Napoli e le declinazioni della gentilezza

Si stanno ormai avvicinando le vacanze natalizie.

Vi porto allora a fare un giro nei miei ricordi di un’estate. Napoli potrebbe essere un’idea per un viaggio proprio nei prossimi giorni, magari per fare un giro in via San Gregorio Armeno, la strada degli artigiani dei presepi.

“Attonita, affascinata, saltava con gli occhi dan una scena all’altra. La strada, senza marciapiedi, era, ai bordi, una serie ininterrotta di banchetti, illuminati da torce e lanterne colorate. Vi si vendeva di tutto a una folla rissosa e ingorda […] Sullo sfondo, nero immenso vicinissimo, il Vesuvio intento ai suoi infocati gorgògli [… ] La scosse la vocetta del vetturino, recitante con frenesia – Lo San Carlo. Lo palazzo reale. Santa Lucia. Lo Gigante. Lo San Carlo […] Ma qui non era come a Roma. Non aveva paura. La gente non mostrava aria cattiva; nonostante la povertà dell’esistenza, sembrava soddisfatta di stare al mondo. Le pareva, inoltre. di leggere negli occhi, nei gesti, semplice, superiore sapienza […] (Enzo Striano, Il resto di niente).

Negli ultimi anni ho visitato diverse città, ho incontrato persone, ricevuto cortesie, ma a Napoli ho ritrovato l’autentico senso dell’ospitalità, dell’amore verso la propria città. Ho visto la disponibilità del passante che se si accorgeva di un turista in difficoltà sulla direzione da prendere, prontamente indicava il percorso migliore e consigliava la visita della chiesa vicina elencandone le sue bellezze; del negoziante che regalava, con la mozzarella acquistata, un chilo di ricotta, o di quello che faceva assaggiare tutti i suoi Limoncelli mettendo a rischio la sobrietà dei clienti.

Napoli è uno scrigno che contiene diversi tesori: arte, storia, cultura, tradizioni, spesso dimenticate perché fagocitate dalla cronaca nera. Eppure io vi ho trovato la gentilezza, così preziosa e rara di questi tempi. Ho soggiornato nel quartiere Sanità, ho percorso i suoi vicoli con gli stendibiancheria davanti ai bassi, con i suoi locali, i suoi palazzi storici

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per arrivare ad un cimitero antico: il cimitero delle Fontanelle,

dove non si paga un biglietto per entrare, se si vuole, si può lasciare un’offerta di denaro a chi si mette a disposizione per fare da guida. Mi è stata raccontata la storia del culto dei defunti, delle donne che scendevano in quelle grotte di tufo giallo per prendersi cura delle ossa alle quali chiedevano una grazia. Ho percorso Spaccanapoli,

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tra la gente, tra le chiese e gli altarini votivi negli androni dei palazzi e nelle strade. Ho ammirato tra commozione e stupore la statua del Cristo Velato, ho visto un po’ di Natale già ad agosto in via San Gregorio Armeno. Nelle botteghe artigiane erano esposti diversi presepi e, tra sacro e profano, ho incontrato Ronaldo, Trump, il Papa in un tripudio di cornetti portafortuna.

Ho evitato gli scooter che scorazzavano veloci, ho viaggiato in una metropolitana, sicuramente non efficiente come quelle di Parigi e Londra, ma con stazioni che raccontano nuove storie.

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Ho visitato il Teatro lirico San Carlo, il più antico del mondo, e mentre i turisti attendevano il turno per entrare, un poeta dall’anima gentile recitava i suoi versi. Mi sono fermata sotto al balcone del cantante che per sbarcare il lunario cantava per i passanti, ho trovato la street art di Bansky e il custode dell’opera che raccontava una barzelletta a due giovanotti con zaini enormi.

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Ho pensato anche di acquistare una laurea eheheh!

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Ho mangiato pizza, cuoppi di pesce fritto, sfogliatelle e babà sotto la Galleria Umberto I.

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Ho rivisto il golfo e il Vesuvio alle luci del tramonto.

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Napoli non è la città della pizza e del mandolino, è la città delle contraddizioni, dei sentimenti forti e contrastanti nella quale probabilmente è più facile essere un turista che un residente. Può essere violenta, caotica, rumorosa, sporca, ma anche vitale, allegra, accogliente, artistica, stupefacente. È un altro mondo, ma ancora alla portata di tutti. La pizza più buona che ricordo è quella a portafoglio,

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con pochi euro vi mangiate un po’ di Napoli e quel qualcosa che altrove cercherete, ma difficilmente troverete.

9 pensieri riguardo “Napoli e le declinazioni della gentilezza

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