Il primo ciclo – Ilaria Corona

… della serie: “non illudetele”

Frequentando con una certa assiduità Instagram, nell’ultimo anno in particolare, io e Marinella abbiamo notato, e non senza fastidio, come le nuove generazioni di femministe siano molto concentrate sul tema “mestruazione”.

Chi ne rivendica il diritto, chi rivendica il diritto di non nascondersi anzi di ostentarle passeggiando senza assorbente (addirittura gareggiando), chi “in quei giorni” (speriamo che le donne emancipate mi perdonino la terminologia inappropiata) si sentono più vicine a Dio!

Noi condividiamo appieno le riflessioni della bravissima Ilaria Corona! Leggendo il suo racconto siamo tornati indietro di…. (vi piacerebbe!!!).

“Io credevo di averlo ricevuto a 3 anni, ma era solo una biciclettina. Oggi lo chiamano in tanti modi, ai miei tempi era “diventare signorina”.
“Sei già signorina?” Chiedevano le signore sfacciate. Io mi guardavo, cercando un qualche segnale dell’essere signorina.
Maniche a sbuffo? Zero.
Vestitini con pizzi e merletti? Non pervenuti. Scarpe serie e capelli boccolati? Adagio ma non troppo.
Se essere signorina equivaleva ad assomigliare a Mary, la sorella di Laura Ingalls, io ancora sembravo il fratello Albert.

Non ero signorina, non sapevo esattamente in cosa consistesse esserlo, ma volevo esserlo presto perchè a quanto pare tutti se lo aspettavano. Tutti ne erano orgogliosi.

In scienze ci dissero che diventare signorina si chiamava Menarca. Arriva il menarca! E tutti a fare l’inchino solenne ad uno slip igienico con l’OB per scettro e una corona di Tampax. Il menarca!
In effetti sapevo a cosa andavo incontro ogni mese, ma ero pronta ad affrontarlo pur di diventare signorina. Pur di avere le mie tette, il mio fisico adulto, gli zigomi alti, le labbra carnose e gli occhi azzurri. Eh sì, a giudicare dall’importanza che veniva data all’evento, ci sarebbe stata una trasformazione radicale.

Le zie della mia amica le fecero gli auguri quando divenne signorina e sul comodino vicino al letto aveva un pacco di lines aperti, del cioccolato, un reggiseno…

– “Sei signorina?” – Mi chiese.
– “No”
– “Meglio”

Meglio? Cosa avrà voluto dire con “meglio”? Voleva tenersi tutta la signorinità per sè? Voleva nascondermi il menarca? Si stava prendendo pure le tette che spettavano a me? Voleva mettermi in guardia?

– “Perchè?'”
– “Perchè è bruttissimo! Soffri terribilmente alla pancia, non puoi fare nulla, non puoi uscire, andare a scuola, andare al mare, starai tutto il giorno a letto e a cambiarti il pannolino”.

Pannolino… come i bambini… dolori alla pancia… rinchiudersi in casa… Ma si diventa signorine o lebbrose?

Poi un giorno che neppure ci stavo pensando più, tornai a casa da scuola con una strana sensazione. Andai in bagno e trovai il Menarca. Ma non era come lo avevo immaginato, era molto più schifoso ma almeno non avevo mal di pancia e potevo uscire lo stesso. Finalmente ero signorina! Mi guardai allo specchio convinta di trovare chissà che e vidi Albert Ingalls con i brufoli e l’assorbente.

– “Dove sono i miei occhi azzurri e le tette?”
E il Menarca agitando lo scettro rispose  – “Hai le mestruazioni, non la mamma che si chiama Ornella Muti. Però hai un bel naso gigante.”
– “Mi fisseranno tutti il naso!!”
E agitando lo scettro mi rispose – “non più” – e mi regalò l’acne.

Gli assorbenti esterni all’epoca erano dei materassini per Barbie, alti due dita con tre cm di adesivo. Per tenerli fermi mettevo un altro paio di mutande sopra. Inutilmente.
Erano talmente grossi che la linea divisoria chiapparia spariva e allora per non far vedere a tutti che avevamo il ciclo, legavamo il maglioncino in vita.
Così tutti sapevano che avevamo il ciclo dal maglioncino in vita.

Una volta, dopo 5 ore di scuola, ho esondato come il fiume Nilo e i miei pantaloni bianchi avevano una macchia di Rorschach rossa proprio sul sedere.
Ho aspettato che uscissero tutti per non avere nessuno dietro, ma continuavano ad aspettarmi.
– “Andate, andate…” – su santu chi s’ha fattu non avete fame?
Avevo solo la cartella di disegno e me ne sono andata a casa con quella dietro al culo, come il vecchio cartello del prezzo della benzina che sbatte con il vento.

Signorina un par de palle.

Eh.. è così il rapporto delle donne con il ciclo: da una parte una gran rottura di palle, dall’altra idem.”

 

10 pensieri riguardo “Il primo ciclo – Ilaria Corona

  1. La “signorilitudine” ha un bel prezzo da pagare, ma l’entusiasmo e l’esaltazione si spengono immediatamente non appena ci si scontra con la realtà. Ricordo bene quel periodo, descritto perfettamente in ogni particolare, ricordo anche il gran mal di pancia e la frenesia di lavarmi continuamente …

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.