Bisogno di amicizia

Con una persona amica ci si dovrebbe sentire liberi di essere solo quello che si sente di essere.

Di cosa si avrà bisogno?

Di parità: si viene accettati e si accetta, senza ruoli, dando il tempo che si vuole offrire. Senza l’ansia di dover apparire brillante, di dover fare attenzione a non superare quel tanto che possa oscurare l’altro. Senza applicare sempre il verbo fare perché bisogna organizzare e coinvolgere.

Non ci si inganna, non si mostra soltanto il meglio di sé, ma anche quella parte che ha bisogno di attenzione perché fragile ed insicura.

Si ha bisogno di amicizia quando sì è stanchi di stare in vetrina, quando si dimenticano le battute di scena, quando non si è in grado di sintonizzarsi con il mondo.

Quando si è felici tanto da aver paura di confessarlo, quando si ha un’idea di cui essere gelosi, quando si ha bisogno di essere ascoltati, fino in fondo, profondamente e…

quando si ha bisogno di sorridere, così, per una battuta che gli altri non comprenderebbero, per un ricordo che gli altri non ricorderebbero, per qualcosa che pare senza valore, ma valore ha.

Respira!

Respira respira, non posso lasciarti andare via.

Ti do il mio respiro, te l’ho dato dal primo momento che ti ho cercato, dal primo momento che ho avuto la conferma che fossi lì, dentro quel monitor, per me eri ancora un’immagine incomprensibile, eppure mi spiegavano che avevi mani, piedi e…un cuore.

Respira respira, non posso lasciarti andare via dove sarai senza di me.

Ho sognato per te, desiderato per te, ho impostato la mia vita per te.

Ho immaginato quando mi avresti guardata per la prima volta, quando mi avresti abbracciata, chiamata.

Ho pensato a quando avresti pianto e io mi sarei sentita impotente nel fermare quelle lacrime.

Ti ho visto correre in un giardino, ridere felice, ignaro del mondo.

Perché il tuo mondo era lì, tutto in quel momento, tutto il mio mondo ti sarebbe bastato. Lì avrei eretto barriere, sarei stata pronta a fronteggiare chiunque avrebbe provato ad intaccare il tuo sorriso.

Ti ho visto ragazzo, adulto, pronto a percorrere la tua strada, io sarei rimasta ai margini, lasciando finalmente il mio posto di guardia, perché ormai saresti stato in grado di difenderti da solo.

Io avrei potuto invecchiare e sentire che era giunto il momento di appoggiarmi a te, e tremante sentire che la tua mano era ormai più grande della mia

Respira respira, non posso lasciarti andare via, ma il mio muro è crollato.

Dov’è Dio, Un Dio qualsiasi, io lo accoglierei.

Ma tu respira, respira ancora…

 

Dedicato a chi, in questo momento, si sta battendo per un’ultima speranza di vita per il proprio figlio

Overanta

Il mercoledì al mio paese è giorno di mercato. Solitamente io e le mie amiche ci ritagliamo un’oretta per prendere il caffè in un piccolo bar della piazza adiacente alle bancarelle e fare due chiacchiere. Come sono cambiati i tempi! In realtà il bar il mercoledì è offlimit agli uomini: gruppi più o meno numerosi di “casalingue” di ogni fascia d’età, ma in particolare “over-anta” stazionano e rumoreggiano davanti a tazze fumanti di caffè lunghi, corti, ginseng, dek e ovviamente macchiati!

Normalmente sono sempre la prima ad arrivare perchè, a differenza delle altre “ragazze”, sono di indole puntuale, forse perchè ancora lavoro e non ho acquisito quella rilassatezza che il non avere più una sveglia a dettare l’inizio giornata, comporta.

Siamo un gruppo molto eterogeneo, ma davanti a quella tazzina gli argomenti non mancano mai!

C’è A la più giovane del gruppo che da sempre combatte con la bilancia e si sottopone a giornate di fame lamentandosi con noi di non perdere un etto per poi ordinare il croissant ovviamente alla crema. Di noi tutte è la più attenta alle mode e fatica un po’ ad adattare il proprio look alla sua reale età.

B invece problemi di peso non ne ha, dimostra meno dei suoi anni e le invidiamo la capacità di portare eleganti chanel rosse abbinate all’immancabile tubino nero la sera per poi trasformarsi il giorno dopo in una sportiva che inforca la bicicletta e macina chilometri oppure fa la maratona oppure ancora si scatena al corso di zumba!!! E che dire della sua passione per la moto?

C l’ultima volta si è presentata con un taglio corto minimalista, della serie “così faccio prima ad asciugarli”, che mette in risalto un brizzolato che a detta nostra non le dona, ma che lei rivendica con forza: basta essere schiave della tinta! E in fondo non ha ragione lei?

D è una new entry del gruppo ed è anche la più anziana, si è adattata benissimo ed è la prima che risponde agli inviti ad uscire. Non è molto che ha lasciato il lavoro ed è ancora in cerca di un equilibrio tra il troppo tempo libero e la preoccupazione per la figlia ormai trentenne disoccupata e felice.

