevamo andare a Positano (era una fissazione), qualcuno ebbe l’idea di organizzare un sistema di trasporti: chi aveva un motorino, avrebbe fatto la spola caricando un passeggero per volta. La costiera di notte, la strada tutta curve…senza casco!

Se avessero mai fatto una cosa del genere le mie figlie, avrei spezzato loro le gambette (sono per la non violenza). Chissà poi che non abbiano fatto di peggio! Temo sia vero il proverbio: “occhio non vede, cuore non duole”.

Ho sempre pensato che i figli rivelino aspetti diversi quando non è presente un genitore, che il loro modo di agire e parlare muti quando non si sentono osservati dagli adulti. D’altronde tutti siamo figli e quanti segreti abbiamo confidato all’amica o all’amico del cuore.

Comunque anche quella volta – e meno male – non accadde nulla di grave.

A parte un paio di episodi legati proprio all’adolescenza, non sono una persona particolarmente attratta dall’avventura, non sento l’esigenza di cantare: voglio una vita spericolata. Non mi piacciono le montagne russe, la velocità, né mi sognerei di arrampicarmi da qualche parte, di volare con il deltaplano o di gettarmi giù con il bungee jumping.

La vita presenta già di per sé tanti pericoli, la natura non ci ha dotato di ali, perché rischiare di finire come Icaro?

Con la maturità ho compreso che la mia intraprendenza è nella parola, la mia risolutezza è nell’agire, è l’adrenalina che prediligo…a Positano ci sono poi tornata, ma in auto e naturalmente a velocità moderata.

14 pensieri riguardo “Volevo solo andare a Positano

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