300

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Siete 300!!! In effetti l’immagine è un po’ esagerata…Torniamo a qualcosa di più “dolce”, probabilmente anche questa non è adatta (e poi erano 101).

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52490555-sfondo-vettoriale-con-enorme-folla-di-diverse-persone-in-piedi.jpgSiete tanti, donne e uomini, con personalità, interessi e idee che esprimete nei vostri blog e qualche volta qui da noi. Certamente non è un grande numero di follower se confrontato con i grandi numeri di altri, per noi però è una grande soddisfazione, per noi che abbiamo iniziato con tanti dubbi e poche certezze, consapevoli poi che il valore di un numero è relativo, conta la vera interazione che si riesce ad instaurare. Le statistiche infatti ci confermano che la percentuale di chi segue è più limitata, come si suol dire: siamo pochi ma buoni!

Quindi grazie a chi c’è e a chi si aggiungerà…noi siamo piccoli…ma cresceremo…

Fretta fretta fretta…

Pazienza, questa sconosciuta!

In una sala d’aspetto di ospedale gremita di persone, provo a regalare “perle di saggezza” alla mamma insofferente di fronte alla prospettiva di una lunga attesa. La mia genitrice mi risponde piccata che la pazienza è stata arrestata!

Come darle torto!

Fino a non molto tempo fa la pazienza non era una qualità del mio carattere, ma gli anni o volere o volare sono…volati e di conseguenza l’esperienza acquisita mi ha insegnato a cercarla e a trovarla in me.

Ogni giorno ci sono attese, qualcuno o qualcosa da aspettare. Se poi si hanno dei figli o nipoti, insomma qualcuno al di sotto dei 20 anni…o anche di più? Altro che attese!

È vero, è noioso aspettare, è una perdita di tempo, quante volte si potrebbe evitare con una migliore organizzazione, ma l’attesa siamo anche noi.

Noi che a nostra volta impieghiamo tempo a dire e a fare qualcosa: quando dobbiamo fare un acquisto o chiedere un’informazione, quando chiediamo di essere inseriti tra appuntamenti già fissati, quando non rispettiamo un orario – qui calo un velo pietoso, io sono perennemente di corsa, trafelata, in ritardo, ma ne parlerò in seguito eheheh! –

Insomma si potrebbe fare un lungo elenco, noi creiamo le attese, generiamo imprevisti, noi siamo l’imprevisto e così siamo in tanti in coda ad uno sportello dell’ufficio postale, al controllo bagagli in aeroporto, in una sala d’attesa di un medico, dalla parrucchiera di fiducia ecc. ecc. ecc.

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Così la mia mamma si mette l’animo in pace e attende con me, a mia volta anche il mio animo si mette in pace, tanto vale leggere i giornali acquistati, sbirciare lo smartphone…dare un’occhiata a wordpress, fare due chiacchiere con chi condivide lo stesso destino; si incontrano sempre persone simpatiche che hanno voglia di parlare.

Allungo lo sguardo verso le finestre dell’edificio di fronte, in una stanza, una classe, dei ragazzini vanno avanti e indietro, forse è l’intervallo.

È la mia scuola, la scuola delle mie figlie. Penso a come siano belli gli anni in cui si è impazienti di crescere…e al fatto che non si è pazienti neanche nell’età della saggezza!

Tutti abbiamo fretta, fretta fretta…ora vado, ve l’ho detto, anche io sono sempre di fretta, fretta, fretta……

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Coniugazione del verbo vivere

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In quest’ultimo periodo ho avvertito un’atmosfera…pesante, un po’ malinconica.

L’ho sentita su me, ma è anche rimbalzata ovunque mi girassi.

In casa sono stanchi: chi per il lavoro, le ore di viaggio, i treni che non arrivano; chi invece per l’esame, per il professore che non risponde alle mail; chi invece per gli esercizi di matematica; chi per il disordine, le montagne di indumenti da lavare e stirare, per non parlare delle code agli sportelli, degli appuntamenti saltati…chi sarò di questi chi…

È rimbalzata ovunque: nei messaggi che ricevo, nelle parole che leggo sui giornali, nei personaggi che animano – o distruggono?- la televisione, nella cassiera che ha lavorato anche durante le festività…

È rimbalzata qui, su Menti e anche nel tuo blog, sì proprio nel tuo, negli occhi che stanno scorrendo le lettere di questo paragrafo…

Però questa mattina mi sono chiesta quante di queste sensazioni sono nostre e quante di coloro che ci circondano e ho visto qualche raggio di sole, ho sentito meno freddo e ho sorriso…sì davvero!

