La bella Torino

Una passeggiata natalizia

Un luogo visitato durante una vacanza, diventa un ricordo che dà il via a tutta una serie di sensazioni che arrivano come onde che ci sfiorano, si ritirano, per ritornare nuovamente.

Mi piace raccontare cosa mi è rimasto dentro di uno scorcio di mare, di una strada assolata, di un palazzo antico. Mi piace ripensare ai miei passi su piazze affollate, scale maestose, vicoli nascosti. Ogni giorno percorro centinaia, migliaia di passi anche in posti a me familiari, che non richiedono un biglietto aereo o una guida turistica, perché sono zone che io conosco, nelle quali vivo.

Come potrei allora non parlare della mia città, di Torino

Quando ero ancora una ragazzina, non ero pienamente consapevole della bellezza di questa città, vivevo principalmente il quartiere, la scuola, i negozi sotto casa, la parrocchia, e il centro per la passeggiata e il gelato nelle storiche gelaterie Fiorio e Ghigo. Nel mese di febbraio c’erano poi le giostre in piazza Vittorio, allora la piazza era più che altro un grande parcheggio per auto, auto che appunto sparivano all’arrivo del Carnevale. Quando ero ancora molto piccola, il nonno, provvisto di biberon, mi portava a passeggio sul lungo Po, si sedeva sugli scalini che terminavano nell’acqua per farmi bagnare i piedini. Altri tempi!

I cambiamenti

Ho visto una trasformazione di questa città proprio dalle Olimpiadi invernali del 2006. In quei giorni Torino era finalmente alla ribalta del mondo e non nel ruolo di città operaia per la nota fabbrica di auto, o perché sede della famosa squadra della Juventus – tra l’altro io tifo per il Torino, quale squadra ha una storia così bella e, purtroppo, così tragica? –

Torino era diventata una città internazionale

Ricordo che con la mia famiglia e degli amici decidemmo per un giorno di fare i turisti nella nostra città, per provare a guardarla con occhi nuovi. Fu una bellissima giornata, una gioiosa giornata. Qualcuno potrebbe dire che negli ultimi anni è più sporca, che vi è più traffico, che ha il triste primato di essere la più inquinata, ma esistono città esenti da problemi?

Da allora ho iniziato a pensare che non vivevo in una città fredda e grigia, ma in una città con un ricco patrimonio storico e artistico.

Dalla sua verde collina appare come una grande scacchiera in cui i corsi e le strade si incrociano ordinatamente, il fiume Po l’attraversa, in lontananza si scorge la Mole Antonelliana e in questi giorni che precedono il Natale, il buio invernale viene annullato dalle Luci d’Artista.

 

I portici proteggono dal freddo e dalla pioggia, indicano un percorso, non ci si perde. Dall’ampia piazza Vittorio ormai da anni libera dalle automobili si arriva nella luminosa via Po

Torino a Natale e le luci d'artista

e poi in piazza Castello con Palazzo Madama, il Palazzo Reale e i suoi giardini e dietro il Duomo, la Chiesa di San Lorenzo, il mercatino di Natale, via Roma,

 

Torino a Natale e i mercatini di piazza Castello

e ancora Piazza San Carlo con le due chiese e il grande albero di Natale

Torino a Natale. Piazza San Carlo con Albero illuminato

per giungere in piazza Carlo Felice e infine alla stazione Porta Nuova. E poi scegliere altre strade, altre piazze, altri portici, le vie pedonali e le traverse che rivelano ancora piccoli negozi e accoglienti caffè.

Bisogna però alzare spesso lo sguardo per ammirare le facciate degli antichi palazzi, le finestre e i portoni con fregi particolari. Bisogna seguire l’istinto e infilarsi negli androni delle case per osservarne i cancelli e i soffitti e scoprirne poi i cortili.

Per combattere poi il freddo, basta assaporare un buon Bicerin, la bevanda dolce con caffè, cioccolata e crema di latte che tanto amava Cavour, magari andare proprio nel locale nel quale si recava nella bella piazza della Consolata.

Torino e il Bicerin della Consolata

Poi si può ripartire ben rifocillati per visitarne i suoi musei, quelli reali, il museo del Cinema e l’Egizio, secondo solo a quello del Cairo.

Torino, collage di munumenti con chiesa Cappuccini sullo sfondoIl mio è quasi un invito a venire in questa città che si è scoperta negli anni una vocazione turistica che forse non credeva di avere. Una città giovane, vivace culturalmente. È vero, negli ultimi anni ci sono state molte e differenti polemiche, non manca l’antagonismo con Milano, ma non credo si dovrebbe ridurre tutto ad una gare. La bellezza sta nelle differenze.

Di Torino si dice che è la città dei “bogia nen”, che tradotta dal piemontese significa: non ti muovere. Viene erroneamente interpretata come incapacità di muoversi, come eccessiva prudenza, invece rappresenta la caratteristica di essere testardi e risoluti. Questa espressione deriva dalle imprese dei soldati sabaudi durante la battaglia dell’Assietta (guerra di successione austriaca) nel 1747 in Val di Susa. L’avanzata dell’armata franco-spagnola venne fermata dai soldati piemontesi sotto il comando del conte Bricherasio. Nonostante la situazione fosse ormai disperata e avesse ricevuto l’autorizzazione a ritirarsi su posizioni più favorevoli, rispose: “Dite a Turin che da sì nojàutri i bogioma nen” (“dite a Torino che noi da qui non ci muoviamo”).

Negli anni ho visto sguardi stupiti in amici e parenti che dal meridione venivano a visitare questa città, perché la scoprivano sì austera ma affascinante, particolare per la sua aria un po’ francese e interessante quanto le altre città d’arte italiane.

Io vedo ormai la stessa città che ha due anime

quella da aristocratica signora sabauda che guarda al futuro ma che ha ancora un forte legame con il suo passato, e naturalmente quella giovane, che parla ormai non solo vari dialetti, ma diverse lingue, che ama la musica e tirar tardi, dove si beve e si mangia bene perché è possibile trovare i piatti della tradizioni e quelli del mondo. La città universitaria con le iniziative culturali, i negozi vintage, i laboratori artigianali, la street art.

Qui si è parlato presto di immigrazione e integrazione, dal dopoguerra in avanti. Non sono stati anni facili, esenti da pregiudizi, contrasti, incomprensioni. Non è ovviamente semplice neanche oggi dato che i popoli del mondo sono in continuo movimento.

Si avvertono ancora le differenze tra chi ha origini del nord e chi del sud, ora direi anche sud del mondo. In ogni caso la gioventù è aperta e solidale e le famiglie, forti delle loro storie, sono una miscela di origini differenti perché il bello e il buono arrivano sempre quando si unisce e non quando si separa. Io sono l’esempio di chi ama le proprie origini meridionali sentendosi nello stesso tempo “torinese”. Mi piacciono le differenze: ciò che vogliamo portare di noi e quello che possiamo accogliere degli altri, che siano persone o luoghi.

Perché qualsiasi cosa si voglia creare, richiede idee diverse, ingredienti diversi, competenze diverse, pareri diversi, perché tutto diventa poi unione di tradizioni, di cultura, quindi di vita.

 

13 pensieri riguardo “La bella Torino

  1. Di Torino ho un ricordo confuso. Perché? È stato la mia prima trasferta di lavoro durata oltre sei mesi ma onestamente ho visto poco perché ero sempre impegnato col lavoro. Un vero peccato. Però il post ha suscitato una certa curiosità a vederla.

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