La cucina della nonna – parte 1

Dieta “quasi” mediterranea

Amavo trascorrere l’estate dalla nonna per il piacere di vivere in completa libertà, ma anche per il piacere di mangiare cibi che normalmente o non erano previsti in casa mia o che cucinati dalla nonna acquistavano un altro gusto.

La mia vacanza iniziava il lunedì mattina, quando si andava al mercato. Come mi divertiva passeggiare tra le bancarelle aiutando mia nonna con la spesa! La tappa d’obbligo era al banco del cioccolato: aveva la forma di un lingotto d’oro, era per metà di cioccolato nero e metà di cioccolato bianco. L’uomo al banco ne tagliava una generosa fetta che avvolgeva in un pezzo di carta: doveva durare per tutta la settimana, fino al lunedì successivo. Amavo mangiarlo con una bella fetta di pane che mia nonna comprava un paio di volte la settimana: la “gressia” (campagnola). La sua crosta era dura, ma aveva tanta mollica, per cui si conservava parecchi giorni.

A colazione era prassi mangiare l’uovo sbattutto, raccolto fresco la mattina da allungare con un goccio di caffè e reso ancora più sostanzioso da pezzetti di pane ammalgamati alla crema.

Per pranzo sento ancora il profumo del ragù che bolliva adagio sulla cucina smaltata di bianco. A cena, ci fossero stati anche 40 gradi, una minestrina o in alternativa l’odiato riso e latte.

Ma il pezzo forte era la merenda. Poteva essere un bel panino con burro e marmellata, oppure, sempre una fetta di pane bagnata nel latte (o nell’acqua…) cosparsa di zucchero, il pane con il cioccolato. Ma la nostra preferita era… “la soma d’aj”.

Come spiegare? Le nostre nonne prendevano una pagnottina di pane, un bocconcino o una biovetta, pelavano uno spicchio d’aglio, lo bagnavano prima nell’olio di oliva e poi nel sale e lo strofinavano sulla crosta e ripetevano l’operazione finchè non avevano ricoperto tutta la superficie. Che profumo e che buona!! Nessuno faceva caso al nostro alito: puzzavamo tutti!! Anche i nonni!!! Soprattutto i nonni!!!

18 pensieri riguardo “La cucina della nonna – parte 1

      1. No, il riso qui si usa poco rispetto alla pasta, ma si da il semolino per lo svezzamento con un goccio d’olio d’oliva e un po’ di parmigiano, ma ai bambini piace (anche agli adulti 😉)

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      2. Anche da noi il semolino… meglio se fatto solidificare, impanato in uovo e pane grattugiato e fritto. Servito con carni e salsiccia..tutto fritto… infatti si chiama Fritto misto alla piemontese…

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      3. Anche qui, ancora oggi si usa il semolino per lo svezzamento. Altra cosa quello del fritto, che poi mi sa ogni regione frigge frigge frigge eheheh!

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  1. Conosco tutto molto bene, compreso “l’odiato riso e latte” 😁
    Dove hai vissuto queste cose?
    Quando nacqui, mio padre era il medico condotto di Castagneto Po, sulla collina torinese esterna, non lontano da Chivasso; anche dopo il trasferimento a Torino abbiamo continuato a frequentare Castagneto, soprattutto d’estate, finché i miei non hanno preso la casa delle vacanze in Val d’Aosta. La famiglia di mio padre è originaria di Cinzano (presso Sciolze), mentre mia madre è del novarese, con diramazioni sull’altra sponda del Ticino. A inizio autunno, tutti gli anni si andava a trovare la nonna materna, in occasione della festa del suo paese: esattamente come la tua, non era una cuoca sopraffina, ma i pranzi che ci preparava non li dimenticherò mai 😊

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  2. usanza assai diffusa quella dell’aglio strofinato sul pane. Peccato che l’aglio non lo sopporto e lo fiuto a distanza di metri 😀
    Belli questi ricordi.

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