Quante energia richiede la malinconia e quanto il buonumore? È più difficile essere contenti che scontenti: di noi e degli altri, delle cose che proprio non vanno e delle cose perdute per sempre. Però c’è ancora tempo, per vivere, ora,

tanto…

Non vedrò mai dieci decimi né avrò mai gli occhi azzurri viola blu

non riuscirò ad evitare la tinta per i capelli bianchi

non potrò mai fare shopping nei negozi grandi firme

non riuscirò mai a camminare decentemente su tacchi da 12, posso farlo giusto per un’occasione

non potrò mai viaggiare quanto desidero, visitare tutti i paesi ma proprio tutti, non mi basterà il tempo e il conto in banca…non sono neanche una Vip per partecipare a Pechino Express!

Non potrò mai leggere tutti i libri di questo mondo

non potrò insegnare, troppo tardi ho compreso che sarebbe stato il percorso lavorativo a me più congeniale, – forse è andata bene ai ragazzi non ritrovarmi come prof –

e purtroppo

non potrò mai proteggere le mie figlie da tutto e da tutti

non potrò mai togliere ai ricchi per dare ai poveri

non potrò mai trovare il vaccino contro tutte le malattie

non potrò mai adottare tutti i bambini che hanno bisogno di una mamma

non potrò mai distruggere tutte, ma proprio tutte, le armi di questo pianeta e anche degli altri, se mai decideranno gli extraterrestri di attaccarci!

Non potrò mai dare un calcio – non scrivo dove – a chi ha iniziato la campagna elettorale con le solite promesse

non potrò mai arrestare tutti i truffatori e i delinquenti

non potrò mai………………..

Però sono viva, siamo vivi, pensate che meraviglia! Qualcosa, anche solo piccolina si può fare, qualche soddisfazione, ogni giorno, possiamo cercarla e ottenerla e poi possiamo provare a coniugare tempi e modi diversi del verbo vivere:

io posso esserci per qualcuno e per me,

tu puoi esserci per qualcuno e per te,

egli può esserci per qualcuno e per sé……

/

Finalmente c’è luce

“Se desiderate conoscere il divino, sentite il vento sul viso e il sole caldo sulla vostra mano.”
(Buddha)

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(Caspar D. Friedrich –  Donna al tramonto del sole – 1818-20)

 

Sono nata in primavera…

Non amo le mezze misure, le mezze verità, le mezze bugie, e le mezze stagioni? Dipende, o deve fare freddo, ma freddo eh! O caldo, ma caldo eh?!? Va bene anche non caldissimo va bene lo stesso, ma per me fa caldo dai 30 gradi in su quindi…

Però quando in inverno sento il vento, finalmente vedo il sole e la luce, sento nuova energia. Che bella la luce, qualsiasi entità l’abbia creata, meravigliosa luce che sia radiazione elettromagnetica o condizione oggettiva, soggettiva, unità di misura tra corpi celesti……

 

Attimo di primavera

Passo il panno su di un piccolo specchio, mi guardo di sbieco: ho i capelli puntati, l’unico occhio che vedo cerca l’alone da cancellare, così come vorrei cancellare la metà della ruga che vedo sulla fronte e quella che di lato incornicia la metà della mia bocca…la finestra è aperta, dopo giorni di pioggia l’aria è fresca ma non umida, un piccolo assaggio di una primavera ancora lontana.

Mi giunge inaspettato il canto di un uccellino, no, forse sono due, credo siano sull’unico albero del cortile.

Il suono non è coperto dal rumore delle auto né dal vociare dei passanti. Il cortile come un piccolo teatro, la mia finestra come un piccolo palco e io l’unica spettatrice di questo concerto pomeridiano, di questo richiamo alla stagione che verrà, che sto già aspettando.

