Yes, we can!

Io e le tecnologia

Ieri sera con mio marito ci siamo fermati a guardare una partita di tennis in televisione. Premesso che non conosco questo sport, mi sono imbambolata seguendo il ritmico andirivieni della palla che le due abili tenniste si scambiavano cercando di bucare la difesa l’una dell’altra. Avanti e indietro, avanti e indietro… come il mio primo video game collegato alla televisione e le interminabili partite con mia sorella: uno schermo nero con due mattoncini che si dovevano spostare per intercettare e rilanciare una pallina… avanti e indietro, avanti e indietro.

Come spesso capita da pensiero nasce pensiero. Ho appena acquistato un gioco per la Playstation dei miei nipoti, grafica impeccabile, colori brillanti e decine di mosse da utilizzare… a casa mia il vero salto di qualità fu quando, abbandonati gli schermi neri (o verdi), acquistai il mio primo Windows. Poi finalmente la connessione internet e il primo vero game antesignano (per me) dei moderni giochi: Monkey Island, le avventure di un pirata in cerca del tesoro. Con mio figlio ci divertivamo a rispondere ad indovinelli (lui era più bravo di me), scoprire passaggi segreti ad anticipare mosse agli avversari ed era facile perdersi nei colori brillanti di quei cartoni animati.

Mentre le due tenniste continuavano l’estenuante partita, io mi sono resa conto con gioia che la mia generazione ha vissuto la nascita e lo sviluppo della tecnologia in particolare e delle conoscenze umane in generale, abbiamo assaporato lo stupore di quando si realizza che non è magia, che ciò che sembrava impossibile non lo è.

Se oggi un ragazzo ascolta la notizia di un futuro atterraggio su Marte non si scompone, è normale, ti risponde “perchè no?”, ma io che ricordo quando, insieme ai miei compagni nella palestra della scuola, ho visto scendere il primo astronauta sulla luna, io che non perdevo una puntata di Spazio 1999, che il primo PC ho dovuto comprarlo usato e che mi è costato quanto un Mac di ultima generazione, che quando abbiamo acquistato il primo cellulare è stato una festa per tutta la famiglia, be’ per me pensare di andare su Marte ha ancora un fascino incredibile, mi fa pensare di quanti bei progressi sono stata testimone.

I nostri figli sono nati e cresciuti nell’epoca del “We Can”, ma è come se fossero nati già sapendo che Babbo Natale non esiste: il Natale è sempre bello ma vuoi mettere la magia negli occhi del bambino che guarda dalla finestra nell’attesa delle renne? A me lo fa ancora guardando gli astronauti galleggiare nella stazione spaziale.

 

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