La peste

di Albert Camus

“Si ballava in tutte le piazze. Da un giorno all’altro il traffico era considerevolmente aumentato e le auto, divenute più numerose, circolavano con difficoltà nelle vie stracolme. Le campane della città suonarono a distesa per tutto il pomeriggio. Riempivano delle loro vibrazioni un cielo azzurro e dorato. Nelle chiese infatti si recitavano le azioni di grazie. Ma erano stracolmi anche i luoghi di svago, e i caffè, incuranti del futuro, distribuivano gli ultimi alcolici. Una folla di persone ugualmente eccitate si accalcava ai balconi, fra cui molte coppie che non avevano alcun timore di mostrarsi abbracciate. Tutti gridavano o ridevano. La scorta di vita accumulata nei mesi in cui ciascuno aveva messo l’anima in attesa, la spendevano quel giorno che era come il giorno della rinascita. L’indomani sarebbe cominciata la vita vera e propria con le sue cautele.” (…)

Ecco, le cautele – e non sono soltanto guanti e mascherine – non dimentichiamole, in questo periodo abbondano nel web, in tv, sulla carta stampata, troppi “esperti” con la laurea presa a Vattelapesca e troppi “opinionisti” della discordia.

Auguriamoci giorni migliori.

8 pensieri riguardo “La peste

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