Ora l’alone sullo specchio è sparito, vedo riflessa la mia immagine, l’espressione non è più corrucciata.

Sorrido perché in un’ora di un pomeriggio che avrebbe potuto essere un pomeriggio qualunque, c’è stato un momento durante il quale la natura ha fatto capolino e mi ha rammentato che, al di là della quotidianità, ci può essere un attimo che sorprende e che rallegra.

Il lieve canto è cessato, il cancello automatico è in funzione e un’auto sta entrando per parcheggiare, i volatili saranno proprio volati via e la mia lavatrice è troppo rumorosa quando inizia a centrifugare……

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Felicità semplice

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Mia suocera mi ha ispirato tenerezza e impartito, inconsapevolmente, una lezione di vita.

Qualcuno dirà: la suocera!?! Altro che tenerezza! Sorrido mentre scrivo e immagino le espressioni perplesse.

In questa prima parte dell’anno durante la quale siamo quasi tutti impegnati a fare progetti, a cercare obiettivi che potrebbero renderci felici, ancora una volta ho avuto la prova che la felicità arriva, anzi, che la avvertiamo, quando siamo noi disposti a vederla e ad accoglierla nella sua semplicità e in modo semplice.

L’altro giorno mia suocera mi raccontava che le sue amiche avevano apprezzato l’album fotografico che le è stato regalato a ricordo della festa di compleanno per i suoi ottant’anni. Una festa che desiderava e progettava da tempo: pranzo, fiori, regali e poi inaspettatamente anche questa raccolta di immagini.

Lei, donna molto semplice e dedita alla famiglia, mi ha confidato che si è sentita felice, con la stessa intensità che aveva provato alla nascita dei suoi figli.

La nascita di un figlio è una grande emozione e una grande gioia, il traguardo di un compleanno così importante anche, ma quanti di noi, da un certo numero in su, preferiranno non festeggiare e quasi ignorare il proprio compleanno.

Spesso si cercano espedienti per eludere gli anni che conducono irrimediabilmente verso un periodo durante il quale dovremo prendere atto che saremo anziani…in un mondo in cui tutti si considerano sempre giovani.

Mi ha ricordato l’importanza dell’accettazione del trascorrere del tempo e degli eventi della vita che nel bene e nel male ci riguardano.

Gli ottant’anni fanno un po’ paura, eppure sono stati motivo di felicità condivisa. Noi familiari l’abbiamo vista appagata, lei ha festeggiato attorniata dalle persone alle quali ha dedicato la sua vita…io comunque l’ho avvertita, questo non è un traguardo, ci dovrà offrire anche il pranzo dei novant’anni!

“Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità- A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro”. (Lettera sulla felicità, Epicuro)

Archiviamo le feste

Ho spento le lucine colorate, il mio albero di Natale è già in cantina, mi mette tristezza avere in giro per casa decorazioni varie quando ormai anche la Befana con la sua scopa si è allontanata.

Questa volta non sono riuscita a sentirmi completamente immersa nell’atmosfera natalizia, forse sono arrivata stanca, con tanti pensieri per la testa.

Amici e parenti erano alle prese con i malanni di stagione e dopo il 31 ne sono stata colpita anche io…di striscio fortunatamente.

Gli anni hanno acuito la mia empatia, ogni giorno accadono fatti tristi e drammatici, diventa difficile arginare tutto questo malessere e creare una barriera tra il proprio mondo casalingo e tutto quello che c’è al di fuori di esso.

Ricordo che quando ero ragazzina mi rattristavano gli ultimi giorni di vacanza, pensavo già al rientro a scuola, agli impegni, tutto mi appariva pesante e ripetitivo. Mi rendo conto che anche negli anni a seguire è sempre stato così, non amo il buio e il freddo dell’inverno, quindi anche riprendere la solita vita mi sembra più faticoso.

