Chi ha visto Sanremo?

Io l’ho seguito

mentre lavoravo su menti vagabonde con Gabriella, facendo zapping il venerdì sera perché su un’altra emittente televisiva veniva trasmesso un programma che seguo da tempo, tra una dormita e l’altra sul divano e in differita quando proprio non ne potevo più.

Sanremo è un grande contenitore

di musica, di parole, anche di banalità, ma fa parte della nostra cultura e della nostra storia e anche se puntualmente molti di noi si affrettano a dire che non lo vedranno, accade poi il contrario. Infatti i numeri lo confermano.

Anche a me aveva disturbato l’uscita poco felice di Amadeus, penso che l’intervento in una conferenza stampa vada un minimo preparato, le parole hanno un peso. Prima o poi, ad ognuno di noi, e a maggior ragione a chi deve esprimersi davanti ad una vasta platea, succede che ciò che si ha in testa non venga ben espresso e articolato in modo chiaro. Si suppone che gli altri comprendano ciò che era nelle migliori intenzioni, ma non sempre avviene!

Cosa ricorderò di questo Sanremo 2020?

Al di là delle polemiche che ci sono state e forse che ci saranno, sulla componente femminile – perché non una co conduttrice e basta? – su chi avrebbe preferito un vincitore anziché un altro – neanche una donna sul podio! -, sui look, sui veri o falsi litigi, sulla eccessiva lunghezza del festival, sui compensi troppo alti e su chi li ha dati in beneficenza e chi no…

Ho apprezzato, mi hanno commosso alcuni messaggi

Rula Jebreal, e non voglio soffermarmi sulle polemiche e su certi commenti che ho letto sui social, non bisogna dare spazio e platea a chi vuole scaricare sul prossimo le proprie frustrazioni perché: (…) Io amo le parole, ho imparato, venendo da un luogo di guerra, a credere alle parole per rendere il mondo un posto migliore (…) Domani guardate pure come eravamo vestite noi donne a Sanremo, ma che non si chieda più a una donna stuprata come era vestita.

Paolo Palumbo, cantante e rapper sardo di 22 anni che lotta contro la Sla

(…) Sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo sta stretto
sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo si è spento (…)

Il ballerino Ivan Cottini che combatte contro la sclerosi multipla con la danza e che ballando con Bianca Maria Berardi ha fatto partire dal mio divano il mio solitario e ammirato applauso davanti a tanta bravura e capacità di comunicare ed emozionare.

Ma chi avrei voluto vincesse questa edizione del Festival?

Per me non ha tutta questa rilevanza, mi sono piaciuti i primi tre classificati, avrei voluto vedere sul podio Elodie, o Levante, mi piace molto il testo del suo brano

(…) Noi, siamo luci di un’altra città
Siamo il vento e non la bandiera, siamo noi.
Noi, siamo gli ultimi della fila
Siamo terre mai viste prima, solo noi
Noi siamo angeli rotti a metà
Siamo chiese aperte a tarda sera, siamo noi.
Noi, siamo luci di un’altra città
Siamo il vento e non la bandiera, siamo noi.
Noi, siamo gli ultimi della fila
Siamo terre mai viste prima, solo noi
Noi siamo l’ancora e non la vela
Siamo l’amen di una preghiera, siamo noi (…)

Ho apprezzato la grinta e il messaggio che ha voluto trasmettere Piero Pelù, Anastasio nella serata dei duetti con la P.F.M., offre infatti spunti di riflessione la loro coinvolgente versione di Spalle al muro di Renato Zero.

Poi posso non citare Achille Lauro? Perché ammettiamolo, lui ha fatto spettacolo nello spettacolo. Può non essere apprezzato come cantante, e direi che non mancano in Italia cantanti famosi che proprio non hanno nella voce il loro punto forte. È stato criticato per la tutina della prima sera che personaggi come Freddy Mercury, David Bowie, Renato Zero avevano già indossato. Secondo me difficilmente qualcuno potrà mai inventare qualcosa di veramente nuovo, nella storia della musica cantanti e gruppi rock hanno fatto di tutto e di più sia nella vita privata che sul palco, quindi trovo naturale che un artista si ispiri al passato per adattarlo al proprio tempo, con ciò che desidera comunicare.

Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. Anche gli ambienti trap mi suscitano un certo disagio: l’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto.
Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto.
Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza.
Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui?
Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo: “Sono diventato una signorina”.
Achille Lauro, dal libro “Sono io Amleto”

Le luci della ribalta si sono ormai spente, nei prossimi giorni scopriremo chi veramente lascerà il proprio segno e chi invece no, e noi intanto possiamo dire di essere sopravvissuti anche quest’anno al festival di Sanremo.

6 pensieri riguardo “Chi ha visto Sanremo?

    1. Bisogna aggiornarsi eheheh! A parte gli scherzi, è un genere di programma che con il trascorrere del tempo ha assunto una forma quasi “mostruosa” per giorni e ore di trasmissione. Negli anni l’ho seguito sempre meno anche io, un po’ per il tipo di canzoni e un po’ perché…ci vuole fisico! Quest’anno, devo ammettere, nonostante le polemiche iniziali, non mi è dispiaciuto, anche se ne ho saltato molte parti. Non ce la posso fare!

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