Parliamo di privacy

… in questo periodo e non solo

In questi giorni anche noi abbiamo scritto molto sul senso di responsabilità che bisognerebbe avere quando ci si esprime, responsabilità verso gli altri ma anche (o soprattutto) verso se stessi.

Ultimamente si disquisisce molto sul rischio che la nostra privacy possa essere violata utilizzando l’App che monitorizza gli spostamenti dei positivi al Covid19 e di chi ne entra in contatto.

Vorrei fare un po’ di chiarezza

Il rischio esiste. Questa App basa la sua attività su un data base in cui sono inserite tutte le persone che sono risultate positive ai tamponi. Le domande lecite che molti si pongono sono: chi gestirà questo enorme contenitore di dati sensibili e per quanto tempo resteranno archiviati prima di essere cancellati (sempre che ciò avvenga)? Cosa succederebbe se, nonostante i vari sistemi di crittografia e sicurezza messi in campo, qualche male intenzionato venisse in possesso di queste informazioni?

Gli scenari che si aprono sono molti e non troppo rassicuranti, però dobbiamo ricordare che ci troviamo nella più grande emergenza nazionale dal dopoguerra e che si tratta di una “pandemia”, insomma in situazioni non ordinarie si è obbligati anche a decisioni non propriamente ortodosse, ma che se servono alla sicurezza di tutti noi, hanno un senso.

Al di là di quanto appena scritto dobbiamo però ricordare che siamo già “schedati” da tempo e in questi mesi questa pratica si è fatta ancora più pressante. Tutti noi, avendo più tempo a disposizione, abbiamo usato molto di più internet e anche in modo particolarmente disinvolto.

Ricordate che forniamo i nostri dati e violiamo la nostra privacy

  • quando paghiamo mediante POS con bancomat, carte di credito e debito
  • quando usiamo la carta di credito per pagamenti online
  • quando ci registriamo e usiamo le varie carte fedeltà degli esercizi commerciali
  • quando utilizziamo il Telepass per pagare autostrada e parcheggi
  • tutte le volte che attraversiamo il campo visivo di una telecamera di sicurezza
  • quando usiamo il navigatore dell’auto
  • quando infiliamo in tasca il nostro smartphone acceso
  • quando lo utilizziamo per telefonare, navigare, fare videochiamate
  • quando lasciamo attiva la geolocalizzazione per muoverci, ricevere offerte e lasciamo che le nostre fotografie vengano taggate dal sistema
  • quando scarichiamo App e le mettiamo in funzione anche solo per curiosità

Vogliamo parlare dei social?

Vi ricordo che i più utilizzati fanno parte del gruppo Facebook e anche gli altri, ogni volta che li usiamo anche per fare quei simpatici giochini del tipo: “chi eri in un’altra vita?” – “come sarai tra trent’anni?” ecc… diamo il consenso all’uso dei nostri dati!

E il nostro caro amico Google? Quante volte ci siamo lamentati perché dopo un’innocente ricerca, siamo stati massacrati di pubblicità relative per mesi!

Alcuni anni fa acquistai su Amazon della sabbia colorata per un evento familiare molto importante e tutti gli anni ricevo una mail che mi invita a ricomprare lo stesso articolo.

D’altronde quante volte al giorno accettiamo i coockies dei vari siti, che altro non sono che una schedatura delle nostre preferenze?

Spesso ai miei allievi, quando mi chiedono come fare per tutelare la propria privacy, ironicamente rispondo che bisognerebbe buttare tutti i nostri congegni elettronici… e non basta ancora!

Un pensiero riguardo “Parliamo di privacy

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