Mi viene in mente quella vecchia canzone di Baglioni, Poster:

“E sui binari quanta vita che è passata
e quanta che ne passerà
e due ragazzi stretti stretti
che si fan promesse per l’eternità
un uomo si lamenta ad alta voce
del governo e della polizia
e tu che intanto sogni ancora
sogni sempre sogni di fuggire via…”

E andare lontano lontano
andare lontano lontano…”

Non posso scappare, partire, ma non importa, si dice: chi si ferma è perduto! Non mi fermerò, ma non farò buoni propositi. All’arrivo dell’autunno e a Capodanno ne faccio sempre troppi e poi… li perdo per strada. Questa volta non ne faccio, aggiro l’ostacolo, come viene viene, improvvisiamo, chissà che non sia meglio fare così!

Buon anno! Buon anno a Sibilla, che mi manca perché è lontana e che ritrovo nel mio cellulare, quando il wifi funzione. So che si sta divertendo, che si inondi di luce, calore e allegria.

Buon anno a tutti quelli che amo, anche se talvolta mi fanno arrabbiare, perché non obbediscono e basta?

Buon anno a voi che venite a trovarmi qui e buon anno a me, perché un piccolo proposito degli anni passati l’ho raggiunto, è stare qui!

“Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta a tenersela stretta…”

Natale a Londra

Ho scoperto Londra nel lontano anno 2000: è stata una delle più belle vacanze che il nostro camper ci ha permesso di fare. La grandezza di Londra prima, i misteri della Cornovaglia nella seconda parte del viaggio e la pioggia battente del Galles in fine.

Già da quel primo viaggio è stato amore a prima vista e mi sono ripromessa spesso di ritornare. “Attenta a ciò che desideri ti potrebbe esser dato”, sembra dicesse Oscar Wilde, ed infatti ormai da circa quattro anni almeno una volta l’anno faccio visita ai miei figli che vivono entrambi in quel di Londra.

Ormai mi muovo con una certa tranquillità anche senza cartina e le sue metropolitane e i suoi bus non mi intimoriscono più, la sento un po’ casa mia e la amo come se fosse la mia città. Per questo, con la scusa di far visita “ai miei bambini” quest’anno ho sfidato le temperature polari qui in Italia, la nevicata a sorpresa nella capitale britannica e mi sono regalata una breve vacanza per vedere le bellissime luci natalizie del centro.

Prima enorme sorpresa, dopo che mio figlio, conoscendomi, mi aveva terrorizzato con lo spauracchio di un freddo senza precedenti, è stato scoprire nei giardinetti delle case, sui davanzali vasi fioriti, boccioli del pesco piuttosto che le gemme davanti al grande albero che fa ombra alle finestre di casa. Altro che “freddo che non scherza”!!! Dilettanti! Provate il freddo del cuneese poi ne discutiamo!

Passeggiando in quelle serate tra le vie e le piazze della città ho potuto immergermi nel clima natalizio che spesso ho immaginato guardando i film che il cinema propone puntualmente in questi giorni. Sfavillanti addobbi luminosi accompagnano il girovagare del turista e non per i quartieri più famosi: Carnaby Street scintillante di luci che descrivono l’emozione del Brasile; gli angeli di Reggent Street, i festoni e le palle di Covent Garden… Che piacere curiosare nei vari mercatini natalizi, magari sorseggiando del vino caldo o mangiando un buon panino negli stand bavaresi di Winter Wonderland. Per non parlare dei grandi negozi del lusso con le loro vetrine che da sole valgono la visita della città: tutto richiama il Natale!

Gli inglesi adorano pattinare sul ghiaccio e così sparsi nei punti più caratteristici della città ecco immense piste ghiacciate dove orde di persone si dilettano in volteggi più o meno riusciti; in alcuni di questi “ring” è necessario prenotare con largo anticipo l’entrata di non più di quindici minuti… così noi abbiamo dovuto abbandonare l’idea e rimandarla per un prossimo Natale.

Ovunque vendono alberi di Natale “veri” ed è molto difficile vederne di artificiali e ammetto che il profumo di resina e pino fa un altro effetto e risveglia in me ricordi di Natali passati e mai dimenticati.

La mia settimana londinese è passata velocemente e, se possibile, mi ha fatto amare anche di più questa splendida città e sperare di tornarci anche il prossimo anno… magari con Cassandra!

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