Amiche in viaggio

Frida Kahlo

Come i bambini un po’ stanchi e imbronciati perché il giro alle giostre è terminato, così sono io questa sera dopo aver trascorso due giorni insieme a Sibilla e ad altre nostre amiche.

A volte non è necessario andare molto lontano, cercare città nuove o lidi sconosciuti per staccare dalla routine quotidiana.

Così terminate le corse per lasciare in ordine la propria casa, la lavatrice in funzione per l’ultimo lavaggio, la pappa per il gatto di un’amica, qualcosa in frigorifero per la cena con sottofondo di figlie che ti rimproverano di voler sempre avere il controllo – un pochino avranno pur ragione, ma intanto oggi il frigorifero piangeva letteralmente – sono scappata a casa di Sibilla per una gita tutta al femminile.

Ridevamo pensando al film Grease, ai party in pigiama – li faranno ancora oggi le ragazze? – Cena saporita, vino ottimo, dolce, caffè, ancora vino Porto e chiacchiere.

Ho sempre amato le chiacchiere notturne: quelle dei bimbi che non vogliono cedere al sonno e si scaricano di colpo come le batterie dell’automobilina giocattolo, quelle delle ragazzine che ridono parlando dei vari tipi di baci e nascondono il viso sotto al cuscino per non farsi sentire, quelle di noi donne adulte, guardate con sufficienza dalle figlie adolescenti, che lasciano le risate per una forma sempre più profonda di pensieri man mano che si allungano le ombre della sera.

L’occasione del nostro viaggio è stata la mostra di Frida Khalo a Milano. Il mio gruppetto di amiche era eterogeneo: chi amava incondizionatamente questa artista, chi non sapeva neanche chi fosse invece tale artista e me, incuriosita più dalla donna Frida che dalla sua produzione artistica.

Milano è stata: caldo, traffico, gente, traffico, caldo. Ho imparato ad apprezzare recentemente questa città, non mi attira Milano per com’è, ma per la vivacità che trasmette.

Non ho la preparazione per analizzare le opere di questa pittrice, ma non mi ha convinto l’allestimento delle sale, mi rendo conto che la mia è una semplice critica come si suol dire di pancia, d’istinto.

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Il personaggio Frida attrae e seduce, lo dimostrano le code di persone sotto il sole in attesa del proprio turno, il merchandising…A lei avrebbe fatto piacere l’insieme di prodotti, i tatuaggi, sul quale hanno stampato il suo viso oltre che i suoi quadri? Chissà!

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Nei suoi quadri c’è comunque lei, la sua sofferenza, ormai credo che tutti conoscano l’evento che ha cambiato la sua vita portandola alla pittura e il suo grande amore per il pittore Diego Rivera, uomo molto più vecchio di lei, dotato di grande personalità e fascino ma anche irrimediabilmente infedele.

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Di questo breve ed intenso viaggio penso che sia a me sia alle mie compagne siano rimasti come ricordi: il buon cibo, le risate, l’insonnia, la sorellanza e la comprensione di cosa sia veramente la resilienza.

Frida è diventata un’icona, ma dietro al mito vi è una donna che ha avuto la capacità di affrontare un grandissimo trauma, il dolore fisico oltre che mentale, vivendo il suo tempo, amando, traducendo in creatività tutto ciò che la vita le aveva dato e soprattutto negato.

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Cosa cuciniamo oggi?

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Questa mattina ho aperto Facebook e ho visto l’immagine di una colazione denominata paleofood. Non avevo mai sentito parlare della dieta paleo, dieta non mirata alla perdita di peso ma adatta, pare, a chi soffre di una malattia autoimmune.

In un periodo in cui si fa un gran parlare di scelte alimentari salutistiche, etiche, mi rendo conto che ho ancora tutto un mondo da scoprire e sul quale ragionare.

In una famiglia ci si ritrova a cercare il giusto equilibrio…sempre con il dubbio di sbagliare.

In genere penso che tutto ciò che è più lavorato, raffinato, seppur buono, non fa proprio bene al nostro organismo. Ogni tanto però occorre mediare e fare strappi alla regola, considerando che – ahinoi – sono anche tante le regole e di nuovo ahinoi le ricette della nostra tradizione sono molto appetitose ma un attentato a tutte le regole di sopravvivenza.

Se poi prendiamo in considerazione blog e trasmissioni televisive che ormai sono proliferate come funghi – e sì che il paragone commestibile ci sta come il cacio sui maccheroni – ci vengono propinate: ricette cotte e mangiate, gare fra cuochi, gare fra aspiranti cuochi, cucine da incubo, chef che ormai sulle orme di Gordon Ramsay urlano e inseriscono nei loro discorsi imprecazioni che puntualmente vengono coperte da un bip. Per anni mi hanno perseguitato i pettini di mare e quando vedo un piccione mi si rizzano i capelli in testa, e io ho tanti capelli!

