Gli uomini e il calcio

Il pallone –  Nobel della pace

E sì che in questo periodo non è che abbia nulla a cui pensare, però la mia mente vagabonda su strade inconsuete. In questi giorni ho avuto modo di osservare in più riprese, il rapporto che hanno gli uomini con il calcio.

Credo che questo sport debba essere considerato lo sport del millennio e a buon diritto la “palla” in quanto tale dovrebbe essere tutelata come bene dell’umanità, le darei il “Nobel Onoris Causa” per la pace mancata.

Tornando agli uomini e al calcio, non intendo quelli come mio marito che si incantano ad ascoltare pseudo opinionisti che passano settimane intere a parlare del contratto multimiliardario che la moglie di un certo Icardi, tale “Vandanara” (ndr: lo scrivo come lo ricordo perché non ho voglia di cercarlo su Google), ha ottenuto grazie alla sue indubbie capacità, messe in dubbio da tali opinionisti perché la procuratrice in questione è un tantino procace; quest’estate in partenza per le vacanze, ho chiuso casa con il terribile dubbio che Neimar (ndr: vedi sopra) non cambiasse squadra! E oggi la tragedia di Montella cacciato dal Milan, per non parlare dell’Italia esclusa dal mondiale!?!

No, quando parlo di calcio intendo quello giocato per le strade, nei campetti. Queste considerazioni sono nate nel vedere un gruppo di ragazzi africani ammazzare il tempo in un paesino di montagna, giocando a pallone in un campetto dissestato; il giorno dopo osservavo due squadre di bambini dai tre ai quindici anni, giocare tutti insieme in un altro luogo con la stessa passione dei primi, con i grandi che aiutavano i piccoli senza dare peso se questi, non riuscendo a stare dietro alla palla, puntavano alle caviglie. Da lì ho ricordato tanti bambini, giovani e adulti di tanti paesi del mondo, visti personalmente o in televisione accomunati da questa passione. Che strani gli uomini: da secoli subiscono il fascino del correre dietro ad un pallone e non hanno ancora pensato di sfruttarlo a vantaggio dell’umanità. Perché se un nero va bene che giochi nella propria squadra del cuore, perché dev’essere un problema se lavora a fianco a te in fabbrica? Non rubano il lavoro ad un bianco sia il primo che il secondo?

Ieri ad una mostra osservavo una scolaresca delle medie che ascoltava le spiegazioni della guida su uno splendido quadro di Caravaggio, al fondo c’erano due ragazzini, uno bianco e uno nero: fingevano di ascoltare, senza smettere di parlottare e zittendosi di colpo quando la professoressa si girava ad osservarli, per poi ricominciare. Si spingevano, si abbracciavano e ridacchiavano, nessuno dei due si accorgeva di essere di colore diverso… speriamo quindi che i bambini di oggi costruiscano il proprio futuro con lo stesso entusiasmo con cui affrontano ogni partita di calcio!

2 pensieri riguardo “Gli uomini e il calcio

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