Volare via

Da qualcuno che voleva rinchiuderli in un sacco e gettarli nella spazzatura, son volati via. Accompagnati dall’aria son scappati, forse andranno alla ricerca di chi vorrà ancor giocare e festeggiare con loro.

Perle di saggezza da Facebook

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Spesso su Facebook vengono condivisi articoli di pseudo testate giornalistiche che ci rendono partecipi delle ultime scoperte scientifiche…

Uno studio rivela che viaggiare rende più felici che sposarsi e avere figli. Per quelle donne che intendono però percorrere questa strada e anzichè prendere un cane decidono di avere un cucciolo proprio, sappiano che quelle che ne hanno tre sono più serene di quelle che ne hanno uno o due (sempre che, come suggerisce la scienza, abbiano la sana e buona abitudine di togliersi le scarpe quando  entrano in casa).

Si consiglia di essere madri severe perchè con molta probabilità si cresceranno figli di successo. Cosa per altro non facile se si pensa che se si ha a che fare con i maschi essi raggiungono la piena maturità a 54 anni!!! Probabilmente questo rallentamento è dovuto al fatto che si ostinano a lavorare tutti i giorni anche oltre i 40 anni, momento in cui si dovrebbe cominciare a lavorare non più di tre giorni alla settimana… ovvio che non abbiano tempo di maturare! E tanto per rincarare la dose, gli scienziatoni, sono arrivati alla conclusione che i genitori sono in ansia per i figli anche quando non vivono più con loro!!! Non me lo sarei mai aspettato.

Se vi sentite tristi e di malumore un bel giro di shopping senza assurdi sensi di colpa, vi farà tornare il sorriso e tra l’altro vi farà anche dimagrire. Se poi abbinate anche una tavoletta di cioccolata, la linea è assicurata. Non pensate anche voi che siano notizie che fanno esclamare: “Dio c’è!”?

D’altronde non è la musica a farci commuovere, ma ciò che pensiamo mentre l’ascoltiamo ed è sempre meglio essere un po’ pazzi che noiosi!

Certo che c’è da farsi un sacco di domande su come vengano spesi i nostri soldi, ma a me non interessa: da quando Lonely Planet ha dichiarato che il Piemonte è la regione più bella del mondo, io vivo in paradiso.

AcidaMenti – lo scarico del water

“Oca giuliva

Verginella

Se l’è andata a cercare

Poteva aiutare gli italiani

Si deve far firmare una liberatoria

Che non si paghi il riscatto con i nostri soldi”

Scorro i social e leggo queste frasi, – evito di ripetere quelle che istigano e auspicano uno stupro – in merito al rapimento della giovane cooperante italiana rapita in Kenya. Queste frasi vomitate nel web sommergono il senso di appartenenza, la solidarietà, la stima per chi ha la capacità di dare forma al desiderio di rendersi utile e di poter aiutare quella parte di mondo abbandonata e sfruttata.

Istintivamente vorrei rispondere a tutti, poi mi dico che non ne vale la pena. Ha valore il parere di chi stimo, tutto il resto ha per me soltanto il suono del gorgoglio dell’acqua dello scarico del water.

Un domani vorrei sedermi sulla mia poltrona e…

 

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Un domani vorrei sedermi sulla mia poltrona e…

pensare di aver fatto non il meglio che potessi fare, ma ciò che ritenevo giusto e nelle mie possibilità, nelle mie forze.

Pensare di aver colto quello che immediatamente non potevo aver visto, ma soltanto lontanamente percepito.

Pensare di aver provato attimi di felicità, se non dentro di me, negli occhi di chi mi è stato accanto.

Pensare di esser stata curiosa e aperta ad ascoltare e di aver potuto dire tutte le parole che dentro mi scrivevo.

Pensare di aver riso o soltanto sorriso e di aver soprattutto condiviso.

Pensare di aver dato tutto l’amore che ogni giorno costruivo, perché l’amore ha la forma e la forza che ognuno riesce a dare.

Pensare di esser soddisfatta, ma mai del tutto. Perché bisogna sempre aver voglia di giovinezza anche quando non si scorge più.

Starò sulla mia poltrona, spero in buona compagnia, ad aspettare il domani che sarà sempre inizio durante e irrimediabilmente fine.

Starò comodamente seduta, ma non davanti al televisore, anche vecchia e malferma darò una mazzata – con tutte le forze ancora disponibili – allo schermo, a tutti i reality, ai contenitori – vuoti – domenicali in cui vengono urlate parole futili e versate lacrime inutili.

Oh sì!

C’erano una volta i miti

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Tanto ma tanto tempo fa, gli dei crearono gli esseri viventi: gli uomini e gli animali. Essi ordinarono a due fratelli, i titani Epimeteo e Prometeo, di distribuire in modo equo delle qualità ad ogni creatura.

Epimeteo, il cui nome significa “colui che riflette in ritardo”, volle fare da solo, donò ad alcuni animali la forza e ai deboli invece l’astuzia e la velocità per fuggire, ad alcuni pellicce per ripararsi dal freddo, ad altri una pelle sottile per ripararsi dal caldo, ad alcuni la capacità di nuotare nell’acqua, ad altri quella di volare o di nascondersi sotto terra.

Ai carnivori la possibilità di avere pochi cuccioli, agli erbivori di riprodursi in numero maggiore in quanto prede. In questo modo tutti gli animali sarebbero vissuti in equilibrio tra loro e non avrebbero rischiato l’estinzione.

Prometeo “colui che riflette prima” si accorse che Epimeteo aveva consumato tutte le virtù e che per gli uomini non era rimasto nulla, nudi e deboli erano destinati a soccombere.

Ormai l’alba della vita stava per sopraggiungere, Prometeo decise di rubare il fuoco ad Efesto e la tecnica ad Atena e di donarli agli uomini.

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Per questo Zeus lo punì incatenandolo ad una roccia, un’aquila gli avrebbe dilaniato il fegato che ogni notte sarebbe ricresciuto.

Zeus però vide che gli uomini stavano morendo, avevano la perizia pratica ma non la politica, non erano in grado di convivere, vivevano separati, commettevano ingiustizie, erano in guerra tra loro.

Gli esseri umani non avevano le doti naturali che potevano rispondere ai loro bisogni, avevano bisogno di principi, qualcosa che li rendesse consapevoli, così chiamò Ermes perché portasse loro: rispetto e giustizia.

L’arte del vivere insieme va trasmessa, costruita. La scienza, la tecnica, l’arte, non sono sufficienti se non si accompagnano alla solidarietà, al rispetto, alla collaborazione. Il futuro dell’uomo è in pericolo se non si pone al centro il bene della collettività.

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Purtroppo il genere umano tende a non ricordare le virtù necessarie alla convivenza civile.

(Spero non ne abbia a male Platone se ho semplificato il dialogo Protàgora)

Traccia di sé

Nella vita di ognuno compaiono e spariscono persone. Qualcuna lascia un segno, traccia di sé, altre invece ci abbandonano o vengono da noi abbandonate e dimenticate.

Ieri mi è stata data la triste notizia che è venuta a mancare la dottoressa alla quale avevo affidato i miei occhi e quelli, per me ancora più preziosi, delle mie figlie. Ci eravamo scambiate dei messaggi tramite WhatsApp, e in quello che io non immaginavo sarebbe stato il suo ultimo messaggio, mi aveva ancora dato il suo consiglio e un appuntamento a quando sarebbe ritornata.

Non è più tornata.

Penso sia difficile mettere la propria salute nelle mani di qualcun altro, qualcuno che la natura rende imperfetto in quanto essere umano. Per questo sono un soggetto difficile, che vuole capire e purtroppo controllare, purtroppo per chi si trova di fronte a me. Ho bisogno di tempo e che l’istinto mi dia il suo benestare.

Con il tempo si instaurano rapporti, stima reciproca, fiducia, ci si sorride e si dicono parole di conforto. Il medico rappresenta la scienza, colui che deve darci risposte e soluzioni, ma guardando oltre, ci accorgiamo che c’è una vita che affronta gli stessi problemi e… l’imponderabile.

Quante volte ci si ritrova a pensare che c’è chi è particolarmente fortunato nella realizzazione della propria vita: famiglia, affetto dei figli, affermazione professionale, denaro, case…Tutto questo ha sempre un costo, lutti da affrontare, preoccupazioni che sommergono, responsabilità da assumere.

Ci sono persone che non lasciano traccia di sé, e persone che avrebbero potuto essere ancora per sé stessi e per gli altri, ma la morte le porta via, lasciando ricordi e rimpianti.

Una vita… in pochi scatoloni!

(Continua da “Una vita in 40 scatoloni!”

Salgo in mansarda, la stanza degli sposi, so che qui farò in fretta. Uno scatolone lo userà mio marito per raccogliere tutte le cianfrusaglie che ha comprato nei vari mercatini di cose vecchie (speriamo vadano perse negli spostamenti!). Un paio serviranno per portare via i regali del matrimonio che sono rimasti a casa e qualche effetto personale dei ragazzi.

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Alla fine ho ancora avanzato qualche scatola: rifaccio il giro… sicuramente riuscirò a riempirle tutte!…”No, ti ho detto che le pentole non le prendo!”

Le due ore sono ormai agli sgoccioli, mi guardo intorno, sembra sia passato un tornado, più ancora nel mio cuore. Trent’anni di vita sono scritti indelebilmente sulle ammaccature dei mobili, ancora quelli del primo giorno: la sedia rosicchiata dal cane vissuto con noi per quindici anni e morto ormai da altrettanti; le tacche sul cornicione della porta che hanno segnato gli anni che passavano anche per i nostri figli. Nello sgabuzzino c’è il tavolino da salotto così malandato che non osiamo lasciarlo al suo posto, ma neppure buttarlo perchè è intriso di risa, pianti, giochi e pappe dei miei bambini e dei due cuginetti che sono cresciuti con loro. Al primo piano c’è la vecchia cassapanca di legno che la nonna di mio marito gli ha lasciato in eredità e che lui ha fatto restaurare: prezioso contenitore di ricordi… e vecchie lenzuola di quel corredo che non ho mai usato e che apparteneva a spose vissute anche cent’anni fa. Non potrò più guardare dalla finestra e vedere  tutti quei particolari che rappresentano da una vita punti fermi consolatori.

Adesso tutto sarà sommerso dalle macerie di una tragedia che devo subire e che sospetto finirà soffocata da intrighi burocratici e non solo. Sarà tutto nuovo ed estraneo, il passato da tirare fuori da questi 50 scatoloni e un futuro difficile da immaginare.

Sono seduta al computer e sto scrivendo, fuori piove ma il glicine dai colori autunnali è sempre lì. Non tutto è perfetto nella mia vita, ma capisco di essere comunque una persona fortunata e per assurdo so che anche questi genovesi, che devono ripartire da capo, hanno almeno avuto la fortuna di poter tornare a prendere qualcosa, quando in altre situazioni altre povere persone si sono trovate in pigiama a guardare la desolazione della loro casa crollata dopo il terremoto.

Capisco anche però le lacrime della signora anziana che, sconfitta, pensa sia finita.

Adesso permettetemi un ricordo personale. Io conosco bene Genova perchè parte della mia famiglia vive lì e spesso ho sentito una mia zia, vera genovese cantare questa canzone…

Una vita in 40 scatoloni!

(Continua da “Una vita in 50 scatoloni!“)

Al primo piano ci sono le camere da letto ed una stanza adibita a ripostiglio e lì ci sarà da ridere.

Entro nella mia camera da letto: sicuramente prendo il mio portagioie e chincaglieria varia perchè la maggior parte delle mie collane, orecchini e bracciali sono frutto di regali e perchè, insieme ai miei due profumi, non posso farne a meno.

Apro gli armadi e non credo sarà un grosso problema: sono pieni di “lo tengo se mai dimagrissi”. Ci sono una ventina di capi “must have”, i miei comodi jeans e alcuni maglioncini che amo particolarmente, il problema sono le scarpe, credo ne prenderò almeno la metà. Con mio marito la scelta è ancora più facile: posso prendere tutto, non occuperà molto posto… e poi lui è ancora in garage! Per quanto riguarda la biancheria da letto e da bagno penso mi rifarò il corredo, visto che da ragazza non l’avevo e quando potevo comprarlo mio suocero mi ha fatto trovare un baule zeppo di lenzuola bianche “pizzose” e tovaglie che si stropicciano a guardarle (santo subito chi ha inventato le antimacchia e le lenzuola no-stiro!)

Mi sposto nella stanza di mio figlio, il più giovane,  che mi ha chiesto di prendere tutto ciò che sta nella sua libreria: libri di musica, cd di musica, quaderni di musica e ovviamenti spartiti musicali! Poi ci sono ancora un paio di chitarre e alcuni giocattoli che non possiamo abbandonare… Buzz Lightyear e Woody di Toy Story dovranno arrivare ai nostri eredi insieme a Don Chisciotte!

Titubante apro la porta della stanza ripostiglio e mi ritrovo a sudare freddo… Questa è anche la stanza che mi fa da studio e qui ci sono libri, dispense,  computer tutto ciò che mi serve per lavorare e qui non posso lasciare nulla. In realtà durante la precipitosa fuga di alcuni mesi fa, mio marito ha pensato ai soldi e io al mio Mac! Per cui ecco qui un paio di scatole con la scritta “fragile” con attrezzatura varia, ma la macchina fotografica regalo bellissimo dei miei splendidi amici per le nozze d’argento la prendo io, non la metto nelle scatole… non si sa mai!

Poi apro l’armadio quattro stagioni e la roba salta fuori urlando: “prendimi, prendimi!!”. Ma come faccio, dico io, a scegliere! Prendo l’abbigliamento da ciclista di mio marito che sicuramente la bicicletta nuova non la molla e anche gli scarponcini da montagna. Ci sono i vestiti per il matrimonio di nostro figlio… il mio è anche già nella lista del “… se mai dimagrisco!” però li prendo ugualmente, sono così belli! Sarà dura scegliere le borse… caspita le due ore stanno passando velocemente! Forse aveva ragione Cassandra che mi esortava a fare una lista!

Quante scatole ho fatto? Una quindicina. Andiamo in mansarda.

(Continua)

 

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