Vino moscato e fuga

Infanzia spericolata

Per sdrammatizzare questi giorni così densi di preoccupazioni e per festeggiare in quarantena il mio compleanno, ho detto alle mie figlie che avrei “alzato il gomito”…io che praticamente non bevo alcolici, giusto un bicchiere di vino quando le amiche mi guardano di traverso se ad una cena chiedo soltanto dell’acqua.

Mi è stato quindi chiesto se ricordo di aver mai esagerato…mai! Come Gabriella sono ligia alle regole e non mi piacciono gli eccessi, diciamo che sono un tantino noiosa sotto questo aspetto.

Dopo aver letto i suoi trascorsi di infanzia turbolenti Un’infanzia turbolenta, mi sono resa conto che effettivamente anche io ho dato il meglio di me quando ero ancora una bambina, forse per questo siamo così amiche?

Ho frequentato la scuola materna soltanto per un breve periodo, l’ambiente non era dei più accoglienti nonostante fosse una scuola privata, avevo una maestra manesca e alla suora volevo portare le noccioline come alle…non aggiungo altro, avevo i miei buoni motivi! La nonna mi salvò e trascorsi quindi la mia infanzia sgambettando nella sua portineria La nonna portinaia.

Mi piaceva tutto ciò che era dolce (anche ora a dir la verità) e un giorno cerca e ricerca, cosa trovai nel frigorifero? Una bottiglia di vino moscato. Il moscato dolce mi piace perché, se ben freddo, scende che è una meraviglia. Allora però non era proprio il caso che lo provassi, pare che scese bene anche quella volta. La nonna si accorse che mancava del vino dalla bottiglia e che io parlavo in modo strano, le due cose erano correlate e fui spedita a letto, dormendo smaltii l’ubriacatura.

La portineria della nonna è stata lo scenario di tante avventure

Scappai anche di casa, anzi dalla portineria, mentre nonni, mamma e una zia pranzavano, io volevo andare allo zoo che a quei tempi si trovava lungo il fiume Po.

Stavo giocando con un pupazzo che ancora oggi ricordo, quando decisi di eludere la sorveglianza e di partire con il mio ombrellino, degna allieva del famoso Papillon. Riuscii ad arrivare indisturbata sino ad un ponte con una grande incrocio, complici l’orario e deduco un andamento da maratoneta. Fortunatamente fui notata da una signora che con una certa difficoltà, dato che già allora ero pestifera e volevo essere lasciata in pace, riuscì a consegnarmi ad un vigile. Rammento ancora il viaggio di rientro in auto, la sensazione di sentirsi piccola piccola in mezzo agli adulti e l’arrivo con tanto di comitato di accoglienza, ero la nipote della portinaia, godevo di una certa popolarità!

Solo quando divenni più grande compresi la paura che avevano avuto tutti e i sensi di colpa per non essersi resi conto della mia furtiva uscita. Il nonno aveva percorso più volte la passeggiata lungo il fiume con il terrore che fossi finita in acqua, la zia si era attaccata al telefono per avvisare vigili urbani, polizia, carabinieri, protezione civile, caschi blu…la mamma in preda all’angoscia invece soccorreva la nonna che sveniva.

Ero troppo piccola per ricevere una punizione esemplare, me la cavai anche quella volta, io al loro posto sarei stata cattivissima, forse per questo a volte mi è stato detto di essere come la signorina Rottenmeier…povera Heidi!

3 pensieri riguardo “Vino moscato e fuga

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