Se io sono puntuale E invece arriva sempre, trafelata e accaldata, mezz’ora dopo l’orario stabilito. Da quanto corre dovrebbe essere magra ed atletica, ma purtroppo adora cucinare e mangiare e si nota. È una donna gentile e piena di vita, schiacciata però da una famiglia che fagocita tutto il suo tempo chiamandola continuamente anche per impegni che potrebbero tranquillamente svolgere da soli e lei non dice mai di no. Così sogna di fuggire a Londra per rivivere una vacanza che per una settimana l’aveva liberata dai tanti problemi, ma più passa il tempo e sempre meno sembra probabile.

Infine ci sono io con i miei hobby, problemi ed anche assenze: tendo a farmi desiderare e a dimenticare di rispondere a messaggi o telefonate. Però voglio bene a queste amiche proprio perché sono molto diverse da me e tra loro e quindi il mercoledì non ci annoiamo mai, anzi il tempo passa troppo velocemente e spesso ci obbliga a vederci anche per il mercato del sabato… casomai avessimo dimenticato di parlare di qualcosa!

Acidamenti – pavoneggiarsi

Spesso si incontrano persone che assomigliano al vanitoso pavone Alfonso: “Dio come sono bello, Dio come sono bello…io sono il famoso pavone.”

Non sono simpatiche come Alfonso!

Senza di te

Mentre scrivo, cerco sempre qualcosa da ascoltare che sia in sintonia con il momento.

Ho cliccato un mix di canzoni di Pino Daniele, le sue canzoni sono state la colonna sonora della mia adolescenza. Dividevo le mie preferenze musicali tra lui e Renato Zero.

Oggi mi sono ritrovata con questa canzone più recente, non legata ai miei quindici anni, che mi ha fatto però sentire nostalgia di Pino e un po’ di Napoli, città dalla quale manco da anni e che finora non desideravo rivedere.

Oggi mi sento richiamata da questa città nella quale non sono nata, che è parte delle mie origini, delle mie radici e, chi mi conosce, ne sente l’eco.

e si chest nunn’è ammore
ma nuje che campamme a ffà”

Siamo niente senza qualcuno che ci ami veramente, siamo niente senza le nostre radici e i nostri ricordi.

 

Questo ho detto a mia figlia

Giovani-Lavoro-kklB--835x437@IlSole24Ore-Web.jpgCassandra – Spesso io e te parliamo di desideri, aspirazioni, sogni, delusioni, dubbi. Credo sia una serie di argomenti che, in momenti diversi della vita di ognuno, vengano affrontati e confrontati. Anche le persone che sono soddisfatte e realizzate e lo fanno presente continuamente (o ne sono convinte) in alcuni frangenti lasciano trapelare conflitti interiori. Tutta una questione di equilibrio tra ciò che vogliamo e ciò che possiamo fare. Ad un certo punto della nostra vita e della nostra età, ci siamo dette che non avremmo dovuto – come spesso si fa da ragazzi – imputare ai genitori, alla situazione sociale ed economica e via discorrendo tutto quello che non siamo state in grado di fare. Ci sono tempi e luoghi per alcune scelte, certamente oggi, come si suol dire “col senno di poi”, saremmo state più temerarie, meno ligie alle regole familiari che ci volevano brave ragazze (con un minimo di preparazione scolastica), brave mogli e brave madri. Non so quanto lo siamo state e lo siamo, diciamo che cerchiamo di fare del nostro meglio. Oggi affrontiamo la vita e ciò che non siamo diventate, con quell’accettazione che deriva dalla consapevolezza che…è inutile lasciarsi travolgere da troppi rimpianti (anche se in passato, ricorderai, ho scritto che non so vivere senza nostalgia e rimpianti, ed è vero!). Comunque un cammino diverso della vita ci ha rese quello che siamo oggi…e ci piaciamo così!

Questa lunga premessa non era per parlare nuovamente di noi, ma dei discorsi, delle aspirazioni, dei dubbi dei nostri ragazzi, degli amici dei nostri ragazzi, dei ragazzi dei nostri vicini di casa…

I ragazzi di oggi hanno numerose e interessanti opportunità. Lo studio, con la possibilità di viaggiare, vedere e conoscere, dà loro l’occasione, in diversi periodi dell’anno, di sottrarsi alla routine quotidiana. Il timore di non trovare il proprio posto in questa società, non penso derivi soltanto dalla difficoltà di trovare un impiego che li realizzi e che non sia sottopagato, ma anche dal fatto che non vogliono ritrovarsi e specchiarsi in noi. Noi che cercavamo il posto sicuro e vicino casa, il fidanzato/a, che risparmiavamo per accendere il mutuo per la prima casa, non siamo i nostri figli che desiderano invece un lavoro che non sia mai noioso (e cari ragazzi a chi lo dite!) e una vita di coppia sempre spumeggiante (e cari ragazzi a chi lo dite!).

