Dire “ti amo” è facile

…quello che viene dopo è un po’ più difficile.

In questi giorni di forzata inattività, con le vacanze fuori dalla porta, gli amici lontani, cado spesso preda di inquietudine, insofferenza, come diceva una vecchia pubblicità: “voglia di qualcosa di buono”.

Assodato che i dolci fanno ingrassare e poi la voglia di qualcosa di buono, nel mio caso, si traduce in “voglia di novità” non mi resta che percorrere due strade: schiantarmi con i film di Jane Austen o schiantarmi con…. Sex and the city.

Propendo per la seconda ipotesi, già mi vedo a New York, trentenne rampante con una vita sociale sicuramente meno piatta di quella attuale. Per quanto adori i romanzi di Jane Austen, il romanticismo non è più una mia caratteristica dominante… poi ho la sensazione che il riscaldamento nell’800 non fosse dei migliori nei grandi palazzi e castelli inglesi e io sono freddolosa.

In una delle puntate della famosa serie anni ’90, una delle protagoniste dice appunto la frase del titolo. Spesso, negli ultimi anni, mi sono trovata a considerare come “ti amo” sia un’affermazione che sento troppo spesso e soprattutto a sproposito. Fateci caso!

Il via l’hanno dato le ragazze dei reality: dopo una settimana di reclusione volontaria nella casa del Grande Fratello, eccole a piangere disperate quando sullo schermo appare la foto, solitamente, del papà, nonno, zio e a urlare grandi “TI AMOOOO!!!!”.

Molti di noi hanno figli lontani e mi fa sorridere immaginare miei “bambini” che vedendoci su Skype, si inginocchiano davanti allo schermo del computer iniziando a strapparsi i capelli e urlare la famosa frase!!

Adesso lo scenario si è spostato sui social e non è così inconsueto leggere post rivolti al gatto, cane con grandi affermazioni di amore eterno. A volte i “ti amo” sono rivolti a situazioni e persone che meritano tale affermazione d’amore, spesso tali persone non ci sono più e queste giovani donne (perchè sempre di donne si tratta) sentono il bisogno di urlare al mondo questo amore  per la nonna, lo zio… magari anche verso Gesù.

No Marinella, non è un mio solito attacco di acidità verso il mondo, e non voglio neppure essere considerata la carampana che si gratifica a criticare le nuove generazioni di ventenni. In realtà mi è stato insegnato che “ti amo” è una frase importante, direi intima che non si deve sprecare e tanto meno ostentare se non addirittura “usare” per dare di sè un’impressione di persona sensibile, che più degli altri soffre, gioisce e AMA.

Penso sia vero che dire “ti amo” sia semplice, ma sia prima che dopo bisogna dimostrare la veridicità di tale affermazione. Troppo spesso ho sentito e letto persone dire “ti amo” e nello spazio di un battito di ciglia, dimostrare l’esatto contrario. La sensazione è che a volte, dirlo, è come sciuparlo, è quasi una bestemmia: nel momento che lo dici ha già cominciato ad evaporare, a perdere potenza. Dirlo è prendersi un impegno con chi ti sta di fronte, è un patto segreto, da rendere pubblico quando tutte le parti ne sono convinte!

In un’epoca dove tutto è superficiale, dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto, penso che il “ti amo” implichi una forma di amore supremo da custodire come un bene prezioso: se avessi un grande diamante, non andrei ad ostentarlo ai quattro venti…. se poi me lo rubano?

 

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