Viaggiare stando a casa

Si ha diritto di sognare?

In queste settimane di ansia per la salute propria, della famiglia, degli amici, dell’Italia e del mondo, alla maggior parte di noi è stato dato un compito: stare a casa.

Io e mio marito stiamo a casa.

Usciamo un paio di volte a settimana per comprare generi di prima necessità e poi… stiamo a casa. Credo che non ci venga neppure chiesto molto e ci riteniamo fortunati perché non siamo tenuti ad andare a lavorare, non abbiamo la responsabilità di anziani e bambini ed abbiamo una grande casa con un grande cortile che ci permette di stare all’aria aperta e di chiacchierare, a distanza di sicurezza, con i nostri vicini. Non ci annoiamo perché una grande casa, dopo l’inverno, necessita sempre di pulizie e ritocchi e noi abbiamo appena iniziato.

Ovviamente c’è anche tanto tempo libero e per non farci prendere dall’ansia per i figli e famigliari leggiamo libri e frequentiamo i social. Per la precisione li frequento io.

È possibile concedersi di sognare senza mancare di rispetto a chi oggi soffre o attende?

Più volte ho letto considerazioni negative su chi scrive o legge di viaggi: molti ritengono che non sia tempo di effimeri argomenti  e che le priorità dovrebbero essere altre.

È ovvio che se su un piatto della bilancia posizioniamo il Covid-19 con tutte le sue terribili implicazioni, qualunque cosa mettiamo sull’altro sarà inopportuna e se lo è parlare di viaggi, lo è anche parlare di bellezza, di cibo, di cinema e molto altro.

I bloggers, con il mondo social, dovrebbero fermarsi e smettere di scrivere?

Personalmente penso che il problema non sia l’argomento in sè, ma come viene impostato. Un conto è invitare a “comprare” vacanze, abbigliamento mare, sponsorizzare strutture ricettive, diverso è parlare e mostrare luoghi che appartengono all’immaginario collettivo o ne rivelano di nuovi e inaspettati.

Da questa prospettiva può aver quindi senso, invitare ad aver cura di sè proprio in un momento in cui la tentazione di stare a letto con la coperta tirata sopra la testa, per non pensare e vedere, è forte, cucinarsi un buon piatto per ritrovare il senso di famiglia e il ricordo di pranzi felici, guardare un bel film, che come i viaggi, ti trasporta per un po’ in un luogo sereno.

Se spero di tornare in America, di sdraiarmi un una spiaggia delle Maldive, di vedere un tramonto nella Savana non vuol dire che non sia preoccupata o angustiata da ciò che capita intorno a me. Ricordare una vacanza, mi distrae dal pensiero di un figlio in isolamento a Londra e di uno bloccato in Thailandia e dal non sapere quando potrò riabbracciarli.

Riguardare le fotografie dell’anno scorso scattate sul Gran Canyon, tra la folla a Las Vegas o sotto le Sequoie giganti mi aiuta a sopportare meglio il presente e a credere in un futuro migliore.

Sono strana?

20 pensieri riguardo “Viaggiare stando a casa

  1. sognare non costa nulla, a prte la delusione quando torniamo coi piedi per terra. Certo anche noi restiamo in casa in venti giorni le uscite sono state quattro. Aparte la prima settimana per fare un po’ di scorta, poi solo una volta a settimana.

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      1. per il pane mi arrangio. Lo facciamo in casa. Oggi pane per almeno una settimana. Messo in freezer per i prossimi giorni. Adesso ho trovato un supermercato bio che mi porta la spesa a domicilio. Oggi sono otto giorni che sto in casa. Serve? Spero di sì.

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  2. C’e stato detto di stare a casa tra gli obblighi da eseguire. Sognare ad occhi aperti, non lo vedo un male. Viaggiare con la mente non può altro che farci bene, anzi può farci pensare a come i posti e i luoghi che davamo scontati adesso non lo sono.
    Possiamo ripertire meglio, vedendo la situazione da un altro punto di vista. Io non vedo l’ora di rimettermi in viaggio.

    Complimenti per l’articolo

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