Vagabondando in wordpress abbiamo scoperto il blog La Bionda, raffalabionda ironica e pungente si presenta così: scrivo ciò che penso, e a volte penso troppo.

Il suo ultimo post terminava con l’invito alla condivisione, invito che noi abbiamo colto. Buona lettura!

Vi racconto la mia esperienza dettata dall’inesperienza.

via Editori a pagamento? Ma anche no! — La Bionda

12 pensieri riguardo “Editori a pagamento? Ma anche no! — La Bionda (facciamo la conoscenza di raffalabionda)

  1. però che chi li difende ma a pagamento non pubblico nulla. Spendo dei soldi per pagarmi editor e grafico – di solinto mica poco – ma poi uso il selfpublishing. Almeno rimane tutto a me e non mi riempio la cantina di libri

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  2. l’editoria è una giungla, in Italia si pubblicano circa 65.000 titoli ogni anno, la stragrande maggioranza delle copie, finito il circuito amici/parenti/conoscenti/blogger impietositi e stressati, è destinata a stufe, caminetti e tavoli barzocchi in campagna da mettere in bolla per non versare la brocca col vino. Hai detto una giusta cosa nel commento sotto il suo post, ci sono più scrittori che lettori (più o meno). Diciamo che rattrista vedere blogger aspiranti scrittori che non riescono ad ammucchiare un numero decente di commenti (gratuiti) ma si illudono di poter affollare librerie e siti e-book.

    Per scrivere un libro decente bisogna avere qualcosa di interessante da raccontare, non solo, quel qualcosa bisogna raccontarlo in modo interessante, pare l’uovo di Colombo ma è concetto duro da assimilare. L’editoria a pagamento ha sviluppato, incrementato l’editing, non più un controllo generale bensì significativi, per non dire determinanti, interventi sull’impianto, sui personaggi e sulla trama, praticamente una riscrittura. Il problema è che spesso i preposti a tale mansione sono scrittori mancati che hanno più carenze e lacune di quelli che dovrebbero correggere.

    Molti editori a pagamento (non certo quello citato nel post) sono satelliti di grandi editori che capitalizzano vanità e velleità, spesso mal riposte, nella sostanza, prendono i soldi degli sfigati per poi elargirne una parte agli scrittori contrattualizzati e pubblicizzati.

    Forse in pochi sanno che lo scrittore Italiano che ancora detiene il record di vendite e traduzioni è Giovanni Guareschi, l’ultimo libro Italiano che ha toccato tre milioni di copie è “cento colpi di spazzola”, il livello è questo. Gli Italiani leggono poco ma leggono, infatti quando escono i mostri sacri stranieri le librerie gongolano.

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  3. Con l’avanzare dell’età ho compreso che bisogna usare con cautela l’espressione: tutto è possibile, basta volerlo, crederci veramente. Non perché non creda ai sogni, agli obiettivi che in un primo momento possono apparire inattuabili, semplicemente perché bisogna darsi dei limiti, fare piccoli passi e provare, senza poi vivere di frustrazioni. In effetti è necessario aver qualcosa di interessante da dire (e su questo ci sarebbe da perdere ore, cosa è interessante e per chi?) e bisogna saperlo raccontare. Sul discorso del lavoro di editing poi, la domanda che mi pongo è: ma il prodotto finale è di chi l’ha scritto o di chi vi ha messo mano? Giustamente fai notare che allora chi fa questo lavoro è uno scrittore mancato, come mai? Sui mostri stranieri non mi pronuncio, per me chi pubblica a spron battuto, ha alle spalle un gruppo di lavoro collaudato (che probabilmente scrive più dello stesso scrittore). Per quanto riguarda i commenti, non è semplice coinvolgere le persone, si commenta facilmente su Facebook, meno sui blog. Il blog richiede tempo e un lavoro costante, è più difficile coinvolgere, mentre su Facebook si posta la foto o la frase d’effetto (o distorta) e giù una valanga di commenti sgrammaticati e aggressivi. Meglio farne a meno! L’amica d menti ha raccontato la sua “avventura” e il suo sogno, ogni esperienza serve, per prendere le misure a sé stessi e agli altri.

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