L’infinito cielo e il signor Parigi

Il signor Parigi era il secondo marito della signora Giovanna, per me nonna Giovanna. Erano i miei vicini di casa, o meglio, miei e dei miei genitori, io ero ancora una bimbetta. Lo ricordo seduto al tavolo della cucina, dietro di lui il putagè, una stufa a legna sulla quale in inverno la moglie metteva a scaldare le bucce dei mandarini per profumare l’aria.

s-l300.jpg

Era un po’ stempiato, la fronte alta e lucida, aveva occhi chiari, brillanti, azzurri, era sempre ben rasato. Uomo quieto e saggio, diceva che alla sua morte i familiari avrebbero approfittato della moglie, troppo buona e troppo dolce.

Così è stato.

Mi piaceva parlare con lui, ogni tanto mi ripeteva un proverbio: pan e nus, mangià da spus, nus e pan, mangià da can, (pane e noci mangiar da sposi, noci e pane, mangiar da cane). Allora pensavo che me lo dicesse perché dovevo mangiare prima il pane e non essere golosa nel preferire il companatico; invece questo vecchio proverbio parlava di povertà, anche un cibo povero, se accompagnato da una fetta di pane, diventa degno di un banchetto di matrimonio. In quel periodo desideravo tanto scoprire se il cielo avesse un tetto, un limite, non poteva essere senza fine! Un giorno chiesi proprio a lui, in quanto vecchio, se dopo la sua morte avrebbe potuto controllare per me e naturalmente tornare per dirmelo!

Se n’è andato via nel suo letto, inaspettatamente, una mattina, quieto come quieta è forse stata la sua vecchiaia.

Come aveva predetto il signor Parigi, negli anni a seguire la nonna Giovanna pianse per un nipote dalla vita tormentata, una nipote e una nuora fredde e acide, per un altro figlio morto prima di lei. Io e la mia famiglia siamo stati dei buoni vicini e fintanto che non abbiamo cambiato abitazione, a lei abbiamo ceduto la poltrona di casa perché potesse guardare il programma televisivo serale in nostra compagnia.

Durante gli ultimi suoi anni la mia mamma è stata una buona amica per lei, un aiuto affinché non si sentisse mai troppo sola, poi ha raggiunto il marito, forse nell’aldilà, in quel cielo che anche oggi vedo infinito.

come-mai-cielo-azzurro

Il signor Parigi non mi ha mai svelato cosa ha trovato dopo che se n’è andato da questo mondo, penso abbia aspettato la moglie, seduto quieto sempre sulla sua sedia.

8 risposte a "L’infinito cielo e il signor Parigi"

Add yours

  1. il proverbio ha un sapore antico. Lo conoscevo.
    Insomma il signor Parigi non è tornato per riferirti cosa c’era in cielo. Di certo ha aspettato con pazienza l’arrivo della moglie Giovanna.
    Per voi era putagè, dalle mie parti era la cucina economica

    Piace a 1 persona

  2. Mi hai strappato una lacrima. Non per chi se n’è andato, ma per questa coppia così unita nell’essenzialità del quotidiano, nella lungimiranza di un marito affettuoso, nel dramma che può essere la vita, anche se per poco tempo

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: