AcidaMenti o DolceMenti…sono indecisa

i-panni-sporchi-si-lavano-in-tivujpg

Ecco, lo sapevo, c’era la fregatura!

Si preparano i bagagli, può servire questo, quello, per la spiaggia, per la serata…

si va al mare, si fanno le gite, le passeggiate, le cene…

Poi si rientra a casa e l’unica onda che mi sommerge non è di acqua di mare ma di PANNI DA LAVARE DA STENDERE DA STIRARE DA RITIRARE.

Si fa il vuoto intorno, le figlie poi spariscono.

Occorre ritornare alla vita di tutti giorni, allora metto in moto la colonna sonora della mia estate che non è musica ma è composta da immagini e incontri.

“E il naufragar m’è dolce in questo mare.”

 

AcidaMenti – Lo sgambetto

Che poetici i post sulle donne condivisi sui social:

“Non c’è niente di più bello di una donna che

dopo un tradimento

dopo un abbandono

dopo un’amica falsa

dopo la tempesta

dopo una caduta

si rialza più bella che mai (!?!)

con cicatrici sul cuore

ma con il sorriso.”

…ma anche no! Dopo un po’ di cadute, non è meglio fare uno sgambetto?

557316-cuscino-emoji-faccina-occhiolino-colore-giallo-o-34-cm-circa.jpg

DolceMenti – Cantare per sopravvivere

Nella vita occorre fantasia, abbiamo bisogno di fantasia quando vediamo intorno a noi crollare ponti, certezze e speranze. Lui lo ha fatto, inventandosi qualcosa dopo aver perso il proprio lavoro. Canzoni da un balconcino per sopravvivere economicamente e per rallegrare chi passerà in quel vicolo del centro di Napoli.

Altri-Menti!!

Io sono vero/a – Io sono fatto/a così

Quante volte l’ho sentita questa frase! A volte in un unico concetto, altre in due idee separate: l’una sottintendeva l’altra. Ma come dice Meryl Streep in un noto post di Facebook (certe volte lo dicono anche altri personaggi famosi “overanta” 😉 ), ho ormai un’età che proprio non ne ho più voglia di ascoltare certe castronerie!! E diciamocelo: “Sei fatto/a così? E un bel chi se ne frega?” oppure mi dici: “Se ti piace io sono così altrimenti…” –  “ecco… appunto… altrimenti”.

In un mondo che ormai vive di narcisismo e individualismo, alla faccia della globalizzazione, frasi di questo tipo non dovrebbero più farmi arrabbiare, ma sarà che il periodo non è proprio dei più sereni ed è comunque di quelli in cui si tirano le somme, come ho detto anche a Cassandra, l’essere una “brava ragazza” prima e una “Signora” ora non mi ha dato grandi soddisfazioni anzi, credo sempre di più che sia vero che “le brave ragazze vanno in Paradiso (ci fosse), le cattive dappertutto!!!”

Ma non divaghiamo: vorrei capire cosa significa ESSERE VERI. Tutti falsi gli altri? Oppure è un concetto più profondo? Questi esseri veri, rivendicano la loro autenticità: ciò che dicono o fanno lo sentono nascere da dentro? Pensano che il loro agire migliorerà la vita dell’umanità? Che in qualche modo sono stati investiti  da un’autorità superiore (in terra a qualcuno certamente la voglia di farlo è venuta…) a questo compito di tacciare giudizi, di ferire gratuitamente, di prendere o lasciare a loro piacimento?

Se poi osi ostacolare il loro cammino chiedendo spiegazioni, ti zittiscono con l’altra frase: “sono fatto così, se non ti sta bene…”. Ma cosa vuol dire? Tutti siamo “fatti così”, c’era anche una bella serie a cartoni animati sul corpo umano che aveva questo titolo e aveva un senso, ma, a meno che non si decida di vivere soli con te stessi, non è possibile fare e dire tutto ciò che si vuole o almeno, non dovrebbe essere possibile. Perchè penso che nessuno abbia il diritto di ferire e calpestare il prossimo, perchè non è  indice di personalità, ma di grande egoismo, ignoranza e spesso anche cattiveria.

Il problema è che oggi, sta diventando un sistema di vita consolidato: ognuno pensa a sè, nessuno vuole più mettersi in gioco e rischiare. Si scelgono le strade più semplici, piace vincere facile, si è insofferenti ai problemi altrui. Conosco persone così, e onestamente, vivono meglio di me che mi prende l’ansia anche a vedere gli incidenti di Paperissima!! Però mi è stato insegnato che ciò che ottieni con sofferenza e sacrificio dà più soddisfazione ed è dura cambiare… ma cosa volete? Sono fatta così.

(Dedicata a Cassandra)

Dal mio balcone

Sera d’estate nel borgo antico di una località di mare del nostro sud. Sono qui sul balcone di un appartamentino preso in affitto per qualche giorno, spettatrice privilegiata di un paesaggio da cartolina. La collina è punteggiata dalle luci delle case, così come le luci segnano i contorni del porticciolo. La notte è un tutt’uno con la linea dell’orizzonte, non distinguo più dove inizia e finisce il cielo e dove il mare. La lunga scalinata che porta verso il castello aragonese è affollata di gente: chi scende, chi sale per passeggiare, chi attende il turno per sedersi nei locali sotto al mio balcone. È tardi, ma in vacanza tutti hanno sempre fame, si mischiano profumi di pietanze e di dolci, voci, pianti di bambini ormai stanchi, suoni di un tormentone estivo e di una canzone folkloristica. La vita quotidiana di città pare lontana, non ascolto un telegiornale ormai da alcuni giorni con l’illusione che il mondo con i suoi problemi e le sue tragedie sia lontano, fuori da questo borgo che resiste all’usura del tempo e conserva intatta la sua bellezza. Mi sposto nel lato più silenzioso della casa, nella piazzetta i bambini giocano nonostante l’ora, uno di questi dice all’altro: “Quanti anni hai? Quando avrai undici anni devi uscire tutte le sere, non stare in casa perché non fa bene, è una cosa brutta. “ Sorrido, un piccolo scugnizzo saggio che consiglia di socializzare, di vivere…fossi la madre lo spedirei a letto, promette bene il tipetto! Penso proprio che anche questa sera mi addormenterò tardi, tutti hanno ancora voglia di chiacchierare e ridere, vorrà dire che mi godrò il silenzio fra qualche ora, quando mi berrò il mio primo caffè del mattino, con il sole ancora tiepido che illuminerà la collina, renderà nuovamente visibile il mare, e io guarderò il tutto ancora da qui, da questo balcone.

Isola

In partenza, verso nuove avventure!

Prima o poi sentiamo nascere in noi il desiderio di staccare da ciò che costituisce la nostra vita, cerchiamo luoghi lontani che mettano chilometri tra noi e la nostra quotidianità.

Io amo le isole, mi piace sentire che tra me e la terraferma c’è dell’acqua, molta acqua in perenne movimento, movimento che mi avvicina e mi allontana fisicamente e soprattutto mentalmente da tutto. Ho percepito questa sensazione per la prima volta durante una vacanza in una piccola isola dell’arcipelago maltese: Gozo. Ero una giovane moglie e una giovane madre, distesa sul mio asciugamano prendevo il sole, ascoltavo il rumore delle onde del mare e sbirciavo il cielo di un azzurro intenso e luminoso, ogni tanto nuvole spumose e bianche lo attraversavano velocemente dandomi la sensazione di galleggiare, di essere in movimento. Piccola e breve illusione, non ci allontaniamo mai realmente da quello che siamo e non siamo diversi da ciò che eravamo fino a qualche giorno prima. Nella valigia oltre ai nostri effetti personali portiamo i nostri affetti, nel bagaglio delle nostre esperienze portiamo il bene e il male che ci hanno arrecato. Andiamo lontano per allentare tensioni e allontanare preoccupazioni, posiamo lo sguardo su paesaggi sconosciuti, respiriamo aria diversa, incontriamo gente con storie differenti eppure uguali, per far rinascere in noi il desiderio di vita, per rispondere a quel bisogno di dare forma a ciò che avvertiamo dentro di noi.

Le ansie della vita non vanno in vacanza, possono però abbandonarci e allontanarsi dalla nostra vista, come quelle nuvole che non disturbavano i miei pensieri in quella spiaggia ormai così distante da qui.

malta-e-gozo-1.jpg

Grimilde

Pubblico anche qui, su questa piattaforma, il manifesto della comunicazione non ostile di Parole O_Stili, un’associazione no profit che ha l’intento di sensibilizzare e responsabilizzare gli utenti ad una comunicazione non ostile nella Rete. Queste regole non dovrebbero neanche essere scritte, ma già scolpite dentro di noi, assimilate dal nostro organismo, fissate nella nostra mente. Non voglio arrendermi a ciò che sento e leggo. Abbiamo la possibilità di conoscere, di condividere informazioni, di ascoltare parole di chi può aprire i nostri orizzonti, invece riteniamo che ogni nostra opinione debba essere inconfutabile. Provochiamo e odiamo e non abbiamo remore nell’utilizzare un linguaggio eccessivo e offensivo. Siamo lo specchio di una società che critichiamo, siamo noi quella società.

Secondo un’antica credenza rompere uno specchio presagisce anni di sventure, ma se continueremo a rimirarci come la regina Grimilde, rischiamo di illuderci di vedere il bello dove non c’è più, diventeremo sempre più brutti e cattivi…nonostante lo specchio intatto.

AcidaMenti – Scusa!

16ott-scuse.jpg

 

A chi costantemente dimentica tutto e tutti e pensa di risolvere sempre con un frettoloso:

“Oh scusa l’avevo dimenticato!”

Basta rispondere: “Capisco…ma io dimentico sempre di accettare le scuse”

Tiè!

Blog su WordPress.com.

Su ↑