Di chi aver paura?

Quando ero ancora una bambina non sapevo proprio cosa fosse Halloween, non si scherzava molto in occasione della festa di Ognissanti e della commemorazione dei defunti.

Una nonnina vicina di casa usava apparecchiare il tavolo con un posto in più, mettendo delle castagne in un piatto per ricordare chi non c’era più. Negli anni poi qui in Italia si è cominciato a far nostra anche questa festa. In effetti ha un suo fascino questa ricorrenza di origine celtica, che poi è stata trasformata in qualcosa di più commerciale, come tutto viene trasformato ormai dall’era “moderna”.

Quando le mie figlie erano ancora delle bimbe, anche loro desideravano giocare e mascherarsi e io ho sempre amato creare qualcosa per loro affinché potessero dar libero sfogo alla fantasia. Così per un certo numero di anni mi sono ingegnata ad organizzare la serata di Halloween per loro, per il mio figlioccio e naturalmente per noi genitori. Si addobbava la casa con candele, pipistrelli, scheletrini e ragnatele (la polvere la toglievo in quei giorni non sorridete sornioni). La cena era decisamente macabra ma molto divertente, il web mi è stato di aiuto visto che ho potuto riprodurre: dita di strega, piccole mummie, polpette mostriciattoli, fantasmini di purea. Sono poi riuscita anche io a creare qualcosa di nuovo con varie torte e una bella pizza ripiena a forma di mano di Sherk, altro non era che il calco della mano di mio marito (che vi assicuro orco non è).

(biscotto ragno al cioccolato)

Vivendo in un condominio nel quale vi erano molti bimbi, c’era poi il nonno volenteroso che raggruppava un’eterogenea combriccola che bussava alle porte per fare la fatidica domanda: dolcetto o scherzetto?

Devo dire che io e mio marito eravamo cattivelli perché lasciavamo alla sola luce delle candele la nostra abitazione e ci mascheravamo. Il peggio di me l’ho dato recuperando il vestito da scheletro della figlia più grande, quella volta pochi mi riconobbero e uno dei più piccoli del gruppo rimase letteralmente a bocca aperta. Faticai a farmi riconoscere anche una volta che tolsi la maschera. Ancora oggi ne ridiamo, penso di popolare ancora gli incubi di quel bimbo ormai diventato un ragazzo.

Ovviamente mi toccava pensare pure all’organizzazione dei giochi, ma i papà facevano la loro parte. Uno dei giochi finali che hanno sempre amato i nostri bambini era quello della storia paurosa, riuniti tutti in circolo, raccontavo una storia e nel mentre facevo mettere le mani in diversi sacchetti o scatole per far toccare ciò che veniva appunto descritto. Gli spaghetti viscidi che simulavano i capelli della strega e il riso i denti, hanno riscosso sempre grande successo…e orrore!

Ormai non è più il tempo di quelle festicciole, sono poi subentrate le serate con gli amici senza il trucco orripilante.
Rimangono i ricordi e le fotografie di quelle serate, le risate e quella nostalgia, anche per loro, di non poter replicare quella magia (oscura?). Ormai non è ripetibile. Però abbiamo imparato a sdrammatizzare le nostre paure, a ridere dei luoghi comuni e un po’ di noi.

Io poi ho sempre ricordato loro una frase che mi diceva mio padre: non bisogna aver paura dei morti, ma dei vivi!

14 pensieri riguardo “Di chi aver paura?

    1. Non sei l’unico, ma come scrivevo è un modo per sdrammatizzare e per ridere delle proprie paure. La commemorazione di cari che non ci sono più è un’altra cosa, si vive nell’intimo.

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