Ricordi d’estate

Le vacanze dalla nonna

Vi ho già parlato di quella nonna che per non fare partire il figlio tra i partigiani lo tramortì con uno zoccolo. Bene quella nonna guerriera aveva un punto debole: io! Mia nonna mi adorava: ero la prima nipote femmina ed ero “coccolosa”.

Tutte le estati, finite la scuola partivo per un paio di settimane tra le colline astigiane e per me che abitavo in città, era una festa.

Come me anche tanti bambini, figli di amici di mio padre che erano andati a vivere tra Torino e Genova, venivano mandati dalla nonna per passare l’estate.

In un’epoca lontanissima dal mondo degli smartphone, la nostra libertà era totale. Si usciva di casa la mattina e si tornava per pranzo, quando le campane battevano dodici rintocchi. Dopo il sonnellino obbligatorio per i più piccoli o chicchiere sottovoce nelle ore più calde della giornata, si tornava a casa giusto per la merenda per tornare a giocare fino all’ora di cena. Ancora un paio di ore di gioco e finalmente, per i nonni, andavamo a nanna.

Potevamo correre tra le vigne, arrampicarci sugli alberi, scorazzare in bicicletta. Organizzavamo giochi di gruppo e se capitava di cadere e farci male, un po’ d’acqua ossigenata sulla ferita e via zoppicando: lividi e croste erano medaglie al valore.

Eravamo liberi e… sporchi. Mia nonna non aveva né doccia né vasca da bagno! Mi lavavo alla belle e meglio con l’acqua del catino la sera e una volta la settimana, metteva una grossa tinozza piena d’acqua a scaldare al sole e io e mia sorella facevamo il bagno a turno… nella stessa acqua… e pensate: siamo sopravvissute!

Poi la domenica arrivava la mamma. Ci alzavamo presto e andavamo a raccogliere un bel mazzo di fiori di campo e attendavamo con impazienza sbucare la macchina in fondo alla strada… nella speranza che ci accordassero ancora una settimana di libertà.

12 pensieri riguardo “Ricordi d’estate

  1. Anche io, parcheggiata dai miei nonni, ho passato le estati più belle tra le campagne dell’Astigiano.
    E come dimenticare le merende nei prati. Armati di tovaglie, sacchetti vari e giochi si partiva per l’avventura.
    E magari era solo il prato davanti a casa, ma per noi era la libertà.
    Quelle merende con acciughe e burro, burro e marmellata, pane burro e zucchero, con le “grissie” appena sfornate e calde.
    Ricordi di tempi andati e di una infanzia che mai scorderò.

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  2. altri tempi, che qualcuno definisce oscuri ma che per me sono luminosi. Non andavo in campagna – non avevo nonni contadini magari averli avuti 😀 avrei fatto anch’io il contadino .D – ma anche in città la libertà era totale. Posti per giocare ce ne erano molti dal cortile di casa ai campetti sotto le mura cittadine, alle gite in bicicletta in campagna a rubare la frutta dagli alberi 😀 o al passare l’estate al mare. Diamine se ci ripenso mi viene nostalgia.

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  3. Ho avuto bellissime vacanze anch’io! E, come le tue, sporchine… La mia mamma si rilassava molto e si dimenticava di sorvegliarmi e di lavarmi. A volte, io stessa mi accorgevo dello stato dei miei piedini e me li lavavo con l’acqua gelata del lavatoio!

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  4. Io sorella di Gabri quindi con la splendida nonna che aveva come soprannome Cochise, io ero quella che rovinava le vacanze, perché meno coccolosa, e gran rompiballe, tutti le sere x disperazione la nonna mi bucava il pallone x poi farmene trovare uno nuovo la mattina, hahaha splendida nonna e come faceva lei il sugo e il budino al cioccolato…..nessuno. Grazieeeeee Gabri x questo splendido ricordo

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