Il cibo non si butta

Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare

È il messaggio che oggi dovrebbe esortarci ad un consumo consapevole.

Come vengono utilizzate e conservate le risorse alimentari?

In Italia si quantifica lo spreco in 15 miliardi di euro, 13 miliardi riguardano proprio l’ambito quotidiano.

Quante volte sistemando i ripiani del frigorifero scopriamo l’avanzo di un pasto, un alimento scaduto. Ci si sente in colpa, soprattutto quando in televisione scorrono le immagini di bambini denutriti, mentre i nostri figli, viziati, fanno i capricci tra wurstel e merendine. Il tutto dura soltanto fino alla spesa successiva, quando tra gli scaffali di un supermercato veniamo attratti da un nuovo prodotto appena pubblicizzato. Facciamo scorte di alimentari in promozione pensando di risparmiare, invece ci ritroviamo con articoli che non avremmo neanche dovuto acquistare.

Ci ritroviamo così in un circolo vizioso

anche perché siamo sommersi da una pubblicità incalzante, c’è troppa offerta. Se ognuno di noi ridurrà nel tempo gli acquisti eccessivi, le industrie dovranno gestire la produzione in modo diverso.

Quanti prodotti scadono ogni giorno negli esercizi commerciali? Dove finiscono?

Ultimamente alcune catene di supermercati li ridistribuiscono ad alcune associazioni, ma il resto?

Durante il ciclo delle scuole elementari delle mie figlie, ho fatto parte della commissione mensa. L’impegno consisteva nell’assistere alla distribuzione dei pasti e ad assaggiarli a mia volta per dare poi una valutazione. Ogni volta mi soffermavo ad osservare appunto i bambini: come si comportavano, cosa sceglievano e cosa scartavano ed era utile ascoltare i loro pareri e le loro richieste. Erano informazioni necessarie per confrontarsi tra genitori, con le insegnanti e con il Comune. Mi colpiva sempre lo spreco, il cibo spesso veniva appena toccato, a volte pasticciato come se fosse stato qualcosa con cui giocare e poi gettato. Sono sempre stata severa con le mie bimbe, con il cibo non si gioca e si assaggia prima di giudicarne il gusto e rifiutarlo.
La scuola è importante come luogo di sensibilizzazione ed informazione, e in effetti negli anni ho visto numerosi progetti. Ad esempio a Torino, la frutta e il pane eccedenti rispetto alla richiesta, vengono distribuiti giornalmente ad alcune organizzazioni benefiche. A Milano il cibo avanzato viene distribuito ai bisognosi delle case popolari, così come ad Alba, a Savona, i bambini riportano a casa la frutta, il pane e i cibi confezionati e il resto viene distribuito al Banco alimentare.

Ma è dalle famiglie che deve partire una corretta alimentazione. I genitori con il loro esempio influenzano le scelte dei loro figli.

Le Nazioni Unite hanno fissato per il 2030 l’obiettivo di ridurre lo spreco per arrivare ad uno sviluppo sostenibile del pianeta.

Personalmente credo nei piccoli passi, nelle scelte consapevoli, nella curiosità di mettersi alla prova ricercando percorsi che partono dalle nostre tradizioni, ma che possono e devono incrociare nuove possibilità. Le nostre nonne e le nostre mamme sono brave a recuperare, dovremmo prendere esempio proprio da loro.

Oggi è stata promossa un’azione antispreco: inventare una ricetta con qualcosa che è avanzato nel frigorifero. Io ho provato con quattro patate bollite che mi erano rimaste per la preparazione di una purea.

Ecco la mia ricetta:

4 patate medie lessate, un uovo, 160 gr. di tonno, parmigiano grattugiato, sale e pan grattato q.b.

Ho schiacciato le patate, aggiunto l’uovo, il tonno, un po’ di parmigiano e aggiustato di sale. Io assaggio sempre e tendo a correggere ad occhio (anche se non si dovrebbe fare). Poiché il composto era troppo morbido, ho aggiunto un pochino di pan grattato e fatto delle polpette leggermente schiacciate. Dopo averle fatte rassodare per circa un quarto d’ora nel frigorifero, le ho passate nel pan grattato e messe in una teglia con un filo di olio evo e poi in forno ventilato a 180°. Le ho lasciate in forno per circa 20/25 minuti e girate a metà cottura.

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Non hanno un brutto aspetto vero?

7 pensieri riguardo “Il cibo non si butta

  1. Il piatto? Nessun brutto aspetto. Noi da sempre abbiamo cercato di riutilizzare tutto senza buttare nulla. Il cibo costa e lo spreco ancor di più. Nemmeno il pane finisce nell’umido.
    Hai ragione che i comportamenti corretti cominciano in famiglia.

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  2. Buonissimo piatto direi !!! Sono cresciuta a polpette … di pane, patate e di avanzi di carne !!!
    La mia nonna faceva delle polpette di pane che erano uno spettacolo per il palato, se avanzavano il giorno dopo venivano messe a cuocere nella salsa di pomodoro fatta in casa e, diventavano una goduria !!! Ora il testimone é passato alla mia mamma…e per i miei figli non c’è cucina più buona di quella della nonna…Personalmente a casa mia non esiste lo spreco, compro il giusto e i pochi avanzi del cibo che trovo in frigorifero, si trasformano magicamente in frittate cotte al forno . Troppo é lo spreco di cibo alimentare, basta osservare il cassonetto dell’umido…la frutta se ha una macchia viene buttata, io la trasformo in marmellata o viene messa nel freezer che diventerà gelato o frappé, e quando proprio non si può salvare, diventa ammorbidente per la lavatrice.
    Grazie perché il tuo piatto mi ha ricordato un infanzia semplice, sana e spensierata !!!

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  3. Grazie, ovviamente non posso che essere felice di trovare una sensibilità così vicina alla mia. Purtroppo nessuno ammette di sprecare (trovalo, semmai) e poi la ricerca Waste Watcher denuncia che ogni famiglia spreca mediamente 75 grammi di cibo al giorno. La buona notizia è che l’anno scorso se ne sprecavano 100, quindi si migliora. Non pasta certo fare due polpette ogni tanto per dire che non si spreca …

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    1. Tutti partiamo con le buone intenzioni, poi è facile perdersi per strada. Io sono la prima ad ammetterlo, però come hai segnalato, stiamo migliorando e sicuramente le polpette – comprese le mie 😉 – non sono una soluzione. Diciamo che c’è una maggiore sensibilità, quindi ogni piccolo e singolo gesto, diventa grande e utile se sommato a quello del altri.

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