Il biennio scolastico

Il cartellone dell’ultimo tabù

Ho frequentato un istituto superiore che era il parente povero del corso di Ragioneria. Io che non amavo i numeri e la partita doppia, avevo scelto una scuola che prevedeva materie di tipo economico. Il corso prevedeva un esame dopo i primi tre anni per ottenere sia il diploma di qualifica sia l’accesso ai due anni successivi necessari per l’esame di maturità. La prima intenzione era quella di ottenere la qualifica per iscrivermi al corso di infermiera professionale, invece decisi di proseguire.

Non sono diventata un’infermiera!

Tutto sommato non mi dispiacevano le materie, soprattutto non mi dispiacevano le professoresse! Eh sì, le donne hanno avuto un ruolo importante. Durante il biennio ho molto apprezzato la professoressa di italiano, donna indipendente, preparata, aveva un ottimo rapporto con la nostra squinternata classe quasi tutta femminile.

In classe c’erano soltanto due ragazzi che sedevano proprio dietro di me. Giocavano ed emettevano tutto il tempo suoni cacofonici, imitavano il suono di uno sparo, di qualcosa che cadeva, di un’esplosione. Sono stati bocciati a fine anno scolastico!

Con la professoressa di italiano si poteva parlare di attualità, della trasformazione del ruolo femminile e anche i Promessi Sposi erano un’entusiasmante avventura. L’aula si trasformava in una sorta di teatro ad episodi con noi studentesse che a turno impersonavamo i vari personaggi.

Avevo voglia di diventare grande, c’erano le riunioni dei rappresentanti di classe, gli scioperi ai quali aderire, gli spettacoli da preparare per la ricorrenza dell’8 marzo. Desideravo decidere!

Non ricordo per quale motivo, per alcuni giorni fu indetto uno sciopero bianco, una specie di autogestione, si entrava regolarmente in classe e invece di fare lezione si potevano organizzare dei laboratori. Nella mia classe proposi un lavoro che si concluse con un cartellone intitolato: “L’ultimo tabù”. Lo affiggemmo in bella mostra nel corridoio, proprio vicino all’ufficio della presidenza. L’argomento trattato era la sessualità e vi erano spiegati tutti i metodi anticoncezionali. Recuperai le immagini dalle varie copie che conservavo del mensile Duepiù (altro che internet).

Alcune amiche mi chiesero come avevo ottenuto l’autorizzazione da mia madre ad acquistarlo, lo compravo con i soldini della paghetta dei nonni, non ho mai pensato di chiedere il permesso e lo leggevo senza nasconderlo. Credo sia stato un giornale “rivoluzionario” perché si rivolgeva alle donne, anche a noi giovani donne, affrontava i temi della coppia, della sessualità e della contraccezione. Lo ricordate? È stato per me spunto di riflessione e di conoscenza e penso abbia risparmiato a mia madre domande su argomenti imbarazzanti.

Il cartellone fece alquanto scalpore, per qualche tempo sentimmo qualche bisbiglio e qualche commento su di noi. Eravamo quindicenni che avevano parlato di un argomento spinoso. Mi sentii molto orgogliosa!

Dopo il biennio durante il quale c’era stata una sorta di ecatombe, noi superstiti di giugno dovevamo scegliere la qualifica, quindi ci saremmo ritrovate in una nuova classe e in una nuova sede.

Di lì a poco avrei incontrato Gabriella.

10 pensieri riguardo “Il biennio scolastico

      1. Forse, ma comunque se l’avessi comprato di nascosto mia madre l’avrebbe trovato. Non si passava indenni dalle sue nascoste perquisizioni. 😄😄😄

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    1. Intorno agli anni ottanta. Anche oggi i settimanali e i mensili trattano argomenti quali coppia, sessualità ecc. ma insieme ad altri che riguardano soprattutto moda e bellezza. La particolarità di Duepiù era quella di non essere il solito rotocalco

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