Cominciano a non essere più tanto simpatici questi super fighi chef sempre alla ricerca estrema del sapore e dell’estetica, che vogliono provocare emozioni…mah!

Il palato e l’occhio devono essere appagati dal cibo, ma non bisognerebbe esagerare, qualcosa di esso verrà comunque defecato!

Ogni tanto poi rimango allibita davanti ai video – spesso anche di altri paesi -, condivisi nei social, nei quali improbabili chef propongono ricette in cui abbondano: burro, formaggi, panature, fritture. Concedetemi di dissentire sulle loro qualità culinarie!

Così come mi stupisce l’aggressività delle persone che si dividono in fazioni carnivore o vegetariane e vegane, come se ognuna di esse fosse depositaria di verità, di certezze, dell’elisir di lunga vita.

Perché mai imporre una scelta alimentare, si dovrebbe spiegare, consigliare, soprattutto in un mondo nel quale si vogliono imporre: comportamenti, debiti, religioni, moda.

Ci vuole attenzione per ciò che mangiamo, non dimentichiamoci che c’è chi fa enormi sacrifici per avere un pasto al giorno.

Ricordo che molti anni fa, in un’intervista ai primi migranti albanesi, uno di loro disse che dall’Albania vedeva le pubblicità italiane sul cibo per gatti e quindi pensava che in Italia si vivesse molto bene: se c’era così tanto per i gatti, ci sarebbe stato tanto per le persone!

Acidamenti – Grazie per non avermi dato l’amicizia

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Lo sconosciuto: Grazie per non avermi dato l’amicizia su Facebook

Io: Non ci conosciamo, non ci siamo neanche mai salutati!

Ho pochi amici su faccia libro, nel senso che chi è tra i miei contatti è da me conosciuto realmente, certamente se si fa parte di un gruppo: lavorativo, sportivo, o di qualsiasi altro genere, si tende a ritrovarsi su questo social. Però troppe persone digitano a ripetizione l’opzione “aggiungi agli amici”.

Che senso ha che ci si ritrovi un numero spropositato di persone che neanche si è in grado di gestire, perchè una persona che non mi ha mai rivolto la parola dovrebbe saltare le buone maniere secondo le quali ci si saluta, ci si presenta, magari si scambiano due parole?

Lo so, a volte si può essere percepiti come antipatici e superbi.

Il volo

Sto guardando dalla finestra due rondini che si rincorrono nel cielo: puntano verso l’alto per poi lasciarsi quasi cadere e virare nuovamente  libere e leggere. Quando ero una giovane donna mi capitava di avvertire il peso delle responsabilità familiari e magari di sentirmi schiacciare da ciò che tutti si aspettavano da me e allora guardavo, come oggi, fuori dalla finestra e mi perdevo ad osservare il volo di altre rondini e a sognare di scappare con loro volando sempre più in alto. Immaginavo il mondo visto dall’alto, sentivo l’aria che mi scompigliava i capelli e il sole che riscaldava le mie spalle. I paesaggi si susseguivano fino ad arrivare al mare e allora non ero più una rondine ma un gabbiano che si tuffava nelle acque in movimento o si posava su uno scoglio a riposare. Altre volte diventavo un’aquila possente che perlustrava valli innevate guardano per ultima il sole che scendeva. Poi di colpo passava, magari mio figlio mi chiamava, suonava il telefono e via… tornavo a casa nella mia quotidianità.

Mentre guardo dai vetri oggi, mi rattrista constatare che con gli anni, oltre a perdere  l’agilità ginnica ho perso anche quella mentale… non riesco più a volare via, non lo desidero neppure più e non perchè sia più felice di allora, ma i miei piedi sono ben ancorati a terra.

Forse è vero che i sogni di gioventù sono come i brufoli: spariscono con l’età, ma è un vero peccato.

Problemi telefonici

E che…

Quando sorge un problema che riguarda una linea telefonica o l’odiato/amato smartphone…

occorre formare un fatidico numero di tre cifre: musichetta (scommetto che l’hanno ideata apposta per far desistere gli utenti a rimanere in attesa) e una voce pre registrata…

se voglio A devo premere 1 se voglio B devo premere 2 se voglio C devo premere 3 se voglio D devo premere 4…………o premere cancelletto per tornare al menu principale

così se voglio A devo premere 1 se voglio B devo premere 2……

Se non ha elencato il mio problema?

Se non mi ha detto il numero per parlare ad una voce…vera?

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