C’erano una volta i miti

 

Tanto ma tanto tempo fa, gli dei crearono gli esseri viventi: gli uomini e gli animali.

Essi ordinarono a due fratelli, i titani Epimeteo e Prometeo, di distribuire in modo equo delle qualità ad ogni creatura.

Epimeteo, il cui nome significa “colui che riflette in ritardo”, volle fare da solo, donò ad alcuni animali la forza e ai deboli invece l’astuzia e la velocità per fuggire, ad alcuni pellicce per ripararsi dal freddo, ad altri una pelle sottile per ripararsi dal caldo, ad alcuni la capacità di nuotare nell’acqua, ad altri quella di volare o di nascondersi sotto terra.

Ai carnivori la possibilità di avere pochi cuccioli, agli erbivori di riprodursi in numero maggiore in quanto prede. In questo modo tutti gli animali sarebbero vissuti in equilibrio tra loro e non avrebbero rischiato l’estinzione.

Prometeo “colui che riflette prima” si accorse che Epimeteo aveva consumato tutte le virtù e che per gli uomini non era rimasto nulla, nudi e deboli erano destinati a soccombere.

Ormai l’alba della vita stava per sopraggiungere, Prometeo decise di rubare il fuoco ad Efesto e la tecnica ad Atena e di donarli agli uomini.

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Per questo Zeus lo punì incatenandolo ad una roccia, un’aquila gli avrebbe dilaniato il fegato che ogni notte sarebbe ricresciuto.

Il dio dell’Olimpo si rese conto che però gli uomini stavano ormai morendo, avevano la perizia pratica ma non la politica, non erano in grado di convivere, vivevano separati, commettevano ingiustizie, erano in guerra tra loro.

Gli esseri umani non avevano le doti naturali che potevano rispondere ai loro bisogni, necessitavano di principi, di qualcosa che li rendesse consapevoli. Zeus chiamò Ermes perché portasse loro: rispetto e giustizia.

L’arte del vivere insieme va trasmessa, costruita. La scienza, la tecnica, l’arte, non sono sufficienti se non si accompagnano alla solidarietà, al rispetto, alla collaborazione. Il futuro dell’uomo è in pericolo se non si pone al centro il bene della collettività.

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Purtroppo il genere umano tende a non ricordare le virtù necessarie alla convivenza civile.

(Spero non ne abbia a male Platone se ho semplificato il dialogo Protàgora)

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