La vita è però anche quotidianità, gesti ripetuti, appuntamenti fissi, abitudini…ricerca di sicurezza.

Diventerebbe anche faticoso inseguire ogni giorno una novità, sarebbe anche questo un impegno quasi stressante. Tempo fa ho letto il romanzo di Chiara Gamberale “Per dieci minuti”. La protagonista attraversa un periodo difficile della propria vita e la psicologa le consiglia un esercizio: per un mese, ogni giorno e per almeno dieci minuti, dovrà fare una cosa nuova. Interessante…ho provato a pensarci pure io, mi mancano le idee, a meno che non decida di intraprendere sport estremi o chieda alla parrucchiera di cambiare il colore dei miei capelli…rosa, blu, che dici?

Anche i nostri figli devono necessariamente arrivare ad un compromesso, ma non è detto che il compromesso abbia sempre un’accezione negativa. Vuoi vivere di arte? Devi  fare anche altro, non è detto che qualcosa non possa accadere. Vuoi lavorare nel sociale? Forse non andrai all’ONU perché temo che anche lì essere “figli di” conti molto, ma non è detto che una persona preparata non riesca a collaborare con una piccola associazione, con chi può apprezzare un progetto diverso.

Bisogna iniziare a muovere piccoli passi, partire dalle persone, per fare grandi cose bisogna partire da quelle piccole affinché crescano, si alimentino di capacità, di collaborazione ed entusiasmo.

Questo ho detto a mia figlia.

Sibilla  Sto leggendo un saggio (regalatomi da mio figlio con l’intento di introdurmi a letture più interessanti e intelligenti… tanto per stare in tema…) che dice che in fondo, anche chi non vuole conformarsi fa parte del sistema e che proprio perché ne fa parte può permettersi di sentirsi  “diverso”.

Credo abbia ragione.

E li vorrò tornare

Erano anni che non mi concedevo una breve vacanza durante le festività pasquali.

Ogni anno: poco il tempo disponibile, previsioni meteorologiche che non fanno presagire niente di buono e previsioni di code in autostrada per il rientro. Bingo! Tutte queste condizioni erano presenti anche questa volta. Però la mia allegra combriccola è partita per un breve tour in Toscana, anzi per un tour de force in Toscana.

Cosa si vedrà mai in tre, dico tre giorni a Lucca, Pisa, Firenze…invece si vede!

Occorre essere organizzati, trovare una sistemazione strategica, Lucca, e muoversi con il treno per rivedere con occhi nuovi città che si erano viste con occhi di gioventù. Sì perché ogni visita offre per tempi e modi, immagini e sensazioni differenti. A distanza di anni rivedere Piazza dei Miracoli a Pisa

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o Piazza del Duomo a Firenze, mi ha fatto sentire come una bambina stupita e contenta di fronte ad una giostra di un parco divertimenti. Ohhhh! Che meraviglia! Come avranno fatto questi uomini a creare tanta bellezza e perfezione (anche se la torre di Pisa pende) e quanto lavoro e quanta fatica per tanti altri uomini…

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L’unico problema di questi giorni era trovare un angolino libero e non occupato da coloro che scattavano foto – come me d’altronde – e fare attenzione ai bracci telescopici per i selfie, ma quanto esageriamo con le foto???

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Quando visito una città, ascolto le sensazioni che mi trasmettono il luogo e gli abitanti, è un modo per scoprire se mi ci trasferirei per vivere. Io amo le grandi città, ma nel contempo i vecchi borghi che sembrano piccoli paesi dentro la città; come quello in cui abito sin da bambina. La piazza del mercato, la parrocchia, i negozi di alimentari con gli stessi vecchi proprietari che ti conoscono…

I quartieri sono in continuo mutamento, molti piccoli negozi sono ormai chiusi, è cambiato il concetto di negozio, di commercio, i mercati rionali risentono dell’apertura dei grossi centri commerciali e le famiglie si spostano di zona in base al lavoro, al costo delle abitazioni. Non c’è più la vecchia panetteria sotto casa con la mia panettiera Ninni che quando ero ancora una bimbetta mi faceva attendere di proposito a ritirare il pane ordinato dalla nonna, essendo io dotata di linguetta lunga e biforcuta, si divertiva a farmi innervosire e a farmi chiacchierare.

Ecco Lucca mi è apparsa come un grande quartiere, poiché dentro le mura il centro storico…invaso da biciclette e un minor numero di bracci telescopici, rivela bei palazzi, caratteristiche vie nelle quali ci si sente rilassati e accolti.

 

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Le città Toscane, anche se soltanto per poche ore, sono state le mie città, lì prima o poi vorrò tornare per rivederle ancora e ancora con occhi sempre più curiosi e mai appagati.

Il punto è che l’elenco sta diventando sempre più lungo, quanto è bella questa Italia da noi così bistrattata!

 

 

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