Da grande voglio fare la Madonna!

Mai porsi limiti!

Che bello essere bambini! Provo sempre una certa inquietudine quando penso alla teoria che identifica questa fase della vita come un vaso vuoto da riempire, perché io credo che quel vaso sia in realtà pieno di cose belle e grandiose che purtroppo noi adulti, anziché approfittarne, cerchiamo di manipolare, ripulire e catalogare.
I bambini amano e non se ne vergognano, hanno paura e non se ne vergognano, sognano e ci credono.

Perché questa riflessione? Ieri passeggiavo con le mie amiche, si rideva e per qualche motivo che non ricordo mi sono ritrovare a raccontare un aneddoto della mia infanzia che ha suscitato l’ilarità generale, anche mia ma che mi ha anche fatto riflettere.

Da bambina trascorrevo i mesi estivi dalla nonna in campagna, ero molto piccola e questo lo deduco dal fatto che mia nonna era alta un metro e cinquanta e io ero più bassa di lei e perché amavo indossare una sua camicia da notte di raso turchese che mi arrivava ai piedi. Poi drappeggiavo una tendina bianca di stoffa trasparente sui miei lunghi capelli e mi sedevo su un’alta pietra posta all’angolo di un porticato che fungeva da entrata al nostro cortile.

Stavo lì tranquilla a guardare lo scarso passaggio dei contadini che si inerpicavano tra le vigne che circondavano la casa. Tutti passando mi dicevano qualcosa e ricordo perfettamente un anziano signore, con la zappa in spalla e il cappello di paglia che procedendo lentamente mi chiese in dialetto cosa stessi facendo e io con naturalezza gli risposi: “la Madonna”, lui sorrise e proseguì.

Non mi era ben chiaro chi fosse e che cosa facesse questa Madonna se non che era la madre di quel simpatico Gesù Bambino che a Natale, non si sa perché dispensava regali a tutti i bambini del mondo e si mangiava il pezzo di pane con un bicchiere di latte che mia madre lasciava puntualmente sul tavolo (ma come faceva dico io ad uscire di notte da solo quel bravo bambino?). Io sapevo che se da grande avessi fatto la Madonna, sarei stata bellissima, avrei indossato magnifici abiti blu, colore che adoravo, e tutti mi avrebbero voluto bene, che cosa desiderare di più?

I miei sogni da lì a pochi anni si sarebbero infranti con la dura realtà. Non amavo andare al catechismo però, insieme al mio papà, sognavo il giorno della Prima Comunione quando anche io, come le bambine che vedevo in un vicino parco a maggio, avrei potuto indossare e farmi fotografare con un bellissimo vestito da sposina (che in quanto Madonna io avrei avuto più bello delle altre), con velo e strascico… lo diceva anche papà! Invece l’anno della mia Comunione la parrocchia decise che questa ostentazione di eleganza era peccato e ci costrinse a comprare un bellissimo abito… da suora.

Mio padre ed io non lo perdonammo mai e io smisi di sognare di diventare una Madonna.

 

22 pensieri riguardo “Da grande voglio fare la Madonna!

    1. Vedo che quello della suora è un mestiere molto gettonato… da bambina, poi si capiscono tante cose. Comunque anche quello della Madonna non è un lavoro semplice 🙂

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    1. Eccome!!! Quello di essere madre è un lavoro se poi si tratta di un personaggio pubblico di una certa rilevanza come Gesù la fatica è doppia. Tra l’altro era un figlio travagliato da dubbi e perplessità… pensaci! E poi tutti i pettegolezzi a cui è stata sottoposta… Fortuna che io ho fatto altro!
      Meglio chiuderla qui, altrimenti si rischia la blasfemia!!

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  1. Non so se questo capiti a me, però avere un blog che ti obbliga a scrivere e quindi a pensare, aiuta anche a ritrovare e a fissare ricordi che a volte riaffiorano fugacemente e subito si dimenticano.

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  2. Ciao, buongiorno, bellissime le immagini che si dipanano attraverso la tua memoria, certe buffe e ilari, così dolci e romantiche altre, noi grandi, i c.d. – adulti -, talvolta dovremmo imparare a farci – gli affari nostri-, a starcene al nostro posto… lavorando con i bambini, non posso che essere felice per questo tuo post che ci riporta tutti un po’ indietro, a quell’affetto spontaneo e genuino che abbiamo incontrato da piccini, fortunatamente, molto lontano da certe antiquate teorie psicologiche ed educative, nonostante – i vestiti da suora- che, a pensarci adesso, mi farebbero venire in mente una giovanissima sister act un po’ ribelle e divertita…
    buona giornata.

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    1. Grazie, sono felice che questo mio ricordo abbia suscitato così belle riflessioni! Sarebbe bello crescere mantenendo questo tipo di fantasia: un mondo di tanti Pippi Calzelunghe! Pura utopia è vero, ma se almeno noi adulti lasciassimo i bambini percorrere la strada verso la maturità rispettando i loro tempi, lasciando godere loro gli anni dell’infanzia. Invece non sanno ancora stare in piedi con le loro gambe che già li iscriviamo a danza o a scuola calcio e li spingiamo a credere che se non sei il meglio non sei niente. Discorso lungo questo!

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      1. Cara Sibilla, cogli un aspetto assolutamente importante mi viene da dire , – il tempo -, noi adulti talvolta ci scordiamo di essere stati bambini anche noi e pretendiamo di rapportarci ai piccoli come se fossero già dei grandi, li coinvolgiamo nella nostra frenesia e nella nostra ansia verso l’incertezza e l’indeterminatezza del futuro ma quanto vale lasciare che crescano… giorno dopo giorno, arriverà quel giorno in cui i loro giochi lasceranno spazio a tanto altro, ma arriverà comunque, in maniera del tutto naturale, se diamo loro la possibilità di maturare, come qualsiasi altro frutto della terra, mi viene da pensare…
        un abbraccio. buona giornata.
        Benedetto.

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