Una vacanza in ammollo

In questi giorni di agosto a tante di noi saranno tornati alla mente i ricordi di altre vacanze: quando eravamo bambine a casa dei nonni, ragazze alle prese con la prima cotta al mare o mamme che correvano dietro ai pargoli che mangiavano la sabbia.

L’altro giorno scherzavo con la mia compagna di blog sull’onda dei suoi ricordi felici in campagna, all’aria aperta, finalmente libera dalla città con i suoi orari e le sue regole. Ho fatto mente locale per ricordare le mie vacanze. Oggi i bambini fanno viaggi avventurosi, talvolta in luoghi esotici… o insoliti. il massimo dell’avventura per me era partire con il treno dal nord per tornare al sud e fare il pellegrinaggio da nonne, zii e cugini. Non c’erano ancora i treni ad alta velocità, mi aspettavano lunghe ore di viaggio, ma io ero contenta, anzi mi pareva ancora più bello perché significava che andavo lontano. Mi piaceva partire con un libro per leggere per ore, cosa che invece non mi era possibile quando si decideva di utilizzare l’auto.

Se ripenso a quei viaggi sento realmente la differenza del tempo, una volta facemmo il cambio di treno a Roma, rimasi colpita, seppur ancora bambina, del numero esagerato di bagagli che la gente caricava passandoli anche dai finestrini, mi ritrovai a viaggiare in mezzo a scatoloni e ad una classica bacinella di plastica azzurra. Come non ricordare poi le auto come la vecchia 500, con sopra una mole di valigie e scatoloni, forse sono ancora oggi in autostrada tanto erano lente e cariche!

Tornare al sud voleva dire fare il giro dei parenti da salutare, cosa che non mi entusiasmava poiché per me erano importanti solo i giorni di mare. Non mi interessava correre in nessun giardino, di passeggiare in nessuna stradina o collina, ma solo ed esclusivamente il mare, che qui al nord non potevo vedere.

L’orizzonte del mare, oggi come allora, rappresenta per me la vera libertà, la serenità interiore e il ricongiungimento con la natura stessa.

Certamente amavo rivedere la nonna che allora non era centenaria, ancora oggi il suo sugo con pomodori e basilico nessuno mai è riuscito a superarlo! La zia poi metteva a bagno la frutta di cui sono sempre stata ghiotta. Mi piacevano le pere piccole estive, le percoche che gli adulti mettevano nella brocca con il vino freddo e che solo dopo molti anni ho trovato nel mio mercato rionale. La nonna poi preparava il panettone, altro non era che una torta margherita, ma perché certe ricette, anche le più semplici, pare non sia possibile ripeterle! In quel dolce c’era tutto il suo amore. Eravamo una vagonata di nipoti, io ero quella del nord, ed era un continuo nè nè dei miei cugini che mi prendevano in giro per il mio accento.

Negli anni ho avuto il privilegio, di cui mi sono accorta poi solo man mano che diventavo adulta, di vedere luoghi stupendi, affollati sì, ma non come oggi, e di godere quindi di paesaggi da cartolina e di un mare dalle mille sfumature.

Un’estate si decise di rimanere in città, a Napoli, e di prendere in affitto giornalmente la classica barca a remi per fare il bagno nel golfo. Io ancora bambinetta, invece di correre in una classica spiaggia e di fare castelli di sabbia, rimanevo nella barca tutto il giorno, ma senza annoiarmi mai, godendo solo esclusivamente del mare. Si mangiava in barca e c’era anche il venditore di panini e bibite…sempre in barca. Non credo emettesse scontrini fiscali! Le mamme poi facevano una terribile mistura come abbronzante: acqua di mare, birra, succo di limone e olio di oliva. La mia dermatologa impallidirebbe! Eppure noi bambini sopravvivevamo senza scottature e dermatiti. Altri tempi!

Si rientrava al tramonto e sul lungomare vi erano i chioschi, che ancora oggi si trovano, che vendevano le spremute di limone fatte sul momento e la trippa bollita annaffiata con del succo di limone. Sia chiaro, non ho mai assaggiato la seconda!

Un’estate semplice, bellissima, oscurata poi, dopo solo un paio di giorni dalla nostra partenza, da un’epidemia di colera che scoppiò nella città. Qui a Torino tutti ci chiedevano se ci sentivamo bene e se non avevamo alcun sintomo, temevano che potessimo essere contagiosi. Noi eravamo tutti in salute, nonostante le cozze staccate direttamente dagli scogli – che vita spericolata – , ma certo preoccupati da quanto stava accadendo. Fortunatamente nessuno dei nostri famigliari ebbe problemi di salute.

18 pensieri riguardo “Una vacanza in ammollo

  1. Belle quelle vacanze antiche! Per me cominciavano dal viaggio in treno, da Albenga a Biella e poi da Biella a Sordevolo in corriera. Mia madre spediva un baule e il nostro unico bagaglio era il pranzo, che comprendeva il polpettone al verde della nonna, buonissimo, pesantissimo, agliatissimo, uova sode, pane, pomodori, formaggini, frutta…

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  2. visto che siamo in tema di ricordi, i tuoi sono bellissimi, allora descrivo in breve i miei. Ai primi di giugno si caricava una vecchia Fiat, vecchia per oggi ma allora semi nuova era gli anni cinquanta, e via fino a Cattolica da Ferrara. Si prendeva in affitto alcune stanze e si rimaneva lì fino a settembre. Nessuna noia il mondo interno nera tutto vicino. Prendere l’uva che sta maturando, le more, la frutta dai campi e tanto mare e sole.Bagni e tuffi nel portocanale.

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  3. Beh, voi andavate al sud, noi, da Genova, al nord… o in Val d’Aosta o, ancora meglio per me, a trovare zii e nonna in Svizzera. La Nonna sul Lago di Costanza… quasi ricordi!
    Ci vado ancora oggi… solo per un giorno… se posso tutti gli anni.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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